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Il Seminario di Tencarola Nacque alla fine degli anni ’60, grazie alla generosità dei parrocchiani della Diocesi. La Curia Vescovile (attraverso l’Ente Seminario) ne acquistò l’ampio terreno, in prossimità del ponte e vi realizzò, attorno gli anni 70, il nuovo Seminario Minore. Negli anni duemila, a causa del forte calo di vocazioni, la Curia fu costretta a decidere per la chiusura:, ad oggi purtroppo l’imponente edificio perdura in uno stato di totale incuria e abbandono.

A Villa Draghi, lo scorso 15 settembre, si è tenuta un’apposita conferenza dedicata al Seminario Minore di Tencarola e alle opportunità per un suo nuovo sviluppo con diversi relatori intervenuti. In primis la promotrice dell’evento, architetto Luisa Debiasio Calimani e poi in ordine di intervento: l’arch. Paolo Pavan, l’imprenditore Giuliano Bastianello, il Presidente di Legambiente Selvazzano Paolo Cestaro, l’ing. edile Luigi Siviero e il prof. Emerito esperto d’idraulica Luigi d’Alpaos.

Il tema: provare ad uscire dalle rocambolesche vicende di un discutibile Protocollo d’Intesa, stipulato a suo tempo tra la Pubblica Amministrazione e la Soc. Trifoglio, onde giungere ad un nuovo progetto alternativo che possa mettere al centro un recupero virtuoso dell’edificio senza arrivare alla prevista, nefasta, demolizione.  Ovvero, per usare le parole di Luisa Calimani, “dare una svolta radicale della città attraverso un’urbanistica utile e rispettosa dei diritti urbani alla salute, alla socialità e al decoro”.

Il progetto della Soc. Trifoglio prevede, come molti sapranno, l’ennesimo Mega Centro Commerciale seppur mascherato da una polifunzionalità  dovuta, perlopiù, alla decantata costruzione di un Auditorium annesso. Un progetto faraonico dal consistente consumo di suolo e mal innestato nel tessuto viario complessivo dell’area.

Per ottenere ciò è prevista la rimozione di tale complesso edilizio, opera dell’architetto Oscar Marchi, considerata esempio illuminato di architettura del ‘900 e che meriterebbe piuttosto di essere tutelata dal PRG del Comune di Selvazzano.

Perché qui, come sostiene ancora Calimani: “occorre una visione completamente alternativa: una visione ecologica che privilegi la salute agli interessi di parte e a quelli politici anteposti agli interessi generali”. E per arrivarci, ha suggerito questa strada, “rilevare il progetto per crearne uno alternativo, di alto livello, accedendo ai finanziamenti europei troppo spesso inevasi o utilizzati malamente nel nostro Paese”.

Bastianello ha provato, per quanto possibile, a storicizzare e fare chiarezza sul ginepraio di scelte, azioni, errori procedurali che hanno condotto negli anni a questa situazione di stallo. I relatori Pavan e Siviero hanno analizzato e descritto esaurientemente le potenzialità e la qualità dell’opera dell’arch. Marchi, mentre il prof. D’Alpaos ha in parte rassicurato in merito ai paventati rischi idraulici sull’area nel caso si addivenisse alla costruzione del progetto com’è in previsione.

La visione indubbiamente più critica, in termini di inquinamento, consumo di suolo e viabilità stradale insufficiente, l’ha offerta invece Paolo Cestaro che ha ben chiarito quale sia la posizione ostativa di Legambiente Selvazzano riguardo il progetto della Soc. Trifoglio.

Uno sviluppo ecocompatibile con l’innesto di aree boscate che producano ossigeno. Un circuito di piste ciclo pedonali a mitigare il traffico. Pannelli solari e involucri a bassa trasmittanza termica. Creazione di servizi sportivi, ricreativi, culturali quali poli di attrazione per giovani, adulti e anziani. Il tutto potendo salvaguardare e recuperare un edificio di grande valore architettonico divenuto agli occhi dei cittadini una specie di simbolo identitario.

Ambire ad una rigenerazione urbana analoga a quelle tante già sorte in molte città del nord Europa, questo il progetto alternativo dei relatori: una possibilità che grazie questa conferenza-dibattito, tenuta nella splendida cornice di Villa Draghi, siamo riusciti insieme ad immaginare.

Flavio Boscatto- Legambiente Selvazzano

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