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Un successo la marcia Stop pesticidi di domenica scorsa a Cison-Follina (TV), Caldaro (VR) e Codroipo (UD), che è stata convocata da svariate organizzazioni, associazioni e gruppi, tra cui Legambiente.

Per dire basta pesticidi, tecnologia definita “senza controllo”, nonostante la pioggia, hanno partecipato molte centinaia di persone.

Ripensare oggi l’agricoltura della nostra regione in senso sostenibile è cruciale non solo per tutelare gli ecosistemi e la salute delle persone ma anche per fermare l’emergenza climatica causata dal riscaldamento globale.

Ad oggi, nonostante la presenza di numerosi studi scientifici, non si dà infatti ancora il giusto peso agli effetti sulla biodiversità e sul suolo prodotti dal massiccio uso di pesticidi in agricoltura, che solo in piccola parte raggiungono l’organismo bersaglio. Il centro del problema è il multi-residuo presente nella maggior percentuale sulla frutta, come analizzato dal dossier di Legambiente Stop pesticidi; se però non supera i valori concessi dalle normative ai singoli pesticidi, il multi-residuo oggi non è ancora considerato fuorilegge, sebbene sia noti i danni che provoca sull’organismo umano.

Necessario, secondo l’associazione ambientalista, un Piano d’Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che ne riduca al più presto l’utilizzo, concentrandosi in particolare sul comparto orticolo e vitivinicolo. Nel Nordest la cultura della vite è infatti diffusa a macchia d’olio – solo nella provincia di Treviso è il 17% la superficie agricola utilizzata per il prosecco – sia in aree vicine a centri abitati e scuole, con tutti i conseguenti rischi per la salute, sia in aree importanti dal punto di vista paesaggistico e naturalistico con danni agli ecosistemi.

Durante l’ultima edizione di Vinitaly, Legambiente ha presentato ai tre Consorzi del Prosecco il Decalogo per una viticultura sostenibile al fine di chiedere un urgente inversione di tendenza sull’uso della chimica e sulle espansioni delle coltivazioni, da ottenere tanto grazie alla messa al bando dei pesticidi più pericolosi e al ripristino di siepi, boschi e altre aree verdi, quanto grazie alla diffusione del biologico, all’utilizzo di vitigni resistenti e alla tutela delle aree sensibili.

“Serve un forte impegno delle amministrazioni locali per approvare regolamenti e piani che prevedano una serie di misure volte a garantire la tutela della salute pubblica e della biodiversità e qualità ambientale dei territori, grazie a stringenti e verificabili controlli sull’utilizzo di pesticidi, in particolare per quanto riguarda i vigneti” – hanno commentato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto e Sandro Cargnelutti, presidente di Legambiente Friuli Venezia Giulia – “è sempre più urgente una conversione del modello di agricoltura verso il biologico e l’agroecologia, uniche soluzione per una sana economia agricola locale”.

Oltre a essere il settore più vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici (ne abbiamo parlato qui) – quest’anno gli eventi meteorologici sono aumentati del 62% rispetto al 2018, secondo la Coldiretti – l’agricoltura intensiva è non solo una fonte importante di gas serra – in particolare metano (CH4) e protossido di azoto (N2O) – con la produzione del 25% delle emissioni climalteranti nel mondo – ma anche responsabile di altri gravi squilibri ambientali, come la deforestazione, la minore disponibilità di acque di falda e di superficie e la forzatura della maturazione e stagionalità dei prodotti con perdita dei sapori.

Contro i cambiamenti climatici e gli altri squilibri prodotti dall’attività umana sul pianeta, serve dunque, secondo Legambiente, una nuova agricoltura: su questo l’associazione ambientalista ha prodotto un Manifesto (che potete leggere qui), perché per fermare anche l’emergenza climatica sarà cruciale ripensare l’agricoltura per convertirla in senso sostenibile.

Luca Cirese – redazione Ecopolis

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