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“Salvare la Natura affinché permetta ancora la vita dell’uomo non è più solo un compito dei governanti ma è diventato anche un compito dei singoli individui attraverso i loro comportamenti. […] Bisogna anche uscire dalla mistificazione dello sviluppo/sostenibile perché la sostenibilità, che si misura in tempi lunghi, è stata quasi sempre sacrificata alle esigenze dello sviluppo, che si valuta in tempi immediati.”

Questa l’importante premessa da cui è partito il convegno Temi d’acqua nel padovano e nel bassanese, tenutosi a novembre a Cittadella a cura delle Associazioni Nuova Città Aperta, Coordinamento Acqua Brenta, Gruppo Ambiente di Carmignano e del gruppo Giù le mani dal Brenta Cittadella. Un’occasione per interrogarsi assieme ai cittadini su alcune problematiche, legate all’acqua, particolarmente pregnanti per la comunità locale.

La prima questione è stata la bonifica della ex galvanica di Stroppari dal cromo e dal nichel, che permangono nel sito in quanto non esiste ancora alcun atto ufficiale della Regione che decreti l’inizio dei lavori. Sono però trascorsi già due anni dagli incontri promossi dall’Associazione Città Aperta, in cui i funzionari regionali si impegnarono a farli iniziare, a ottenere i finanziamenti mancanti e a garantire un punto di scambio informativo dove i cittadini avrebbero potuto monitorare lo stato di avanzamento delle operazioni.

Ad oggi si è provveduto solo ad impermeabilizzare la superficie dell’area in seguito all’abbattimento del capannone e le popolazioni a valle vengono protette impiegando la barriera idraulica che in quindici anni di funzionamento è costata più di una bonifica definitiva.

Altro tema nodale: l’impatto ambientale dei prelievi di acqua nel bacino di Camazzole-Carmignano sul Brenta. Sono stati costruiti cinque nuovi pozzi in alveo e quattro fuori alveo per l’emungimento di acqua dalle falde, in aggiunta ai quattro esistenti dagli anni Novanta. La Regione ha dato il via alla costruzione di una nuova condotta Piazzola-Brendola che porterà l’acqua a Vicenza e a Verona, province inquinate da Pfas.

I promotori del convegno si sono espressi sottolineando l’importanza che tali prelievi rispettino i parametri stabiliti dall’Accordo di Programma del 2012: non superare i 1300 litri al secondo, monitorare costantemente con piezometri il livello di falda e il reintegrare con il sistema degli allagamenti i terreni ghiaiosi dell’alta pianura. Inoltre, ci si è dati come obiettivo immediato il rinnovo dell’Accordo di programma che è scaduto nel 2017.

Infine si è rilevato come la società Etra SPA, una società in-house multiutility che si occupa del servizio idrico integrato, oltre che della raccolta e del smaltimento dei rifiuti, sembri compiere scelte strategiche improntate più alla massimizzazione del profitto che alla tutela di un bene prezioso come l’acqua. Scelte che sembrerebbero essere subite passivamente dai Comuni, anche davanti al rischio che fusioni societarie improntate appunto al profitto possano far perdere il controllo diretto sull’accesso all’acqua.

Per esercitare un efficace pungolo sugli Organi Regionali è necessario che ci sia una pressione da parte dell’Unione della Brenta, costituita dai Comuni di Carmignano e Fontaniva, e da parte di tutti gli altri Comuni e Province che avevano sottoscritto l’Accordo di Programma, oltre che da parte dei cittadini.

“Sono trascorsi ormai 7 anni dal referendum sull’acqua pubblica del 2011, con il quale i cittadini hanno deciso che la gestione dei servizi idrici debba rimanere fuori da logiche di mercato […]. L’acqua è un bene prezioso e un diritto universale riconosciuto da istituzioni a livello europeo ed internazionale, e come tale deve essere gestito.”

Sintesi a cura di Katia Favaretto – redazione ecopolis

Il documento conclusivo del convegno è disponibile qui.

 

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