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Il comitato Vivere bene a San Bellino denuncia un attacco all’area verde adiacente al Parco Morandi da parte del Piano Urbanistico Attuativo (PUA) di via del Giglio -in via di approvazione- che prevede la costruzione di 6 condomini di 9 metri di altezza, per complessivi 9.000 mc.

Area che, stante la carenza di verde all’Arcella, dovrebbe essere integralmente aggregata al parco e non certo cementificata.

Questa ostilità al proliferare delle edificazioni sulle residue aree verdi della città è un sentimento assai diffuso, che riguarda non solo l’Arcella ma tutti i grossi quartieri che si sono sviluppati nel dopoguerra attorno al centro storico. È una conseguenza della scelta di introdurre sulle grandi aree che il piano regolatore originario destinava a verde pubblico (i cosiddetti Cunei Verdi) il sistema perequativo, destinandone una quota alla trasformazione edilizia. Scelta dovuta a meri fattori economici, che non consentivano di espropriare le aree da destinare a standard, per cui si è scelto di barattarne la cessione gratuita con una quota di edificabilità.

Ma è anche una conseguenza del fatto che i cittadini sono divenuti assai sensibili al fenomeno del consumo di suolo. Fenomeno che non trova giustificazione, a fronte del rilevante patrimonio edilizio inutilizzato e della necessità di conservare le aree verdi per rendere la città più resiliente contro l’inquinamento che l’attanaglia.

Di questa ostilità l’amministrazione comunale dovrebbe tenere conto, cercando di rispettare l’impegno, assunto all’inizio del suo mandato, di contrastare con decisione il consumo di suolo. Un cattivo segnale per l’opinione pubblica è stato quello di chiedere ed ottenere dalla Regione la revisione del limite di superficie spendibile assegnata a Padova, portandone il valore dai 390 mila metri quadri iniziali a 2,621 milioni di mq.

Per recuperare la credibilità perduta, riteniamo che la migliore soluzione sia quella di approvare subito la variante di adeguamento del Piano di Assetto del Territorio ai limiti di consumo di suolo disposti dalla Regione (limiti da recepire entro il 31/12/2019) rinunciando, però, in tutto o in parte all’utilizzo della superficie trasformabile assegnata al Comune. Ciò consentirà di bloccare quelle lottizzazioni, non ancora approvate, il cui ambito è stato però perimetrato e che potrebbero quindi partire da un momento all’altro perpetrando quel consumo di suolo che è diventato il nemico da combattere.

Ma si potrebbe fare ancora di più, cercando di impedire anche quelle lottizzazioni, già approvate ma non ancora partite, in antitesi con l’idea di sviluppo sostenibile che si vuol dare alla città. All’uopo si dovrebbe approvare in tempi rapidi una variante generale al PAT, che ne riveda le scelte strategiche, finalizzandole al contrasto dei cambiamenti climatici attraverso un uso più consapevole del territorio. L’approvazione di questa variante consentirà, tra l’altro, di far decadere i PUA già approvati che risulteranno incompatibili con la stessa, fatti salvi quelli in cui lavori siano già stati iniziati.

L’amministrazione comunale potrà così indirizzare l’attività edilizia verso la riqualificazione e rigenerazione urbanistica, perimetrandone con il Piano degli Interventi gli ambiti di applicazione, essendo scontato che questo tipo di attività edilizia non decollerà mai finché ci saranno aree inedificate a disposizione di nuove costruzioni. Nel contempo si potrà evitare l’insorgere dell’indignazione popolare all’apparire di ogni nuova ipotesi di lottizzazione che comprometta le residue aree verdi della città.

Per quanto riguarda il PUA di via del Giglio, adottato da poco più di un mese, è assai difficile poterlo rimettere in discussione. Il comitato ne ha discusso con il vicesindaco al quale chiede, quanto meno, di non destinare via del Giglio a strada di scorrimento, ma di preservarla come rionale, conservandone l’alberatura esistente, nonché di restaurare per usi di quartiere l’esistente casetta di mattoni, ultima vestigia dell’insediamento a servizio della fornace Morandi (per leggere il rendiconto dell’incontro clicca qui).

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

One Response to “La città sostenibile vista dai cittadini: più aree verdi, stop cemento”

  1. Luca Luciani ha detto:

    L’abitazione, la casa, non è cementificazione, ma necessità umana.

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