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Discutere è costruttivo, però bisogna farlo partendo da dati oggettivi

Oggi è sempre più ricorrente la vulgata secondo la quale le auto non avrebbero particolare incidenza nella formazione dello smog. Ma i dati ci dicono davvero questo?

A sostegno di questa tesi viene riportato il dato Inemar dal quale si evince che in Veneto solo il 13% dello smog è causato dal traffico automobilistico. L’Inemar è una fonte autorevole tanto da essere adottata anche da Arpav.

Ma, attenzione, il 13% è solo la media veneta e a nessuno potrebbe venire in mente di paragonare sul serio le fonti di inquinamento fra, tanto per dare un esempio, Padova e Piacenza d’Adige. La media è elaborata su un territorio vasto e differenziato al suo interno e dunque se si va ad analizzare bene il dato, la questione cambia.

Padova è di gran lunga la città con la densità più alta del Veneto: 2267 ab/Kmq. La seconda, Spinea, ha una densità quasi del 20% inferiore. Laghi, il comune più piccolo è sotto i 6. Risulta quindi evidente come le fonti di PM10 nei contesti urbani non possano essere parificate a quelle dei comuni di montagna.

La media del 13% risulta dunque fuorviante, anche perché sempre l’Inemar a Padova è il traffico la prima fonte, seppur di poco, di smog cittadino.

Su un totale di 228 tonnellate annue di PM10 è il trasporto su strada a produrne la maggiore quantità (66,99 t/a), seguito dai processi produttivi (66,76 t/a) e infine dalla combustione non industriale (65,98 t/a), che comprende anche il riscaldamento: auto e veicoli leggeri da soli pesano per oltre due terzi dell’inquinamento stradale mentre il restante terzo proviene da ciclomotori, motocicli, mezzi pesanti e autobus.

Da questi dati le automobili risultano dunque non l’unica fonte di smog ma sicuramente la più rilevante. Si tratta di dati che analizzano solo le fonti di PM10 primario: esiste però anche il PM10 cosiddetto secondario, prodotto da reazioni fisico-chimiche prodotte da gas precursori prodotti dal PM10 primario e che nei contesti urbani è stato stimato essere anche la metà se non di più del PM10 primario.

Sebbene sia difficile pesare le fonti del secondario è certo che alcuni tipi di combustione producono un secondario molto limitato (ad esempio la legna), altre attività come l’allevamento producono poco primario ma molto secondario, mentre il trasporto su strada ha un ruolo in entrambi. Oltre a questo il trasporto su strada è causa anche del PM10 prodotto da fattori meccanici come i freni dei veicoli a motore o dal rialzo delle polveri causato dai pneumatici.

Quando si sente parlare di PM10 prodotto solo per il 13% dal traffico, quello che che si sta omettendo è dunque che ciò non è vero nei contesti urbani come Padova: sia perché il traffico privato è la prima fonte di inquinamento, quanto perché ad esso deve essere aggiunta l’emissione di PM10 secondario.

Agire sulla riduzione del traffico a Padova diviene dunque la priorità per tutelare la salute dei propri cittadini: farlo è necessario e non si tratta di minare le libertà altrui. Basti pensare che non solo a Padova il 44% degli spostamenti in auto dura meno di 15 minuti ma che inoltre il 60% degli spostamenti avviene nelle ore di punta a velocità ridottissime, si evince come sia d’obbligo cercare di diminuire quanto mai questa mobilità motorizzata.

E non in virtù di un’ideologia estremista, ma semplicemente perché alternative come la bici o le comuni passeggiate renderebbero davvero più efficienti i nostri quotidiani spostamenti.

Legambiente Padova

5 Responses to “Legambiente: “La principale causa di Pm10 a Padova sono le auto””

  1. Luca Luciani ha detto:

    … veramente non se ne può più … ormai non più delle auto, ma dei vostri triti e ritriti discorsi sulle auto … che non vogliono prendere in alcun modo in considerazione che il mondo dell’auto è un sistema produttivo enorme che da LAVORO, che permette una libertà personale dei movimenti mai esistita prima nella storia dell’umanità, e che investe moltissimo in ricerca: e che quindi come tale, grazie anche al vostro imperituro stritolamento dei totani (per non scrivere altro, ovviamente), saprà costantemente migliorarsi trovando le soluzioni ai problemi che sollevate. … comunque, se solo vivessimo in un territorio più ventilato, tutto il vostro ormai ripetitivo stritolamento di totani finirebbe anche oggi.

  2. Luca Luciani ha detto:

    … ah!, speriamo che piova, piova, ma piova proprio tanto …

  3. Danilo Franceschin ha detto:

    L’inventario delle emissioni in atmosfera di INEMAR (www.arpa.veneto.it/arpav/chi-e-arpav/file-e-allegati/dap-padova, per l’anno 2015) mostra, tra gli altri, i dati di PM10, NOx, Benzo(A)Pirene relativi ai comuni di Padova, Cittadella, Este, Piove di Sacco, Monselice, e quelli medi dell’intera provincia.

    Circa il PM10 -media annuale su Padova- esso è da attribuirsi con percentuali di circa il 30% al trasporto, il 30% ai processi produttivi, il 30% al riscaldamento residenziale a legna. Un altro 10% circa ad altre sorgenti emissive.
    Se si vanno a vedere i dati invernali di Padova le cose cambiano: 22% dal trasporto, 24% dai processi produttivi, 41% dal riscaldamento residenziale a legna.

    Un sguardo agli altri comuni: la predominanza della combustione della legna sulle altre fonti di PM10, su base annuale, si accentua ancor di più. Le medie invernali poi, sul totale di PM10 prodotto dalla combustione di legna, stanno tra il 41% di Padova e l’83% di Piove di Sacco e Cittadella!

    Per quanto riguarda il Benzo(A)Pirene (classificato come cancerogeno) INEMAR stima che la sua produzione sia da attribuirsi per il 97,64% al riscaldamento residenziale a legna.

    L’affermazione “La principale causa del PM10 a Padova sono le auto” è fuorviante, perché non sostenuta dai numeri, ma soprattutto, non prende in considerazione il peso della combustione di legna e pellet nella formazione del PM10 e del pericolosissimo Benzo(A)Pirene associato alla combustione. Per chi vive nei comuni della cintura di Padova poi le cose peggiorano drammaticamente.

    Nell’articolo si definisce (in una riga) trascurabile il contributo della combustione di legna nella produzione di PM10 secondario.

    Cari amici, la battaglia di Legambiente per ridurre il traffico è sacrosanta e condivisibile ma anche i dati lo sono. Non vi è nulla di scientifico nel nasconderli tantomeno se si è un’associazione che nell’ambientalismo scientifico fonda la propria credibilità.

    • Marco Pavin ha detto:

      Ben detto! Prova ne sia che nella stagione calda, quando le condizioni meteo anticicloniche favoriscono il ristagno di inquinanti, non si hanno solitamente valori preoccupanti di PM 10 e PM 2,5. Il problema sorge puntualmente con la stagione fredda, quando il traffico è analogo ma in più si riscaldano le case. Una caldaia a legna o a pellet (che poi è sempre legna, anzi peggio perché non si sa bene cosa ci mettano dentro) emette fino a 2000 volte le polveri sottili di una corrispondente a metano, e molto di più delle vecchie caldaie a gasolio, che tanti anni ci sono voluti ad eliminare.
      Il paradosso? Le caldaie a legna e pellet non solo sono permesse ed esenti da controlli, ma addirittura incentivate (con i nostri soldi) e caldeggiate da pseudo-ambientalisti, che come vedete si vergognano a parlarne. Hanno creato un disastro ambientale di cui non ci libereremo nei prossimi decenni, e questo con la scusa dell’energia “rinnovabile”… nel senso che dopo l’albero ricresce, intanto bruciando ci ha appestato l’aria con veleni cancerogeni.
      Il risultato? Nonostante le auto, grazie ai continui progressi tecnologici, inquinino sempre meno, le polveri sottili aumentano. Penso abbiate capito perché!
      Ma no, questi ambientalisti “dello spritz” pensano di risolvere il problema chiudendo il loro bel centro storico e spostando il traffico nelle già inquinatissime periferie.
      Poveri noi…

      • Lorenzo Benetti ha detto:

        È in corso il Congresso Nazionale dell’Associazione spero che lo slogan “Il tempo del coraggio “ venga concretizzato con analisi a iniziative che prendano spunto dai dati scientifici e oggettivi. Con il CORAGGIO di modulare la battaglia contro le auto e ridimensionare il favore che Legambiente, e in particolare il circolo di Padova, esprime verso l’uso delle biomasse.
        Sappiamo bene che i piccoli impianti domestici anche di ultima generazione non sono dotati (per motivi di costi) di sistemi X un abbattimento efficace delle polveri sottili.

        Lorenzo

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