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Le mani sono quelle di donne che lavorano per rimettersi in gioco e offrire a se stesse una seconda opportunità.

I materiali, preziosi per la loro qualità e perché altrimenti andrebbero sprecati, sono quelli di aziende del territorio che hanno creduto in un progetto che mette insieme etica, design, sostenibilità e inclusione sociale.

Si tratta di Trame, un’idea imprenditoriale realizzata all’interno del Gruppo Polis, nato più di 30 anni fa e oggi composto da quattro realtà: le cooperative sociali Polis Nova, Il Portico e Gruppo R (promotore del progetto) e la cooperativa di produzione e lavoro Sinfonia. Insieme, offrono sostegno e protezione a persone con problemi di disagio psichico, donne vittime di violenza, persone senza dimora, richiedenti asilo, lavorando per una loro integrazione nella comunità locale.

L’aspirazione di Trame – Ritagli di vita è quella di “tessere relazioni tra le imprese e le persone del territorio per contribuire a creare una filiera virtuosa orientata a minimizzare gli scarti e gli impatti ambientali. Trasformando così un potenziale danno per l’ambiente in un nuovo oggetto utile e bello.”

Belle, queste borse come i piccoli accessori, lo sono di sicuro: realizzate con materie prime eccellenti (al momento tra i donatori ci sono produttori del calibro di Saba, Berto e Nalesso) colpiscono per colori, cura dei dettagli, originalità. Sono pezzi unici, o quasi: ogni modello, realizzato con stoffe di volta in volta diverse in un accostamento irripetibile, dà vita a oggetti che “rispecchiano il valore e l’unicità delle persone che li realizzano” e che si rivolgono ad acquirenti consapevoli dell’intero processo. Come altri progetti analoghi (Quid e Malefatte, solo per citarne altri due vicini a noi), Trame punta a creare un ambiente di lavoro protetto, in cui non solo la produzione ma anche le relazioni possano restituire dignità e occupazione attraverso il lavoro e la creatività.

Anche la promozione e la distribuzione puntano sulle relazioni, attraverso le occasioni informali e il passaparola. “Aperishop” in cui toccare con mano le creazioni, scambiare idee e soprattutto sentir raccontare l’esperienza da chi la sta portando avanti in prima persona. “Ritagli di vita”, appunto, un mettere insieme i pezzi, metaforicamente e non solo.

Responsabilità sociale e ambientale, originalità e design: lo chiamano “etic chic” e sposa appieno i principi di quella Fashion Revolution che a poco a poco sta investendo l’industria tessile, trasformandone in meglio – speriamo in fretta e definitivamente – l’impatto sociale e ambientale (ne abbiamo parlato anche qui). Trame lo fa con un’idea che parte dal territorio e dalla sua comunità e con una proposta che punta sulle persone, sull’economia circolare, ma soprattutto sulla bellezza.

Annalisa Scarpa – redazione ecopolis

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