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Vi sono zone della vecchia Padova, fuori le mura, che hanno conservato un tessuto urbano caratterizzato da una architettura dignitosa, formata da villette Liberty circondate da cortili e giardini, dove gli interventi di riqualificazione, compresa la riorganizzazione degli spazi scoperti, sono stati condotti nella maggior parte rispettando le caratteristiche tipologiche esistenti.

Tra queste zone ve ne è una, nel quartiere Forcellini, delimitata dall’omonima via e dalle vie Gustavo Modena, Palesa e Facciolati, che conserva al suo interno un notevole spazio alberato, un vero e proprio piccolo parco, che attraversa tutto l’isolato affacciandosi sulle vie poste a settentrione e meridione.

Purtroppo, a causa dello stato di abbandono del lotto, le alberature, delle quali molte di alto fusto e con ampia chioma, sono ammalorate e aggredite dall’edera; la vegetazione spontanea ha invaso disordinatamente l’area, ma si tratta comunque di un polmone verde prezioso per il contrasto agli elementi climalteranti e che andrebbe quindi gelosamente conservato.

È stato invece presentato un progetto di riqualificazione dell’area che, pur essendo rispettoso della qualità edilizia dell’edificio Liberty presente nel lotto, incide negativamente sulla conservazione delle alberature esistenti, che vengono completamente eliminate sul lato di via Palesa per fare spazio a tre nuovi edifici.

La destinazione urbanistica della parte dell’area dove ricadono le alberature è “Area privata soggetta a tutela dello stato di fatto”, che ammette il recupero dei volumi esistenti, e in effetti, disperse tra la vegetazione, si notano varie strutture edilizie che, con il generoso contributo previsto dal cosiddetto Piano Casa -ora diventato legge regionale ordinaria- sicuramente consentono le cubature degli edifici previsti.

Per cercare di salvare il polmone verde di via Palesa, Legambiente Padova ha inviato alla locale Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio una richiesta affinché, in considerazione del valore storico monumentale della palazzina esistente e del piccolo parco annesso che ne costituisce parte integrante, valuti la possibilità di porre un vincolo di tutela.

Il ricorso alla Soprintendenza è l’ultima risorsa a cui ci si affida per difendere il territorio minacciato da interventi dannosi, ma la Soprintendenza non può occuparsi di tutto e quella di cui parliamo è materia a cui dovrebbe sovrintendere una corretta pianificazione urbanistica della città.

La legge regionale sul consumo di suolo ha stabilito che nelle aree di urbanizzazione consolidata, come quella in esame, gli interventi di trasformazione edilizia ed urbanistica non determinano consumo di suolo e saranno sempre possibili, anche a scapito dei residui spazi verdi che si trovano all’interno delle proprietà.

Spetta quindi ai comuni, nella predisposizione dei piani urbanistici di competenza, cercare di assicurare la resilienza della città, salvaguardando al massimo le presenze arboree esistenti e l’integrità degli spazi ancora liberi all’interno dei lotti, contemperando nella pianificazione l’interesse privato con quello pubblico, che deve essere tutelato per il bene della collettività.

Diventa quindi ancora più urgente quella Variante al Piano degli Interventi, che l’amministrazione comunale ha sì avviato, ma che richiederà tempi non brevi per entrare in vigore. Sarebbe forse il caso, a questo punto, in attesa dell’approvazione della variante, di individuare per ogni quartiere le aree inedificate che svolgono una evidente funzione ecologica e di preservarle dalle trasformazioni edilizie e urbanistiche con una opportuna moratoria.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

One Response to “Basta consumo di suolo, salviamo il verde in Via Palesa!”

  1. Luca Luciani ha detto:

    … che la città faccia la città e che la campagna faccia la campagna … per fortuna oggi, e soltanto oggi, edifici eclettici come quello di via Palesa vengono integralmente conservati: in passato (anni 50’/60’/70′ e oltre) il liberty/floreale/art nouveau/eclettico/jugendstil, come anche il successivo deco e per l’Italia l’architettura futurista, è stato decimato con abbattimenti o ristrutturazioni che hanno cancellato il loro originario valore estetico. In questo caso c’è chi si prende l”onere di portare avanti una ristrutturazione precisa e fedele dell’edificio eclettico? E quindi secondo voi perché lo dovrebbe fare? Per investire le proprie risorse economiche senza alcun tornaconto? Senza un piano economico? Un puro atto di ‘mecenatismo urbano’? Ecco un caso perfetto che dimostra come il piano casa, se applicato, quando serva, nel rispetto delle strutture esistenti, sia una delle poche possibili e realistiche risorse per la rigenerazione del nostro tessuto urbano. Che la città faccia la città e che la campagna faccia la campagna.

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