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C’era un portone importante, sotto i portici che fiancheggiavo tornando dalla mensa verso la mia facoltà, e sul portone solo una scritta, impolverata: “Scuola della Carità”.

Conoscendo la scuola di San Rocco e quella dei Carmini, m’immaginavo che il portone nascondesse una sala affrescata. Non sbagliavo. Un pomeriggio, inaspettatamente, quel portone lo vidi socchiuso.

Vinto dalla curiosità, salii una breve scala decorata con curiosi emblemi monocromatici, e arrivai ad un bellissimo salone pensile, impreziosito da un ciclo di affreschi cinquecenteschi di cui non avevo mai sentito parlare.

Me lo illustrò un signore di forse cinquant’anni, al secolo Maritan Gianfranco, che si lamentò di essere solo ad aprire quei monumenti e di aver appena iniziato questa sua opera di “riscoperta della città” diretta ad aprire quanti più posti “segreti” della nostra città per farli conoscere ai padovani.

Trovai l’idea molto stimolante e subito mi ricordai di un’esperienza simile che Legambiente aveva realizzato a Verona, alla Torre Lamberti. Da un’intuizione del compianto Carlo Furlan, nacque un gruppo di volontariato culturale che aprì la torre e in pochi anni ne fece il secondo monumento più visitato della città. Di volontari, pensai, Legambiente ne aveva molti, grazie ad un bando recentemente indetto assieme al Gazzettino. Perché non metterli a servizio della scoperta di un patrimonio dimenticato “all’ombra” di monumenti di fama internazionale come Il Santo o la Cappella degli Scrovegni?

All’epoca stavo svolgendo il mio Servizio Civile presso Legambiente e ne parlai alla successiva riunione di segreteria. Detto fatto decidemmo di inquadrare l’iniziativa nella campagna nazionale “Salvalarte” che nasceva proprio dall’idea che sviluppare il turismo culturale dei siti cosiddetti “minori” fosse un modo per creare economia green e tutelare ambiente e paesaggio. Organizzammo così una serie di aperture speciali in maggio, per la Settimana di Salvalarte e, visto il successo, decidemmo di rendere stabili alcune di quelle aperture: il Comune, sollecitato, finanziò un corso di formazione per i volontari e la stampa a colori di alcuni opuscoli in italiano ed in inglese.

Fu così che partirono le prime aperture della Scuola della Carità e dell’Oratorio di Santa Margherita di Antiochia di Pisidia (questo il suo nome completo), la graziosa chiesa neoclassica a pochi metri dalla Scuola.

Dopo alcuni anni lasciai il ruolo di coordinatore del gruppo ad altre persone che come e più di me si erano appassionate della cultura padovana, mentre il gruppo continuava a crescere per numero e per qualità degli interventi. Era di là da venire l’interesse della Provincia di Padova per il restauro del complesso francescano (e quindi anche della Scuola) che solo anni dopo si concretizzò, grazie anche al fatto che negli anni migliaia e migliaia di cittadini e scolaresche ebbero la possibilità di visitare quei monumenti dimenticati.

Nei lunghi pomeriggi al freddo raccogliemmo anche molti ricordi di padovani che avevano frequentato la chiesa, o la Scuola, negli anni della gioventù. Qualche anziano dalla memoria incerta la scambiava con la famigerata sala della Banda carità, luogo di tortura nazifascista situato poco oltre, sempre in via San Francesco.

Negli anni i monumenti che si affiancarono ai primi due furono diversi e con alterne fortune: voglio ricordare, tra tutti, il bellissimo Oratorio del Redentore, che aprimmo una volta alla settimana per oltre un anno, e le aperture straordinarie della casa della studentessa Lina Meneghetti, un vero scrigno di arte e di storia della nostra città.

Oggi l’avventura continua: quel piccolo gruppo di volontari è diventato uno dei più longevi e consistenti gruppi di volontariato culturale della nostra città e sono orgoglioso che non sia cambiato né nell’ispirazione né nella composizione: possono fare parte del gruppo, infatti, tutti i cittadini padovani che amino l’arte e la propria città, senza bisogno di lauree. Lo scopo, infatti, rimane quello di aprire e far scoprire, più che di guidare (ci sono i professionisti, per quello) e contribuire, con il nostro non trascurabile numero di visitatori, a riportare Padova al centro dell’attenzione del turismo culturale italiano ed europeo. Lo merita la città, lo meritano i volontari di Salvalarte.

Oggi Salvalarte compie 20 anni e li festeggia da 26 al 29 marzo con delle aperture straordinarie dei monumenti e sabato 30 marzo con la Tavola Rotonda dal titolo Verso una rete del Volontariato ambientale culturale a Padova: qui il programma.

Davide Sabbadin – storico volontario di Legambiente Padova,
oggi responsabile efficienza energetica Legambiente onlus

 

Per sfogliare l’album dei primi 15 anni di volontariato Salvalarte, fai clic qui

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