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Non era affatto una sentenza scontata.

È quindi con particolare soddisfazione che Legambiente, assieme ai comitati locali e alle Associazioni degli agricoltori e dei commercianti con cui si è costituita in giudizio a fianco del Ministero, accoglie questo pronunciamento che riconosce il merito di chi si è impegnato per molti anni nella lotta di contrasto alla realizzazione del Centro Commerciale.

Una sentenza in bilico fino all’ultimo perché il vincolo rende inedificabile un’area, in prossimità del casello autostradale di Due Carrare, in cui da molti anni è in corso il procedimento per la realizzazione del Centro Commerciale della società Deda: un intervento del valore di molti milioni di euro contro il quale il Comune non si è mai opposto.

Si tratta di una sentenza che, se verrà confermata dal Consiglio di Stato, assumerà una particolare rilevanza per la difesa dei territori caratterizzati da un alto valore paesaggistico e dalla presenza di emergenze culturali.

Innanzitutto il TAR afferma che l’Autorità competente per la tutela dei Beni Culturali ha un’ampia discrezionalità tecnica nell’imposizione dei vincoli; discrezionalità che può essere sindacata solo nel caso di “motivazione mancante, erronea o illogica”.

La Corte ha qui invece verificato la solidità e completezza delle motivazioni su cui fonda il vincolo e ha rigettato tutti i motivi di ricorso presentati dalla società privata, rilevando che lo stesso Ministero e altre Autorità avevano nel tempo emesso una serie di pronunciamenti tutti orientati a tutelare le emergenze storiche e ambientali dell’area in questione.

Tra i vari motivi di ricorso, il TAR ha escluso in particolare quello di “sviamento”, che trovava ragione, secondo i ricorrenti, nel fatto che l’imposizione del vincolo indiretto di tutela del Catajo aveva come obiettivo reale quello di impedire la realizzazione dell’ipermercato. La Corte, valutando il vincolo, si è invece pronunciata con questa importante affermazione: “È del tutto fisiologico che la necessità della sua apposizione divenga attuale al sopraggiungere di fatti nuovi tali da giustificarlo, quale può essere una scelta urbanistica che, ove attuata, comporti un pregiudizio per il bene tutelato”.

Parimenti sono state respinte altre censure quali: l’eccessiva estensione del vincolo, il non aver tenuto conto del danno procurato all’interesse privato e le limitazioni alla pianificazione comunale causate dalle minuziose prescrizioni. Nel merito la Corte ha argomentato che non sussistono motivi di illegittimità, a fronte dell’ampia discrezionalità dell’Autorità nell’imposizione dei vincoli che tutelano i Beni Culturali e delle puntuali motivazioni addotte a suffragio del vincolo stesso.

Ora ci auguriamo che il Consiglio di Stato confermi questa sentenza che rafforza l’azione di tutela del paesaggio e dei beni storici e culturali. Verrebbe infatti fissato il principio secondo il quale, nella disputa sulla prevalenza tra l’interesse economico e quello di tutela del patrimonio culturale, nella realizzazione di opere pubbliche o private, a prevalere sarebbe il secondo e l’autorità competente avrebbe titolo ad imporre i necessari vincoli in presenza di un danno ambientale evidente e documentabile.

Concludiamo con un passaggio molto significativo della sentenza: “Se una rigorosa salvaguardia dei beni ambientali e culturali fosse un’esigenza condivisa nella prassi dalle amministrazioni comunali non vi sarebbe neppure la necessità dell’apposizione di vincoli da parte dell’Amministrazione statale.” In questa e in molte altre battaglie Legambiente è impegnata affinché salvaguardia e valorizzazione dei beni ambientali e culturali diventi un’esigenza di tutti, ma per farlo con più forza ha bisogno anche del tuo sostegno: iscriviti a Legambiente, puoi farlo ora qui.

Legambiente Padova

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