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Hanno smesso da tempo di essere un’emergenza e sono ormai un fenomeno strutturale, “planetario, epocale e irreversibile”: le migrazioni riguardano, a livello mondiale, 1 persona su 30.

Sono di emergenza, piuttosto, le condizioni in cui sempre più persone lasciano la propria casa: le cosiddette “migrazioni forzate” in aumento. Questo il primo importante focus che offre l’edizione 2018 (dati riferiti al 2017) del Dossier Statistico Immigrazione curato dal Centro Studi e Ricerche Idos in partenariato con il Centro Studi Confronti, una pubblicazione che nasce con l’esplicito intento di diffondere informazioni complete e attendibili per favorire la conoscenza del fenomeno migratorio.

Aumentano coloro che riescono a passare i confini di Paesi come Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar, Somalia e ad accoglierli sono soprattutto Paesi non europei: la Turchia, seguita da Pakistan, Uganda e Libano. Ma ancora di più e costantemente da 20 anni aumentano gli sfollati interni per conflitti o calamità: 39 milioni su un totale di 68 nel 2017. Una maggioranza “invisibile” e assai trascurata dai media occidentali, concentrati soprattutto sui lunghi e pericolosi viaggi affrontati da chi riesce a passare i confini. Una maggioranza che riflette anche gli sforzi politici di molti Paesi verso il rafforzamento delle frontiere: “c’è un rischio reale che ciò che accade al di là di esse riceverà ancora meno attenzione, non senza implicazioni importanti e spesso a scapito della vita […] anche per coloro che rimangono indietro” (Leonardo Milano, p. 49 del Dossier 2018).

Ecco perché non è una buona notizia il drastico calo (35% in meno dal 2016 al 2017 e quasi 90% in meno nel 2018) dei migranti sbarcati in Italia, dovuto agli accordi siglati appunto nel 2017 tra Italia e governo libico. Il 2017, infatti, segna anche un record negativo per i decessi sulla rotta del Mediterraneo Occidentale: 2249 stimati solo dal 1 gennaio al 22 agosto 2017.

Dopo un capitolo dedicato al contesto internazionale ed europeo, il Dossier passa alla situazione nazionale. È bene ribadire che nessuna invasione – straniera e men che meno extracomunitaria – minaccia l’Italia. Il numero dei residenti di origine non italiana è pressoché stabile intorno ai 5 milioni dal 2013, circa l’8%. E se questa percentuale aumenta – di pochissimi decimali l’anno – è solo perché gli italiani, sempre più anziani, meno fecondi ed emigranti essi stessi, diminuiscono. L’immigrazione in Italia, insomma, ha ormai dei caratteri di radicamento, con il 73% di lungosoggiornanti, cioè stranieri in Italia da almeno 6 anni.

Uno spazio sempre crescente è dedicato, quindi, al racconto di un’Italia già multiculturale: quella delle famiglie che si riuniscono, quella dei matrimoni misti, quella delle nuove generazioni e dei moltissimi studenti di origine straniera. Giovani già fortemente integrati che mostrano una convivenza possibile e reale.

Trovano spazio nel Dossier anche approfondimenti sulla normativa italiana e sui modelli di accoglienza e integrazione: analisi precedenti ma comunque illuminanti rispetto all’introduzione del Decreto Sicurezza.

Infine, oltre a un ampio focus sul mondo del lavoro e ai puntuali dati regionali, il Dossier fornisce numerosi spunti sulle modalità di rappresentazione, comunicazione – e mistificazione – del fenomeno migratorio, lanciando un allarme sulla diffusione dei discorsi d’odio. La cattiva notizia è che, stando ai dati, razzismo e pregiudizi hanno la capacità di diffondersi in maniera virale, sui social network ma anche nella propaganda politica. La notizia buona, però, è che “i social network sono divenuti anche luoghi di risposta e denuncia ai contenuti e alle provocazioni che avvengono online e nella vita reale, mettendo in atto una sorta di contro-movimento” (Paola Andrisani, p. 244 del Dossier). Un contro-movimento positivo e altrettanto virale, che ha ribaltato hashtag disumani restituendo alla rete il fattore empatico che talvolta le manca.

Annalisa Scarpa – redazione ecopolis

La presentazione dei dati nazionali, la scheda di sintesi e il comunicato stampa relativi al Dossier sono disponibili sul sito del Centro Studi Immigrazione (Cestim) qui.

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