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I limiti massimi di consumo di suolo, definiti dalla Regione per ogni comune con Delibera della Giunta Regionale 668 del 15/05/2018, impegnano le amministrazioni locali ad adeguare la propria pianificazione e relativi strumenti urbanistici, in base agli obiettivi e finalità della Legge Regionale 14/2017 (ne abbiamo parlato qui).

In sostanza i Comuni devono rivedere il dimensionamento dei Piani di Assetto del Territorio, limitare entro i valori assegnati l’espansione edilizia e puntare decisamente sul recupero del territorio costruito, privilegiando la riqualificazione edilizia e ambientale e la rigenerazione urbana, anche utilizzando in modo intelligente i crediti edilizi.

Questo ripensamento dell’assetto urbanistico offre anche un’opportunità per risolvere, in un’ottica di razionalizzazione degli insediamenti abitativi e delle dotazioni di servizi, casi particolari come quello di Giarre, frazione di Abano Terme.

Cosa aveva chiesto il Comitato Giarre alla Giunta e ai consiglieri comunali di Abano? Di mantenere la scuola materna del quartiere, sulla base di una visione più ampia del futuro di Abano e di Giarre, oltre quell’arco temporale che impegna la presente amministrazione.

La risposta è stata più che deludente. La Giunta ha confermato la chiusura della scuola materna adducendo i seguenti motivi: calo demografico, presenza di molti bambini stranieri, spesso poco stabilizzati, disponibilità in altre scuole materne ad Abano o a pochi minuti nei dintorni, necessità di accentrare il servizio. Si è sottolineato, infine, che i cittadini di Giarre non devono avere pretese particolari ma sentirsi parte della più ampia comunità di Abano. 

Motivazioni respinte dal comitato che ha controbattuto punto per punto presentando le seguenti osservazioni: il calo demografico è anche conseguenza della carenza di servizi; i bambini stranieri hanno gli stessi diritti di quelli italiani; le altre scuole materne sono distanti e raggiungibili solo con l’auto; una scuola materna è un servizio di quartiere: non si può accentrare come un ufficio. Infine, i cittadini di Giarre non hanno pretese particolari ma vorrebbero la stessa dotazione di servizi degli altri quartieri.

Il comitato ha richiamato alcuni dati di fatto: il territorio di Giarre è separato dal centro di Abano da una tangenziale e le molte case sparse esistenti ostacolano la coesione sociale, ed ancora: col tempo sono aumentate case e abitanti, mentre i servizi sono diminuiti. Perdere anche la scuola materna porterà Giarre a essere sempre di più un quartiere dormitorio.

Una risposta positiva alle legittime aspettative degli abitanti di Giarre potrebbe arrivare proprio dalla revisione dello strumento urbanistico che il comune di Abano dovrà adottare per adeguarsi ai limiti di consumo di suolo che gli sono stati assegnati. Di fatto la Regione ha quasi dimezzato la capacità di espansione del Comune, portandola da 76,57 ettari a 41,33 (circa 58 campi da calcio) per cui l’amministrazione, nell’approntare la variante al Piano di Assetto del Territorio, dovrà ben valutare come utilizzare questa ridotta dotazione di suolo consumabile. Ad esempio, è preferibile usarla per edificare nuovi abitati che aggrediscono la campagna oppure per completare insediamenti caratterizzati da dispersione edilizia, che ostacola la coesione sociale, come nel caso di Giarre?

Queste scelte non potranno essere fatte senza avere consultato i cittadini nelle opportune forme ed è in tal senso che il comitato di Giarre dovrà agire: se la ricucitura del loro quartiere sarà considerata scelta strategica nell’ambito della revisione dello strumento urbanistico, troverà automaticamente soluzione anche la questione della scuola materna.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

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