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altraeconomiaSono in crescita in Italia le esperienze che tentano di costruire un nuovo rapporto tra città e campagna, riappropriandosi della terra e delle tradizioni per intrecciare solidarietà, economia sostenibile e ambiente e difendere il paesaggio e le bellezze dalle aggressioni del cemento. Proponiamo un breve riassunto del recente dossier di Altreconomia (vedi qui) con un’aggiornamento finale sulla proposta di Legambiente per un Parco Agro-paesaggistico metropolitano tra i fiumi Brenta e il Bacchiglione.

In Lombardia, il Distretto di economia solidale rurale (Desr) all’intero del Parco Agricolo Sud Milano (61 Comuni intorno a Milano) cerca di favorire favorire la (bio)diversità nelle coltivazioni e nei prodotti (dalla frutta agli ortaggi) in alternativa alle monocolture dominanti nella zona. Il Distretto è una rete informale che riunisce – tra gli altri – produttori agricoli, allevatori, trasformatori, consumatori, realtà della finanza etica e qualche ente locale in interazione con i gruppi di acquisto solidali locali. Nato a fine 2008, nel gennaio 2013 le aziende biologiche che fanno riferimento al Distretto erano 24, una crescita del 2000% rispetto al 2009.

A Bologna, Arvaia è una cooperativa di cittadini e contadini nata nel 2013 ai piedi dei colli. Si trova all’interno del Parco Città Campagna, un’area di proprietà del Comune di Bologna di 47 ettari. La cooperativa produce prodotti coltivati con il lavoro dei soci e tramite agricoltura biologica da distribuire nel raggio di pochi chilometri. I soci, oltre alla quota e un contributo annuale alla produzione, devono prestare un minimo aiuto di almeno quattro mezze giornate l’anno.

In Calabria, “Calabria Solidale” è un progetto della cooperativa Chico Mendes per riunire produttori agricoli calabresi per promuovere legalità e trasparenza, solidarietà e rispetto della natura e dell’uomo. Al momento sono coinvolte una ventina di aziende, che producono arance, olio d’oliva, vino e verdure sott’olio.

E a Padova? La proposta di Legambiente è di costituire un “Parco Agro-paesaggistico metropolitano tra i fiumi Brenta e Bacchiglione” all’interno del quale tutelare, riutilizzare e preservare dalla minaccia di cementificazione tutte le aree libere o in disuso, (appetibili per la speculazione), in un anello verde che rischia altrimenti di scomparire. La proposta è sostenuta da un’ampio gruppo di associazioni ambientaliste e imprenditoriali e ha il sostegno del comitato locale “Salviamo il paesaggio”. Il Parco e’ una risposta necessaria alla cementificazione che tra il 2000 e il 2010 ha mangiato oltre 180mila ettari di superficie agricola, più o meno quanto nei 30 anni precedenti. La proposta di Parco avrebbe dovuto trovare posto come progetto strategico della Regione Veneto nell’ambito della “variante parziale” al Piano territoriale regionale di coordinamento del 2009 recentemente approvato dalla regione. 

I volontari stanno lavorando su una decina di luoghi della cintura urbana di Padova con l’obiettivo di immaginare nuove forme di viverli, che siano sostenibili e solidali e produttive in coerenza con l’idea del parco. L’idea è che questi luoghi costituiscano tanti presidi in rete, in un percorso integrato che permetta ai cittadini di riappropriarsi del territorio locale. La campagna proseguirà per tutto il 2013 ed oltre. La presentazione dei dossier dei primi luoghi avverrà nell’autunno 2013.

Dino Pinelli – redazione di ecopolis

One Response to “Città o campagna? Parchi agropaesaggistici”

  1. Luca Luciani scrive:

    … sempre più grande, sempre meno realizzabile, sempre più insostenibile, sempre meno fruibile nelle sue necessarie ‘unità’. Bene … più utopia per tutti.

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