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headLa Giunta Regionale ha recentemente approvato una “Variante parziale” al Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) del 2009, al fine di attribuire la “valenza paesaggistica” prescritta dalla legislazione nazionale. Le Associazioni e i Comitati che in Veneto operano a difesa del territorio hanno costituito un tavolo di lavoro presso l’Università di Architettura di Venezia per analizzare tale proposta e predisporre le Osservazioni. L’analisi evidenzia purtroppo che, a fronte degli enunciati principi di minor consumo di suolo e di tutela del paesaggio, nessuna norma contenuta nel documento approvato è realmente prescrittiva a questi fini.

La Variante proposta è assolutamente inconsistente per la tutela del paesaggio. Il Codice dei Beni Culturali richiede infatti di effettuare la ricognizione degli immobili e delle aree di interesse pubblico (ville, giardini, parchi…), e delle aree tutelate (territori costieri, fiumi, corsi d’acqua, foreste…), prevedendone la delimitazione, la rappresentazione cartografica e specifiche prescrizioni d’uso. La Variante invece, per gli immobili e le aree di interesse pubblico, rimanda a un “archivio multimediale” precisando che esso è in continuo aggiornamento. Non è indicato se esso sia parte integrante del Piano, e del resto come può farne parte se non è condiviso dal Ministero e se è in “fase di continuo aggiornamento”? Per le aree soggette a tutela, la relazione illustrativa afferma che “si tratta di procedere nella verifica delle perimetrazioni al fine di una loro sistematizzazione”, il che significa che non si è ancora proceduto a definirle. Detti adempimenti sono di fatto rinviati ai Piani paesaggistici d’ambito, che ancora non ci sono, quindi l’attribuzione della Valenza Paesaggistica è solo dichiarata e non effettiva.

Inoltre manca la precisazione che i vincoli già operanti per legge rimarranno in essere; se ciò non fosse, ci sarebbe l’automatica eliminazione di 60 aree protette previste dal PTRC ancora vigente del 1992. Come può la Direzione Regionale dei Beni Culturali concordare con tutto ciò, visto che deve sottoscrivere con la Regione il PTRC per conto del Ministero?

La seconda questione riguarda i Progetti Strategici, cioè opere o programmi di intervento di particolare rilevanza che riguardano aree di interesse strategico. I progetti dovrebbero essere inseriti nel PTRC, mentre nel documento attuale ci si limita a stabilire che «La Giunta Regionale provvede con propri atti all’individuazione dei progetti strategici». Sarà dunque la Giunta a disporne, quando crederà, la localizzazione, le priorità, i modi e i tempi. La questione non è marginale: l’estensione delle aree assoggettabili a progettualità strategica è enorme: tra le altre ci cono le aree afferenti ai caselli autostradali, agli accessi alle superstrade e alle stazioni SFMR per un raggio di 2 km. Tenuto conto della costellazione di questi elementi (20.000 ettari solo considerando i caselli della Pedemontana veneta), ci si rende conto di quanto territorio ricadrà sotto l’esclusivo dominio della Giunta.

Per questo chiediamo con la massima urgenza un vero Piano Paesaggistico e un nuovo PTRC, fondati sui principi della effettiva tutela del patrimonio storico, culturale e paesaggistico della nostra Regione, della sostenibilità ecologica ed ambientale e della drastica riduzione del consumo di suolo. Nel frattempo chiediamo una moratoria edilizia per le aree di espansione urbana e per le aree a una distanza inferiore al chilometro e mezzo dagli immobili individuati come beni paesaggistici.

ALTRO-VE, Coordinamento Veneto di Comitati e Associazioni

2 Responses to “La Regione tutela il paesaggio? Solo a parole”

  1. Antonio ha detto:

    Allora Zaia quando parla di moratoria in Veneto PARLA e basta? Aree di prossimità ai caselli autostradali? Mi immagino quanti bei centri commerciali vorranno far nascere!

  2. ecopolis ha detto:

    a proposito di ASSENZA di politiche regionali a favore dell’ambiente, oggi sit in dei lavoratori ARPAV CONTRO LA CHIUSURA dei laboratori di Padova. Ecco uno stralcio del volantino di CGIL CISL UIL:
    “l’Ambiente si tutela con la prevenzione e il controllo indipendente del territorio.
    Questo è il compito istituzionale di ARPAV.
    Ma chi governa il Veneto (…) non sembra rendersene conto: ARPAV è una palla al piede per tutti e nessuno vuole finanziarla! La Sanità nicchia, l’assessorato all’Ambiente ci dà scarso sostegno e Turismo e Agricoltura, che pur fruiscono dei nostri servizi, non danno alcun contributo: sembra che tutti desiderino un’ARPAV disarmata e immobile.
    E pensare che fino a poco tempo fa ARPAV è stata terreno di conquista: manager e politici l’hanno spolpata per anni lasciandola piena di debiti.
    Ma i Lavoratori (…) sanno quanto questi mancati finanziamenti incidano pesantemente sulla capacità non solo di far fronte alle emergenze ambientali, sempre più frequenti, ma anche di mantenere il livello minimo di controllo fondamentale per la tutela della salute pubblica.
    Dopo aver ridotto fortemente l’organico (…), dopo la chiusura dei laboratori di Rovigo, Belluno e Vicenza e di alcune sedi periferiche dei Dipartimenti Provinciali, ora è annunciata la chiusura a breve anche del laboratorio di Padova”.
    LEGAMBIENTE ESPRIME SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI E PAVENTA LA SCOMPARSA DI POLITICHE ED AZIONI DI CONTROLLO E PREVENZIONE.

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