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Volantino_suolo-CarpiMODIFYIl consiglio dei ministri, nella seduta del 15 giugno, ha approvato un nuovo disegno di legge (DDL) sul consumo di suolo, che ha ripreso, integrandolo, il testo del cosiddetto “DDL Salvasuoli” presentato la scorsa legislatura dall’allora ministro Mario Catania. 

Sull’argomento, nel frattempo, erano stati presentati da varie forze politiche alcuni disegni di legge che, partendo dalla comune esigenza di porre una disciplina allo sfrenato consumo di suolo che ha caratterizzato la trasformazione urbanistica del territorio nazionale negli ultimi quarant’anni, regolamentavano in modo diverso, e talora contraddittorio, la materia.

Damiano Di Simine, responsabile nazionale di Legambiente sul consumo di suolo, ne ha messo a confronto alcuni (il già citato DDL “Salvasuoli”, il DDL “Berdini” del Movimento 5 stelle e il DDL “Realacci” del PD) facendo delle annotazioni, da lui stesso definite di parte, aperte ad osservazioni e critiche di merito.

Il consiglio dei ministri, decidendo a favore della reiterazione, con integrazioni, del “DDL Salvasuoli”, ha in qualche modo sparigliato il campo delle varie proposte, che però sicuramente verranno riprese nel dibattito parlamentare. È utile pertanto continuare l’analisi critica dei vari disegni di legge.

Del testo approvato dal consiglio dei ministri vanno sicuramente apprezzati: la definizione esplicita, culturalmente forte, di suolo come bene comune (art. 1), la fissazione di un limite alla superficie agricola consumabile a scala nazionale (anche se sarebbe preferibile che l’obiettivo riguardasse la riduzione del consumo di suolo agricolo) e l’istituzione di un comitato di controllo (art. 3), la priorità del riuso e della rigenerazione edilizia del suolo edificato attraverso l’obbligo del censimento delle aree del territorio comunale inutilizzate o suscettibili di rigenerazione, recupero, riqualificazione (art. 4), l’utilizzo del contributo di costruzione per i soli interventi relativi alle opere di urbanizzazione e al risanamento urbano, dell’ambiente e del paesaggio (art. 8) e soprattutto, la moratoria edilizia per tre anni in attesa della fissazione del limite di superficie agricola consumabile (art. 9).

Della proposta Realacci non convince il nuovo “contributo per la tutela del suolo e la rigenerazione urbana” che si aggiunge al vigente contributo di costruzione, ed è pari al doppio o al triplo dello stesso a seconda che l’intervento ricada in area coperta da superficie agricola o naturale. L’intento è sicuramente quello di scoraggiare, sotto il profilo economico, il consumo di suoli naturali o agricoli e indirizzare l’attività edilizia verso la rigenerazione urbana, ma non è detto che questo obiettivo venga conseguito, anzi, stante l’attuale crisi del settore edilizio e delle finanze pubbliche, può verificarsi che i comuni meno virtuosi (e sono molti) decidano di fare cassa a scapito appunto delle zone agricole ed i costruttori si acconcino a subire maggiori oneri, che saranno comunque compensati dalla rendita fondiaria.

È quindi la rendita fondiaria che va disciplinata. Ma questo non appare nel testo normativo approvato dal consiglio dei ministri, mentre il DDL Berdini e quello Realacci qualcosa dicono; in particolare laddove stabiliscono esiste diritto edificatorio solo in presenza di un titolo abilitativo efficace (Pedrini art. 5) e che se la conformazione edificatoria del piano decade, decadono anche i diritti edificatori non ancora utilizzati (Realacci art. 7). Ma più esplicita sull’argomento è la recente proposta Calimani – Puppato, che estende la decadenza di tali diritti anche al venir meno dei vincoli sulle aree destinate a servizi e stabilisce che la rendita fondiaria deve essere convertita in opere pubbliche o contributo straordinario a favore del comune.

Anche per quanto riguarda le regole e gli incentivi per la rigenerazione del tessuto edilizio degradato (vera scommessa per risollevare il comparto produttivo dell’edilizia in modo intelligente ed utile per l’ambiente e il territorio), è preferibile il testo del Movimento 5 stelle e del PD. In particolare dove viene ripreso l’istituto del comparto edificatorio, già previsto dalla legge urbanistica del 42, che dovrebbe però essere anche di iniziativa pubblica oltre che privata.

Molti altri aspetti e dettagli meriterebbero di essere analizzati, si può tuttavia concludere che tutti gli estensori delle proposte di legge condividono le stesse finalità. Per quanto riguarda le modalità operative, invece, ci si augura che il dibattito parlamentare sia costruttivo e, soprattutto, senza furbizie. Una buona legge, se si vuole, si può fare. Sarebbe bene però che, per evitare iniziative speculative dell’ultimo momento, la moratoria edilizia fosse resa subito esecutiva con un apposito provvedimento d’urgenza.

Per leggere l’analisi comparata dei DDL fatta da Di Simine clicca qui. Per il testo del DDL approvato dal consiglio dei ministri, clicca qui

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

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