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piano casa 2È in discussione presso la Regione il PdL n.355 intitolato “Provvedimenti per il sostegno al settore edilizio e per la riqualificazione delle aree degradate del Veneto. Piano di sviluppo edilizio”. Si tratta del nuovo Piano Casa. Un piano che, nella sua nuova stesura, contiene più di un aspetto inquietante per quanto riguarda la pianificazione urbanistica e l’assetto edilizio delle nostre città.

Il primo Piano Casa, approvato con la L.R. 14/2009, promuoveva il rilancio della languente attività edilizia come azione di contrasto all’esistente crisi economica. Si trattava di una legge speciale, che consentiva interventi in deroga ai piani ed ai regolamenti comunali, e che, proprio per la sua natura derogatoria, doveva durare due anni(termine poi prorogato al 30/11/2013 con la L.R. 13/2011).

Ora il nuovo dispositivo non prevede più termini di scadenza, per cui, di fatto, la legge passa da speciale ad ordinaria. Ma ordinaria certo non è in quanto consente interventi in deroga alle norme urbanistiche comunali. Inoltre, potrà essere applicata a tutti gli edifici realizzati prima della sua entrata in vigore. In sostanza, un edificio, realizzato oggi sulla base delle vigenti norme urbanistiche, dopo l’entrata in vigore della legge potrà essere ampliato fino al 30%, in deroga alle norme che prima aveva dovuto rispettare.

Cè da rimanere allibiti! Il criterio informatore del nuovo Piano Casa pare sia questo: i piani regolatori sono un impiccio, l’aumento di cubatura per gli edifici residenziali (o di superficie per quelli non residenziali) diventa un diritto, l’interesse generale è agevolare l’apertura di nuovi cantieri, indipendentemente dalla programmazione urbanistica dei comuni. I sindaci si adeguino o decidano di avvalersi della facoltà, che (per fortuna) è stato confermata, di non applicare, o applicare parzialmente la legge, assumendosi però la responsabilità di apparire come coloro che ostacolano le iniziative utili a superare la crisi.

C’è però da dire che una legge regionale di tipo ordinario, che interviene pesantemente nella pianificazione dei comuni, derogandone le norme di attuazione, appare di dubbia legittimità. Una legge speciale, motivata da eccezionali contingenze e che dura per un tempo limitato, può essere giustificata, non così una legge ordinaria che, sfruttando una particolare emergenza, destinata ad esaurirsi nel tempo, espropria per sempre i comuni della loro autonomia gestionale del territorio.

Il fatto è che gli ampliamenti, consentiti a pioggia dalla nuova legge in deroga agli indici volumetrici previsti dalle norme vigenti, determinano un volume urbanistico che si aggiunge a quello previsto dal dimensionamento del piano regolatore. La conseguenza è un ingiustificato incremento della massa di cemento che verrà riversata allinterno dei comuni del Veneto.

Una soluzione, che comunque non risolve il problema dell’incongrua densificazione che subirà il tessuto urbano esistente, se si vuole, ci sarebbe cioè: imporre che il volume, derivante dagli interventi realizzati con il Piano Casa, venga computato all’interno del volume previsto dal dimensionamento del piano urbanistico comunale. In sintesi: ogni metro cubo realizzato con il Piano Casa andrà posto in diminuzione del volume urbanistico programmato dal piano regolatore. Ma nulla di ciò è previsto nella nuova legge.

Sotto il profilo edilizio c’è da dire che il nuovo disposto normativo liberalizza gli ampliamenti che riguardano gli edifici a schiera, senza più la condizione che l’intervento siarealizzato in maniera uniforme su tutte le unità , con buona pace della composizione architettonica dell’edificio e del decoro della città. Per i centri storici, la legge non si applica agli edifici sottoposti dal piano regolatore a particolari gradi di protezione, ma si applica agli altri edifici, senza curarsi se interventi scoordinati, di ampliamento o ricostruzione, possano recare pregiudizio a contesti edilizi di pregio non assoggettati a tutela.

Unici aspetti innovativi che meritano apprezzamento sono le norme che promuovono la delocalizzazione degli edifici che insistono nelle zone a rischio idraulico e geologico e le misure per la riqualificazione delle aree degradate. Queste ultime dovranno essere individuate dai comuni e la rigenerazione potrà avvenire, secondo obiettivi e linee di intervento prefissate, utilizzando procedure semplificate.

Ma un altro punto va sottolineato, tra i molti ancora che meriterebbero di essere trattati, ed è quello dei vari premi di cubatura che vengono assegnati per migliorare il rendimento energetico degli edifici e per utilizzare le tecniche costruttive della bioedilizia. Quanto meno per gli interventi di ricostruzione, il beneficio dell’aumento del 50% della cubatura, o della superficie qualora si tratti di edilizia non residenziale, è più che sufficiente per imporre l’obbligo di costruire nella classe energetica A, e con l’uso della bioedilizia, senza ulteriori premi volumetrici. Verrebbe almeno ridotta la manifesta incoerenza tra chi promette la moratoria edilizia e chi concede metri cubi a pioggia allinterno delle città del Veneto.

Lorenzo Cabrelle

3 Responses to “Nuovo Piano Casa: il cemento che seppellirà”

  1. davide scrive:

    La nuova normativa nazionale impone che le case debbano essere costruite come minimo in classe C. Dal 2018 entra in vigore la direttiva europea che impone le case a consumo quasi zero. Ci vuole un genio, anche ammettendo che si debbano dare premi volumentrici, che questo premio va dato solo a chi fa case a consumo zero, ovvero che anticipa di pochi anni la legge? e già sarebbe pure troppo…

  2. Luca Luciani scrive:

    … peccato non abitare/possedere una abitazione che si possa ampliare oltre alle risorse economiche per poterlo fare. Altrimenti lo farei subito con buona pace di Legambiente-Padova … anzi, da ex nuotatore (istruttore di nuoto/assistente bagnanti/volontario per un decennio nell’ambito della disabilità), coglierei al volo l’occasione per farmi una piscina … e così forse riuscirei ad utilizzare qualche mezz’ora/un’ora per nuotare effettivamente senza dover mettere nel conto almeno 3 ore tra spostamento, spogliatoio, natazione, ecc. … ma ovviamente sono solo sogni.

    • Andrea Ragona scrive:

      Luca ma sei in vacanza che stai commentando ogni singolo articolo? Che onore che ci fai! Peccato non essere d’accordo su nulla!

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