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Avete mai avuto occasione, passeggiando per via San Francesco, di visitare il MUSME, Museo della Medicina – sede dell’antico ospedale di San Francesco – o la Scuola della Carità?

Vi siete sicuramente imbattuti nella figura di una donna di straordinario carisma: Sibilla, o Sibilia, de’ Cetto, vissuta a Padova tra il 1350 circa e il 1421.

Figlia di un ricco mercante di cui ereditò le ingenti sostanze, Sibilla sposò in prime nozze il giurista padovano Bonaccorso Naseri da Montagnana, consigliere di Francesco il Vecchio da Carrara. Nel periodo in cui Padova era occupata dai Visconti di Milano, però, Bonaccorso si schierò dalla loro parte, incorrendo nell’ira esemplare di Francesco Novello da Carrara che, una volta riconquistata la città, ne ordinò l’esecuzione per impiccagione in Piazza dei Signori.

In seconde nozze Sibilla si unì a Baldo Bonafari, originario della cittadina toscana di Piombino, giunto a Padova per gli studi di diritto e divenuto poi consigliere di Francesco Novello da Carrara. Grazie a Baldo e nonostante le rivendicazioni patrimoniali avanzate da Giovanni Naseri, padre del defunto marito, Sibilla riuscì a farsi riconoscere in sede legale i suoi diritti su eredità paterna e dote.

Si costituì così un vasto patrimonio, che i due coniugi, entrambi vicini al messaggio francescano e in particolare alla comunità dei frati minori dell’Osservanza, decisero di impiegare nella realizzazione di una grande opera per l’assistenza dei poveri e degli ammalati: la costruzione dell’Ospedale di San Francesco Grande.

Dopo la fine della signoria Carrarese, in piena dominazione veneziana, Baldo venne estromesso di fatto dalla scena politica di Padova. Ma acquisì un ruolo fondamentale nella storia della città e delle sue istituzioni assistenziali, destinando, di comune accordo con la moglie, le loro ricchezze a beneficio della comunità. I due coniugi si trasferirono da piazza Duomo a contrada Santa Margherita, dove, in un’area compresa tra via San Francesco e Via dei Vignali (l’attuale Via Galilei), fu posta la prima pietra dell’ospedale nel 1414. Accanto sorgeranno la chiesa e il convento di San Francesco.

Baldo morì intorno al 1418-19 e saranno l’abilità e la determinazione di Sibilla a permettere la prosecuzione dei lavori. Conosciamo il suo testamento, redatto nel 1421, poco prima della morte. Istituisce quali suoi eredi universali i pauperes Christi’, i poveri di Cristo. Nomina sei commissari per il completamento della fabbrica della chiesa, del convento e dell’ospedale. Stabilisce che, dopo la loro morte, subentri nella gestione dell’ospedale il Collegio dei Giuristi di Padova.

L’Ospedale di San Francesco Grande si affermò nel corso del XV-XVI secolo come la più importante istituzione assistenziale della città. A differenza degli antichi ospizi alto-medievali, si caratterizzò sempre più come luogo di cura dei malati, come ospedale nel senso moderno del termine, beneficiando dei progressi nella medicina realizzati in parallelo nello Studio di Padova.

Svolgerà la sua funzione sino alla fine del 1700, quando verrà sostituto dall’Ospedale Giustinianeo, quello che oggi chiamiamo ‘l’ospedale vecchio’.

Baldo e Sibilla, secondo la loro volontà, furono sepolti in abito francescano nella chiesa di San Francesco. Attualmente la loro lastra tombale si trova presso la chiesa di Santa Maria della Neve, all’Ospedale civile. Il nome di Sibilla figura nell’elenco dei primi benefattori dell’ospedale. A Pontevigodarzere nel 1974 il Comune le ha intitolato una via.

Maria Aldegheri e Silvia Rampazzo, volontarie Salvalarte

 

L’immagine di Sibilla de Cetto, rappresentata da Dario Varotari (1539-1596), si può ammirare nella sala della Scuola della Carità, un monumento aperto al pubblico grazie ai volontari Salvalarte di Legambiente Padova.

 

Nota bibliografica

Francesca Fantini D’Onofrio, Le origini dell’Ospedale di san Francesco di Padova, in “Padova e il suo territorio”, n. 109, giu 2004, pp. 13-17

Silvana Collodo, L’Ospedale di S.Francesco, in “Padova e il suo territorio”, n.129, ott 2007, pp. 13-15

Federico Moro, Sibilla de Cetto, Una donna per la sua città, Venezia 2016

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