Feed on
Posts
Comments

Mai come negli ultimi mesi, la questione climatica è emersa come il tema del secolo, tanto sui media quanto nel dibattito pubblico e politico di tutto il mondo.

Merito della spinta dei movimenti giovanili come i Fridays for future (ne abbiamo parlato qui) che hanno raccolto un lavoro decennale portato avanti dalle organizzazioni ambientaliste.

Uno degli aspetti cruciali spesso indicato come nodo cardine della lotta ai cambiamenti climatici in atto è la transizione energetica, ovvero il passaggio dall’utilizzo di energia prodotta da fonti fossili e fortemente inquinanti (carbone e petrolio su tutti) a energia proveniente da fonti rinnovabili con un limitato impatto ambientale (come idroelettrico, solare, eolico: ne abbiamo parlato qui). Perché il settore dell’energia è uno di quelle chiave dove bisogna intervenire per ridurre l’impatto ambientale delle comunità ed è per questo al centro delle politiche di riduzione delle emissioni discusse ai meeting internazionali sul clima.

A livello europeo oggi l’impatto del settore energetico sulle emissioni totali di CO2 è di circa l’80%. I segnali provenienti dalle politiche dei principali paesi europei per una sua riduzione sono però incoraggianti. Lo storico accordo sul Clima di Parigi (ne abbiamo parlato qui), la continua riduzione dei prezzi solari ed eolici e l’obiettivo del 32% di rinnovabili al 2030 stanno infatti cambiando il panorama energetico europeo.

A Bruxelles sarà a breve definitivamente approvata la nuova Direttiva europea sulle fonti rinnovabili, che prevede delle novità importanti per per le “comunità energetiche rinnovabili” e per chi si produce direttamente l’energia che consuma (i “self-consumers” o prosumer, ossia i produttori/consumatori), che potranno vendere a privati la quota di energia prodotta e non consumata. Si tratta di sistemi che oggi sono vietati, mentre domani potrebbero produrre investimenti senza bisogno di incentivi diretti, che hanno effetti sono per un periodo limitato di tempo.

Molto interessante è la proposta di sperimentare le prime forme di comunità energetiche rinnovabili, previste dalla Direttiva. Un punto di partenza potrebbe essere il caso in cui è il Comune a guidare aggregazioni di utenti associati per la produzione, accumulo e consumo di energia da fonti rinnovabili da parte direttamente dei soci, andando così a incentivare buone pratiche a livello locale e premiare le realtà più virtuose.

Per quanto concerne il contesto italiano, i principali obiettivi del Piano energetico nazionale, da raggiungere in dieci anni, sono portare le rinnovabili al 32% dei consumi finali lordi di energia, migliorare l’efficienza energetica del 32,5% e diminuire le emissioni di CO2 di almeno il 40% rispetto ai livelli registrati nel 1990. In particolare, le rinnovabili dovranno arrivare al 57% del mix elettrico nel 2030, l’utilizzo complessivo di gas e petrolio dovrà calare del 25-30%, mentre il carbone vedrà all’incirca dimezzare il suo contributo totale. Seppur da più parti, compresa Legambiente, gli obiettivi sono stati criticati come troppo prudenti, è chiara l’urgenza di un’inversione di rotta per poterli raggiungere ad ogni livello.

In tal senso, un aspetto che merita di essere ricordato, è la quota  ancora troppo elevata destinata ai sussidi annuali (diretti e indiretti) alle risorse fossili per la produzione e il consumo degli idrocarburi, che in Italia raggiunge quasi i 19 miliardi di euro (escludendo le esternalità negative dei costi ambientali-sanitari).

Legambiente Padova, da sempre sostenitrice delle fonti di energia rinnovabili, da anni fornisce agli Enti  Pubblici efficaci strumenti di supporto per la riduzione dell’impatto ambientale delle comunità attraverso la riduzione del consumo energetico: lo Sportello Energia  ed il Gruppo di Acquisto Solare.

Fin dal 2007 si sono dimostrati azioni efficaci che hanno affiancato i Comuni nel diffondere corretti atteggiamenti da parte della comunità nei confronti del risparmio energetico e della produzione di energia da fonti rinnovabili fornendo anche un supporto concreto ai cittadini ed alle imprese che intendano intervenire concretamente.  Consumare meno senza ridurre la qualità della vita è possibile, perché risparmiare energia vuol dire utilizzarla meglio.

Francesco Tosato – redazione ecopolis

Leave a Reply