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Come Legambiente Padova abbiamo partecipato nel corso del 2018 al tavolo intersettoriale convocato dal Comune di Padova che ha lavorato alla definizione del Bici Masterplan e in particolare della Bicipolitana di Padova.

Condividiamo dunque buona parte dei contenuti e delle strategie del progetto ma abbiamo comunque ritenuto necessario presentare una serie di osservazioni perché il piano finale ci appare meno ambizioso rispetto a quanto definito nel corso degli incontri.

Ci riferiamo in particolare allo stralcio della mobilità diffusa all’interno della Zona a Traffico Limitato, che avrebbe istituito all’interno del centro storico il “senso unico eccetto bici”, che già viene applicato in alcune città italiane e del quale si sta molto discutendo nella bozza del nuovo codice della strada, il quale sarebbe andato a regolarizzare una situazione già ampiamente diffusa e avrebbe ridotto gli interventi necessari in termini di ciclabilità in centro.

Altra criticità importante che abbiamo rilevato è la parziale modifica di alcuni tracciati, soprattutto nel loro collegamento con il centro come il tracciato che arriva da via dei Colli e termina in piazzale San Giovanni o quello che della Guizza si arresta in piazzale Santa Croce. Sono state inoltre escluse da Bicipolitana alcune direttrici fondamentali come via Venezia e le vie Morgagni e Falloppio che completano il naturale tragitto che dalla Stanga e da Voltabarozzo conducono in Stazione.

In aggiunta ai percorsi tracciati proponiamo un nuovo anello ciclabile delle mura medievali che comprenda le riviere, largo Europa, le vie Eremitani, Zabarella, Santo, XX Settembre e piazza Castello, andando così a realizzare un itinerario suggestivo da un punto di vista turistico che collegherebbe efficacemente tutti i tracciati radiali a margine del centro storico, permettendone il rapido aggiramento.

Un anello ciclabile che sarebbe anche un’importante soluzione in prospettiva un tema trascurato dal Bici Masterplan, perché il progetto difficilmente guarda all’assetto futuro della città: la necessità cioè di portare migliaia di studenti al nuovo complesso universitario che verrà realizzato presso l’ex caserma Piave; anche in tal senso riteniamo che le riviere ciclabili siano la miglior soluzione.

Nell’elaborare le nostre osservazioni abbiamo spesso guardato alle buone pratiche sviluppate da altre città in Italia e all’estero e da queste abbiamo attinto per proporre nel piano cittadino un numero maggiore di parcheggi protetti in centro ed una serie di altri incentivi alla ciclabilità: da un contributo all’acquisto di cargobike alla promozione di docce e spogliatoi nei luoghi di lavoro, dai portabici sugli autobus urbani alle colonnine di riparazione presso le principali aree di sosta.

Riteniamo comunque che la via intrapresa sia quella corretta, in grado di ridurre la quantità di auto che ogni giorno va ad intasare le nostre strade ed i nostri polmoni. L’obiettivo da raggiungere potrebbe essere più ambizioso rispetto a una risicata conversione del 6% degli attuali spostamenti in città dall’auto privata alla bici in 10 anni ma è indispensabile che in tal senso ci sia un impegno concreto del Comune, con un finanziamento adeguato e continuo in infrastrutture e comunicazione nei quattro anni da qui al 2022 per far sì che tutte le misure inserite nel piano non rimangano soltanto sulla carta.

Elia De Marchi – responsabile ciclabilità Legambiente Padova

6 Responses to “Padova ciclabile, il Bici Masterplan si può migliorare ancora”

  1. Luca Luciani ha detto:

    … cioè, fateci capire, voi siete ufficialmente invitati e partecipate attivamente/propositivamente al tavolo intersettoriale della ‘bicipolitana’, che per accontentare una nuova volta la vostra ala politica (peraltro direttamente rappresentata in giunta da vostri uomini e donne) costringe il Comune, sebbene moltissime piste ciclabili già esistano e sebbene Padova sia una delle città italiane già meglio attrezzate in termini di piste ciclabili, ad investire di nuovo molti milioni di euro (denaro di tutta la collettività padovana anche e soprattutto dei NON ciclisti giornalieri: automobilisti, motociclisti, pedoni che per spostarsi utilizzano i mezzi a motore pubblici) per trasformare tali piste con l’aggiunta di qualche nuovo tracciato, in una ‘bicipolitana’, ne apprezzate e approvate i risultati (e ci mancherebbe!!!), ma allo stesso tempo mettete i ‘bastoni tra le ruote’ all’amministrazione presentando delle ulteriori osservazioni??? Cioè Legambiente marxista Padova forza politica di Governo e contemporaneamente, tanto per non smentirsi mai, di Lotta. E questo non per ottenere il meglio per la ciclabilità in città, ma per far leva sulla ciclabilità con l’obiettivo politico di arrivare a togliere anche quei pochi parcheggi stradali per le auto ormai ultimo punto estremo di mediazione a Padova prima di una ‘lotta senza quartiere’ tra i vari tipi di mobilità. Io credo che questo atteggiamento, intransigente e ideologico, che trova sponda in parte del governo cittadino, alle prossime elezioni comunali, che prima o poi inesorabilmente arriveranno, porterà notevole sventura all’area progressista.

  2. Grazia Tota ha detto:

    Sono convinta dell’estrema utilità di percorsi ciclabili che se veramente “COMODI” e LINEARI convincerebbero moltissimi a muoversi in modo sano con la bici, anche le persone in età avanzata e “acciaccate” come me. Quando si parla di viabilità in bici vedo però che si ignora sempre la direttrice Mandria-Bassanello-Centro, che pur dotata di una pista ciclabile su via Armistizio, per il resto del percorso, per raggiungere i successivi tratti protetti, costringe i ciclisti a tortuose e faticose, nonché mal segnalate circonvoluzioni, anche con arrampicate su argini e con un tratto pavimentato a brecciolino, non la più sicura delle pavimentazioni per un ciclista cittadino che non desideri praticare ciclocross… Da via Cavallotti la pista esistente porta il ciclista su via S.Maria in Vanzo e lì essa termina bruscamente in modo sorprendente contromano in un incrocio : la piccola rotonda tra via S.Maria in Vanzo, via Diaz, via Cadorna… e da la più nulla.
    Faccio presente che dalla direzione di Mandria arrivano a Padova molti turisti ciclisti provenienti dalla zona termale e mi capita spessissimo di vederli sbigottiti e disorientati di fronte ai vari attraversamenti per raggiungere i tratti successivi di percorso ciclabile peraltro mal segnalati… provo vergogna pensando alla semplice razionalità dei Paesi da cui generalmente provengono.
    Spero che queste mie considerazioni trovino un qualche ascolto e saluto cordialmente tutti gli amici di legambiente che nella scheda di qualche anno fa nel nominarmi “personaggio del mese” mi definirono “ciclista convinta”… vorrei continuare ad esserlo!
    Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti,
    Grazia Tota

  3. Sergio Finesso ha detto:

    Non so perché le vie Falloppio-Morgagni non siano state considerate, ma ricordo che da sud-est ( via Sografi e Nazareth) si possono percorrere le vie Scardeone, Cornaro, Tiepolo, Portello e lungo fiume Colombo che sono molto meno piene di traffico.Cordiali saluti Sergio Finesso

  4. Lucio ha detto:

    Signor Luciani
    indipendentemente dalla sua età anagrafica lei è “vecchio”. Non ha infatti alcuna apertura verso il futuro e cioè: un maggior rispetto dell’ambiente, una più approfondita conoscenza delle bellezze del passato. La butta tutta, non in politica, ma in un preconcetto scontro partitico.
    Grandi errori sono stati fatti nel passato nella nostra Padova: dalla eliminazione delle filovie (mezzi non inquinanti), alla chiusura dei corsi d’acqua per dar spazio alle automobili simbolo di progresso (che purtroppo inquinano).
    Credo che se “errare umanum est” sia giunto il momento di evitare di perseverare che “diabolicum est”.
    Lucio

  5. […] la bocciatura della ciclabilità diffusa nella Zona a Traffico Limitato – ne abbiamo parlato qui – individuando diverse strade a bassa intensità di traffico, non percorse da mezzi pubblici, in […]

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