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Due mostre originali e interessanti, assieme a un luogo affascinante e antico, raccontano qui a Padova il Settecento della Serenissima.

Un secolo ricco, poliedrico e sfavillante di luce per la città lagunare, prima di un lungo, inesorabile declino. Le esposizioni “700 veneziano” e “Coronelli e il suo tempo” restituiscono echi e bagliori di questa epoca così celebre, nei suoi aspetti meno noti, pur con linguaggi diversi, integrandosi reciprocamente in una armoniosa narrazione a più voci.

Fino al 6 luglio le due mostre sono ospitate presso la Biblioteca Antoniana, la biblioteca antica del Convento del Santo, più precisamente nel Salone settecentesco, il cui soffitto è ornato dal luminoso affresco di Giovanni Antonio Pellegrini (“La Vergine Immacolata onorata dai santi francescani”) innestato sulla decorazione scenografica di Ferdinando Focchi, di scuola bolognese. Il vasto patrimonio della biblioteca, costituitosi a partire dalla metà del XIII secolo e preservato fortunatamente quasi indenne da dispersioni e razzie, comprende 828 manoscritti (compresi 41 grandi libri corali miniati), numerose e pregevoli edizioni antiche, nonché centinaia di preziosi manoscritti musicali di Tartini, Galuppi e degli altri maestri succedutisi alla direzione della Cappella Musicale del Santo.   

Appartengono alla Pontificia Biblioteca Antoniana anche le rare e importanti opere geografiche a stampa del XVII e XVIII esposte in biblioteca grazie alla mostra “Coronelli e il suo tempo”. Molte di queste, in particolare l’Atlante Veneto (1691), l’Isolario (1696-1698) e i due magnifici mappamondi, sono state realizzate dall’infaticabile padre Vincenzo Coronelli (1650-1718), francescano, cosmografo della Repubblica di Venezia e fondatore dell’Accademia cosmografica degli Argonauti, la prima società geografica della storia. La selezione di atlanti, carte e mappe, curata da padre Alberto Fanton e Alessandro Borgato, illustra efficacemente il rigore e la precisione degli studi scientifici, animati dalla curiosità e dalla sete di conoscenza, tipica dell’Età dei Lumi.  

Il fascino di luoghi lontani, il gusto per la visione nitida, precisa e accurata nella resa della prospettiva e per gli orizzonti luminosi, assieme alla nostalgia del mondo classico, traspare in alcune tele selezionate per la mostra “700 Veneziano” promossa dalla Veneranda Arca di Sant’Antonio e curata da Fabrizio Magani. Le opere di grande interesse storico e artistico, appartenenti alla collezione Gallo Fine Art di proprietà di Graziano Gallo e a raccolte private, attestano, al di là degli stereotipi e del già risaputo, l’originalità e la varietà dell’arte veneziana nel XVIII secolo, ben esemplificata nel lavoro di pittori capaci e dotati, più o meno noti: Giambattista Piazzetta, Marco e Sebastiano Ricci, Francesco Guardi, Gaspare e Antonio Diziani, Francesco Fontebasso, Francesco Zugno, Francesco Battaglioli, Gian Domenico e Lorenzo Tiepolo, Giovanni Antonio Pellegrini, Giambattista Pitton, Giuseppe Zais, Pietro Longhi, Rosalba Carriera…

Il curatore spiega: “In questa mostra il visitatore troverà ancora viva la leggerezza dello spirito settecentesco, ma anche alcuni canoni fondamentali della figurazione: il tema del pittoresco, tra varietà e sorpresa; la galanteria come forma del piacere; la libertà delle idee e del sapere, con i suoi simboli ed anche con l’aria nuova e vivificante che circolava nella vita intellettuale più moderna; la fedeltà all’eredità classica e le sue avventure pagane; la verità dell’osservazione che porta gli occhi ad affondare nella natura e nel ritratto”.

Silvia Rampazzo – redazione ecopolis

È possibile ammirare un interessante saggio dell’arte settecentesca veneziana in un monumento aperto dai volontari di Salvalarte- Legambiente di Padova, l’oratorio di Santa Margherita di Antiochia, impreziosito dalle tele di Francesco Fontebasso. Vi ricordiamo che in questo periodo estivo, dal 27 giugno al 12 settembre, l’Oratorio e la Scuola della Carità sono aperti anche il giovedì sera, dalle 20.30 alle 22.30. Perché non approfittarne?

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