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imagesLe fusioni fra differenti bacini territoriali di gestione dei rifiuti non possono avvenire a discapito dell’eccellenza e disconoscendo le scelte strategiche ed operative che nel corso degli anni i singoli Enti di Bacino hanno compiuto e che da tempo stanno perseguendo con successo. Primo fra tutti il raggiungimento degli obiettivi della Legge Ronchi sulla raccolta differenziata”. Così Stefano Ciafani, VicePresidente Legambiente Nazionale, intervenuto la settimana scorsa nell’ambito del convegno “I costi industriali del servizio di gestione di igiene ambientale” svoltosi a Monselice.

Nello specifico Legambiente, circoli di Padova, Este e Piove di Sacco, sostiene la richiesta dei 51 Comuni della bassa padovana che si oppongono al progetto di accorpamento del Consorzio Padova Sud con Padova capoluogo e cintura urbana in un unico consorzio di gestione raccolta rifiuti, così come da proposta avanzata dalla Commissione Ambiente della Regione Veneto ed ora al vaglio della Giunta Regionale.

La questione è complessa ed è difficile avere uno standard che possa valere per tutte le occasioni. Ma negli ultimi 10-15 anni ci sono state realtà che a partire dai piccoli Bacini si sono consolidate in termini di raccolta spinta dei rifiuti ed impiantistica, interpretando al meglio il decreto Ronchi. Ad oggi ci sono gestioni molto efficienti, orientate ai principi dell’ecologia e che ricalcano aree che non sono provinciali, a volte sono a cavallo di province e spesso non contemplano il capoluogo.

E’ sicuramente il caso dei 58 comuni della bassa padovana che hanno performance di raccolta differenziata tra le migliori d’Italia: tutti i paesi della bassa (compresi chi ha più di 15.000 abitanti come Este, Monselice e Piove di Sacco) sono Comuni ricicloni, cioè premiati da Legambiente per aver superato la percentuale minima prevista dalla legge, cioè il 65%. Quasi tutti questi comuni superano il 70% di RD, alcuni sono oltre l’80%. Un riconoscimento conferito nel 2012 ma rivolto – nella maggioranza dei Comuni – anche negli anni precedenti.
Inoltre i Bacini Padova Tre e Padova Quattro, attivi fino al 31.12.12 ed oggi riuniti nel Consorzio Padova Sud, nel 2012 sono risultati rispettivamente al 4° e 9° posto per performance di raccolta differenziata nella classifica italiana del rapporto Comuni Ricicloni di Legambiente che mette a confronto tutti gli Enti di Bacino.

Tenuto conto che le province andranno a scomparire, sicuramente serve un Ente intermedio alla Regione che si occupi dell’aspetto rifiuti. Ma sul piano della raccolta Legambiente non è contraria a mantenere il perimetro di un Consorzio Padova Sud piuttosto che un ETRA. Sul fronte dell’impiantistica di smaltimento di scarti e residui il problema autosufficienza esiste, ma in questo senso la Regione Veneto ha voluto un bacino regionale. Resta il principio di prossimità di gestione dei rifiuti e quindi quello di legare gli scarti di selezione (rifiuto speciale) al territorio.

Si teme che la volontà di accorpare Padova a gran parte del resto della provincia sia legata all’obiettivo di avere rifiuti sufficienti per alimentare le tre linee dell’inceneritore senza dover cercare rifiuti assimilabili sul mercato. Su questo aspetto specifico riguardante Padova, la posizione di Legambiente è nota: occorre chiedere le prime due linee dell’inceneritore (chiusura immediata della prima e, appena la racconta differenziata raggiungerà nel capoluogo i livelli di eccellenza della provincia, chiusura anche della seconda).

Storicamente Padova capoluogo ha sempre cercato di inglobare la provincia ma il territorio non lo ha mai voluto perchè le strategie sui rifiuti sono sempre state diverse. Così come i risultati conseguiti. Quando a Padova capoluogo la percentuale di Raccolta differenziata si avvicinerà al 65% (oggi siamo a poco più del 42% ed il percorso di introduzione del porta a porta procede molto a rilento), avrà un senso riparlarne. Oggi dal punto di vista del rispetto degli obiettivi del decreto Ronchi la fusione è un controsenso.

Pertanto Legambiente chiede che vengano salvaguardate quelle gestioni efficienti di dimensione tale da poter stare sul mercato, considerando che il problema degli scarti e residui si può risolvere a prescindere dagli ambiti di raccolta. Ovviamente questo non significa abbassare la guardia rispetto alle aziende che gestiscono la raccolta che – per il tipo di settore – possono presentare zone grigie.

Legambiente, circoli di Padova, Este e Piove di Sacco

sintesi a cura di Devis Casetta

3 Responses to “Rifiuti: non sprecate l’eccellenza della bassa. Padova svegliati!”

  1. Luca Luciani ha detto:

    Vivo alla Guizza. Ho ancora la differenziata con cassonetti centralizzati e faccio una differenziata che non è definibile come spinta, ma probabilmente quasi assoluta. Quindi?

    • ecopolis ha detto:

      Che sei più avanti di chi ti amministra.

      (ps: inoltre il tuo organico conferito in cassonetto marrone stradale, visti i residui di impurità enormi causati da chi vi ci butta dentro di tutto – finisce a fare lo stabilizzante in discarica).
      L’unica soluzione è il porta a porta spinto: per aumentare le % di RD ma anche per avere un prodotto raccolto veramente riciclabile.

  2. Michele ha detto:

    confermo: a Padova procede tutto in modo troppo lento.
    Nel giornalino di quartiere si diceva che entro l’estate nel quartiere Mortise avremmo avuto anche noi il porta a porta.
    Invece non è successo niente. Come è possibile?
    Inoltre sono stati cambiati i cassonetti gialli per la carta: prima erano delle campane gialle molto ampie, adesso sono dei normali cassonetti con il coperchio giallo. La conseguenza è che, essendo più piccoli e meno capienti, si riempiono più velocemente e vicino vengono abbandonati sacchi di giornali o simili. Direi un passo indietro

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