Ancora in allerta arancio per lo smog a Padova, serve invertire la rotta

A dicembre di quest’anno, a partire dal 5, le polveri sottili hanno superato il limite di legge giornaliero consecutivamente fino al 10 (e poi il 16 e il 17): tanto che l’Arpav il 9 ha dichiarato l’allerta arancio (che scatta dopo quattro giorni consecutivi oltre il limite, con il conseguente blocco anche delle auto diesel euro 4. Provvedimento che il Comune ha da tempo programmato coerentemente con l’Accordo di Bacino Padano (vedi qui) per limitare lo smog.

In 5 delle 6 stazioni di rilevamento Arpav di Padova il Pm10 ha inoltre già raggiunto o superato il numero di giorni inquinati oltre il limite di legge (50 microgrammi per metro  cubo nelle 24 ore) totalizzato in tutto il 2018. Martedì 17 dicembre 2019 all’Arcella sono stati rilevati 60 giorni di superamento. Tanti quanti ne furono registrati al 31 dicembre 2018. Alla Mandria siamo a 57: a fine 2018 erano 60. 

Più vistose le differenze rilevate dalle centraline di Padova Est. A Granze sono stati registati 67 giorni di superamento contro i 63 di tutto il 2018. In via Internato Ignoto i giorni sono 65 contro 61. In via Carli sono 53 contro 47. In un anno, per legge non possono essere più di 35, ma tutta Padova continua a superare questa soglia da 19 anni.

Il Presidente dell’Ascom di Padova ha già emesso un comunicato in cui ancora una volta ha lamentato danni “epocali” per il commercio locale, ammettendo però che la grande quantità di deroghe che il Comune profonde a piene mani, di fatto vanifica le limitazioni del traffico, e in effetti su questo l’Amministrazione dovrebbe veramente cambiare rotta.

Ma l’allarme dei commercianti sul rapporto tra limitazione del traffico veicolare e crisi dell’economia locale è contraddetto da tutti gli studi economici compiuti nel mondo. In Italia la recente indagine del Sole 24 ore sulla qualità della vita nei capoluoghi (uscita il 16 dicembre scorso), che valuta diversi parametri, tra cui anche quelli economici, colloca Milano al primo posto in Italia, pur avendo grandi aree centrali a pagamento, dove la limitazione del traffico è permanente.

Ancora, settori dei commercianti asseriscono che il Pm10 prodotto dalle auto nella città del Santo, “non raggiunge il 15%”. Ma i più recenti dati forniti dell’ARPAV li smentisce. A Padova è il trasporto su strada il primo produttore polveri sottili, che con il 30% supera tutti gli altri settori (ne abbiamo parlato qui). Senza contare il “particolato secondario”.

Il presidente dell’Ascom, alla fine del citato comunicato conclude: «Continuo a ritenere, così come avviene per l’avversione verso i parcheggi, ex Prandina in primis, che l’obiettivo (degli ambientalisti n.d.r.) non sia la salute dei cittadini ma la crociata contro l’auto in quanto tale».

Ma è proprio l’infinita polemica mediatica di alcuni settori dei commercianti che ha trasformato la “questione Prandina” (e annessi e connessi – limitazione del traffico, Corso Milano, ZTL, via Dante, nuova linea del Tram…) in una vicenda che sta andando ben oltre le decisioni che l’Amministrazione prenderà. Ovvero la Prandina è stata ormai trasformata nella metafora/simbolo di quel Padova deve o non deve diventare nei prossimi anni.

Si spera che diventi una città conscia della crisi ambientale senza precedenti che stiamo vivendo (si pensi al cambiamento climatico globale che ha assunto dimensioni drammatiche: ne abbiamo parlato qui) e che dunque punti a diminuire traffico ed emissioni. Non una Padova che rimane nel solco novecentesco per cui lo “sviluppo” equivale ad una crescita cieca, che si piega ancora al feticcio di un “progresso” incarnato dal moltiplicarsi delle auto e all’espansione edilizia.

Lucio Passi – Responsabile politiche antismog Legambiente Padova

2 thoughts on “Ancora in allerta arancio per lo smog a Padova, serve invertire la rotta

  1. … paragonare una città come Milano con una come Padova è il lampante indicatore della pseudo scientificità di molti articoli di questa newsletter: hanno, o vorrebbero avere, una impostazione scientifica, e invece sono solo degli atti politici che sottostanno ad una determinata visione politica di parte, e che mirano a conseguire precisi obiettivi politici … sempre quelli 🙁 …

  2. Luciani ha ragione: questi articoli pseudo scientifici (che a lui però interessano molto, visto che risponde a due di essi in questo numero) hanno un preciso obiettivo politico. L’obiettivo è cercare di salvaguardare la salute dei cittadini e dei loro polmoni. A Luciani invece interessa (a quanto pare) esclusivamente l’obiettivo politico di salvaguardare la salute del portafoglio di certe categorie…sempre quelle :))

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