Il caso Eurospin a Brusegana

Oggi non ci sono margini di manovra a contrasto del nuovo supermercato Eurospin a Brusegana perché manca la prevenzione urbanistica.

 

Viviamo in una società la cui economia è strettamente legata al mercato, sia che si tratti di beni che di servizi. Se il mercato langue, ne risente il sistema produttivo e di conseguenza calano i livelli occupazionali. È per questi motivi e per favorire al massimo la libera iniziativa imprenditoriale che nel 2006, con la cosiddetta direttiva “Bolkenstein”, la Comunità europea ha liberalizzato il commercio.

La Regione Veneto ha recepito la direttiva comunitaria nella L.R. 50/2012 (sulla quale Ecopolis ha pubblicato più di un articolo), eliminando qualsiasi contingentamento per quanto riguarda le grandi e medie strutture di vendita e liberalizzando del tutto quelle con superficie inferiore al 1.500 mq.

Ma la Regione ha voluto esagerare e con il cosiddetto Piano Casa del 2017 ha previsto la densificazione dei centri abitati attraverso la demolizione e ricostruzione degli edifici da adeguare alle moderne tecniche costruttive ed energetiche, concedendo ampliamenti che possono raggiungere il 100% del volume o della superficie esistenti, in deroga alle previsioni del piano regolatore. In queste trasformazioni è consentito il cambio di destinazione d’uso, purché urbanisticamente compatibile.

È in questo quadro che sta procedendo senza fine l’alluvione di supermercati in città, come l’Eurospin di Brusegana, soggetto alla sola legge del mercato essendo sotto i 1500 mq di superficie. Il Comune si dichiara espropriato di qualsiasi possibilità di intervento, ma non è del tutto vero. Il punto di forza da cui i Sindaci devono partire è quello della compatibilità urbanistica, che può contrastare le attività indesiderate.

Il mezzo può essere la Variante al Piano degli Interventi di adeguamento alla L.R. 14 del 2018 sul consumo di suolo. È un’opportunità da cogliere qualora i Comuni decidano, una volta per tutte, di andare oltre i modesti limiti di risparmio di suolo imposti dalla Regione, restituendo all’uso agricolo le aree ancora naturali destinate ad usi commerciali o produttivi, nel momento in cui tali usi possano essere completamente garantiti attraverso la rigenerazione urbana dei tessuti urbani degradati o sottoutilizzati.

Più difficile, ma non impossibile, è anche la limitazione delle superfici commerciali indesiderate all’interno del tessuto urbano cittadino.  Molti quartieri di Padova sono caratterizzati da un’edilizia residenziale di bassa densità, dove potrebbe essere posto un limite alle superfici per gli usi complementari alla residenza. Ciò consentirebbe di mantenere quel modello di organizzazione sociale, basato sui piccoli negozi di vicinato, che garantisce la vita di relazione all’interno dei rioni, fornendo anche opportunità occupazionali nei settori dell’artigianato e del piccolo commercio e una maggiore sicurezza e coesione della comunità.

È giusto, come previsto in una mozione che sta per essere presentata al Consiglio Comunale, chiedere una revisione della legge regionale sul commercio che si faccia carico di questi problemi, ma il Sindaco non rinunci ad introdurre nella Variante al P.I., che è allo studio, la tutela delle aree inedificate e quell’organizzazione dei rioni che può maggiormente garantire la vivibilità della comunità cittadina.

Per quanto riguarda il caso dell’Eurospin a Brusegana, non ci sono margini di manovra stante la legislazione vigente e bisogna ringraziare l’Amministrazione comunale per essere riuscita ad imporre delle condizioni che riducono i problemi viabilistici indotti dal nuovo supermercato e che migliorano la rete ciclabile di Padova con una nuova passerella di attraversamento del canale Brentella.

La stessa Amministrazione comunale deve però cercare di prevenire questi episodi indesiderati e la via più sicura è l’accelerazione dell’iter di approvazione della Variante al P.I., con i contenuti sopra richiamati, sapendo che, per il principio di salvaguardia della pianificazione adottata, è sufficiente l’adozione della Variante per bloccare gli interventi in contrasto con la stessa.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova