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“Chi si prende cura dei luoghi?” Questa è la domanda di partenza che abbiamo posto ai docenti del corso del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova.

Il corso sul Giardino storico ed il paesaggio, giunto alla sua XXIX edizione, si è concluso anche per l’appuntamento del 2019, con grande partecipazione di esperti e cultori della materia.

Il prossimo anno sarà il trentennale e proprio in vista di questo importante traguardo, testimonianza del successo di questa iniziativa, il team del Gruppo, fondato 29 anni fa da Patrizio Giulini, professore di Botanica  presso l’Università di Padova, ha voluto avviare un’importante riflessione che affronta la materia dell’evoluzione dei luoghi in cui viviamo, il cambiamento che ci confonde, ci destabilizza e spesso non ci fa più sentire in sintonia con quei luoghi di cui conserviamo una memoria storica che non si riconosce più nella realtà attuale dello stato di fatto.

Tornando alla domanda iniziale: chi si prende cura dei luoghi?

Seguendo le lezioni abbiamo capito che le due modalità fondamentali che l’uomo ha di affrontare la relazione con la natura – contesto di risorse, di energia, luogo delle popolazioni in cui e grazie a cui ogni forma di vita si sviluppa –, sono queste: confronto o dominio.

Tra questi due atteggiamenti si sono snodate le prospettive e le esperienze progettuali di cura che, a partire dall’era industriale, la seconda metà 1700, gli uomini illuminati in diversi ambiti hanno tentato o messo in atto. Con risultati felici o meno in rapporto alla mentalità dell’epoca e alla disponibilità dei centri di potere.

Oggi, le cose sono cambiate perché le trasformazioni ecologiche in atto – che stanno emergendo anche visivamente nel paesaggio dalle profondità del cielo, della terra, dell’aria, dell’acqua, dalle popolazioni vegetali e animali – sono così potenti e minacciose da richiedere un impegno supplementare anche ai cittadini normali. Oltre il recinto dei nostri giardini individuali, oltre i pregiudizi diffusi nella nostra società che non ha ancora realizzato come la relazione tra luogo geografico e identità culturale debba comprenderne realisticamente anche la cura ecologica.

Cura ecologica è la parola chiave.

Certo, ma sia chiaro: per quanto si sia guastato e scempiato moltissimo, in Italia quello che resta da salvare è ancora molto, ma molto di più di quanto è stato rovinato. Non è troppo tardi, è sempre il momento di agire. Dobbiamo combattere per aumentare l’efficacia della tutela e delle leggi che proteggono il paesaggio, impedire in modo assoluto che si torni indietro. Nella difesa del paesaggio la legge ha preceduto la coscienza collettiva. C’è un problema di educazione alla tutela e di addestramento della pubblica amministrazione. Se l’abuso è una tendenza universale, allo stesso modo deve essere diffusa la tutela e quanto necessario per attuarla attraverso la cura che procede in sintonia con la conoscenza. 

E’ la Storia che fornisce gli elementi per orientarsi e superare l’errore, e perciò ben vengano iniziative importantissime come questa del Gruppo Giardino Storico che ci insegna come facendo cultura, informazione e divulgazione, si fortifica e si diffonde la consapevolezza collettiva su quanto essenziale è l’ambiente in cui viviamo.

Attendiamo con grande interesse il tema 2020 per il XXX anno del corso!

Roberta Di Luca – redazione ecopolis

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