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La Regione ha definitivamente approvato la legge n. 14/2019 che mette a sistema il cosiddetto Piano Casa.

Non nascondiamo il nostro disappunto per questa approvazione che ha confermato la possibilità di intervenire, in deroga ai parametri urbanistici di volume superficie e altezza, sulla quasi totalità degli edifici esistenti all’interno della città consolidata.

Si ignora così la richiesta, avanzata da più parti, di rispettare l’autonomia dei comuni nella gestione urbanistica del loro territorio. Questa autonomia era infatti il presupposto per poter conseguire una generale e necessaria rigenerazione in grado di riorganizzare il tessuto urbano (soprattutto quello delle periferie cresciute in modo disordinato) al fine di migliorare la qualità della vita e dell’abitare. Sul punto richiamiamo un passaggio del documento di Urbanmeta, che definisce la nuova legge “un passo indietro rispetto a un disegno organico, toglie energia alla rigenerazione e promuove interventi puntuali invece che un disegno di insieme”.

Il testo licenziato è peraltro peggiorativo rispetto a quello corretto dopo la prima audizione pubblica in quanto, perché, oltre alla deroga ai parametri urbanistici di volume e superficie, introduce anche quella ai limiti di altezza. La finalità del legislatore regionale è chiara: evitare che la pianificazione comunale possa limitare la densificazione spontanea del territorio costruito. Ora non è tanto il concetto di densificazione che qui si contesta, anzi rendere più densa la città costruita è una delle soluzioni per garantire il fabbisogno abitativo evitando il consumo di suolo. Quello che ci preoccupa è il fatto che la liberalizzazione degli interventi di ampliamento e di riqualificazione degli edifici non garantisce affatto la rigenerazione urbana. Gli interventi sui singoli edifici, punto per punto, potranno determinare un sicuro miglioramento della loro qualità edilizia ma difficilmente questo effetto positivo potrà valere per il tessuto urbano che, di fatto, verrà consolidato nel preesistente disordine.

Purtroppo la maggior parte dei Comuni è rimasta silente rispetto a questa legge, il cui testo ormai vigente interviene d’autorità sulla disciplina urbanistica comunale, perciò, fatta salva la possibilità di impugnarne i vizi di costituzionalità o di procedura, non resta che valutare quali azioni i comuni possano intraprendere per evitare che la legge, al di là dei buoni propositi, provochi danni.

La Regione ha correttamente affidato ai Comuni la responsabilità di individuare le aree dove utilizzare i crediti edilizi, dando quindi uno strumento importante per governare lo sviluppo ordinato della città, peccato che la legge, consentendo di utilizzare tali crediti in ogni singolo intervento, abbia sminuito questa azione di governo da parte dei Comuni.  Parimenti è previsto che gli interventi di demolizione e ricostruzione, che diano origine ad un edificio di oltre 2000 mc di volume o con altezza superiore al 50% dell’edificio esistente, siano soggetti a permesso di costruire convenzionato, soggetto all’approvazione del consiglio comunale. Questo obbligo consentirà al Comune di valutare la qualità architettonica dell’edificio e di imporre la realizzazione di opere di interesse pubblico, ma non gli consentirà certamente di coordinare i singoli interventi secondo un disegno ordinatore in grado di migliorare l’organizzazione del tessuto urbano esistente.

L’unico strumento in mano ai Comuni per potere in qualche modo governare la trasformazione della città consolidata è quello di utilizzare la variante di adeguamento alla legge sul consumo di suolo del 2017, individuando il perimetro degli ambiti urbani di degrado da assoggettare ad interventi di riqualificazione urbana, all’interno del quale andrà esclusa la possibilità di utilizzare il nuovo Piano Casa, consentendo i soli interventi ammessi dal Piano degli Interventi e il riuso temporaneo degli edifici dismessi o inutilizzati. La citata variante dovrà essere approvata, salvo proroghe, entro il 2019: è dunque necessario che i Comuni ne accelerino l’iter.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

One Response to “Il nuovo Piano Casa è legge, spetta ai Comuni limitare i danni”

  1. Luca Luciani ha detto:

    … per fortuna che la pianificazione comunale non potrà intervenire sulla densificazione del territorio costruito (di ‘spontaneo’, peraltro giustamente in questo caso, non c’è nulla viste le innumerevoli norme esistenti e i vari necessari passaggi amministrativi obbligatori: che continueranno ad esistere!!!): è tristissimo dover dire grazie ad un Presidente di Regione leghista, sebbene tra i più aperti e meno retrivi di quello schieramento politico, per aver tutelato una porzione di possibile progresso migliorativo dell’esistente e per aver al contempo contenuto e fermato il furore ideologico luddista e marxista della sinistra estrema di vari movimenti (ormai storici e che si ripresentano instancabilmente nel tempo sotto diverse forme).

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