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Il mondo dei trasporti sta cambiando, sempre più utenti viaggiano in treno tanto sulle tratte ad alta velocità quanto sulle linee regionali e metropolitane.

Sono 5,6 milioni le persone che nel 2017 hanno viaggiato ogni giorno in treno, quasi l’8% in più rispetto al 2014.

Aumentano anche i passeggeri dei treni regionali,sono il 6,8% in più rispetto al 2010. Si assiste dunque ad uno spostamento dei viaggiatori verso la mobilità ferroviaria regionale, a fronte però di un aumento dell’offerta dei servizi di solo 0,2%.

Rispetto alla situazione dei trasporti in Italia, il Veneto fa un buon risultato, con un elevato numero di treni circolanti ogni giorno (171) e un’età dei treni migliore rispetto alla media nazionale (11 anni): manca però un serio investimento sul trasporto regionale.

Ad oggi le risorse sono di 6,5 € per abitante ogni anno, circa la metà rispetto a quanto investe ad esempio l’Emilia-Romagna, nonostante le tariffe in Veneto siano aumentate di quasi il 20% negli ultimi otto anni. Non è dunque un caso che il numero dei passeggeri che utilizzano la rete ferroviaria veneta sia fisso a quota 153mila dal 2010.

Secondo il rapporto di Legambiente, tre sono le aree prioritarie di intervento in cui investire nella nostra regione. Sono infatti rilevanti disservizi sulla linea Adria-Mestre e sulla tratta a binario unico Verona-Rovigo, entrambe gestite da “Sistemi Territoriali”; Legambiente ha stimato che la seconda linea ha un ritardo cumulato annuo di ben 8000 minuti insieme ad un aumento dei tempi di percorrenza negli ultimi anni di 16 minuti.

E la nostra Regione ha anche abbandonato il progetto del Servizio Metropolitano Padova-Treviso-Venezia, un’area in cui è necessario oggi rimodulare servizi poco appetibili; si pensi alla tratta diretta Padova-Treviso, che attualmente impiega 1 ora e 6 minuti a fronte dei 45 minuti necessari per effettuare lo stesso spostamento con un cambio a Mestre.

Altri punti chiave sono poi l’utilizzo della tratta Padova Centrale-Interporto, il raddoppio della Maerne-Castelfranco e il raddoppio del ponte sul Brenta a Vigodarzere. Grande assente nei piani della regione è infine il collegamento ferroviario con i due scali aeroportuali veneti di Treviso e Venezia.

In generale, dal punto di vista nazionale appare con chiarezza una “questione meridionale” dei trasporti, con un Sud che generalmente investe molto meno rispetto al Nord per i servizi ferroviari, una distanza Nord-Sud che si riflette ad esempio in un’età media dei treni di oltre 19 anni, ben più alta di quella del nord (12,4). Un divario che appare ancora più problematico in un quadro di definanziamento nazionale: l’ultima Finanziaria ha infatti ridotto di 50 milioni di euro rispetto all’anno scorso le risorse messe in campo per il trasporto ferroviario.

Il trasporto ferroviario è però la soluzione più ecologica per lo spostamento di merci e persone, a cui servono investimenti non solo nelle lunghe tratte nazionali, ma soprattutto a livello regionale, dove i numeri dei pendolari assumono dimensioni davvero consistenti.

Investire “nel ferro” avrebbe importanti impatti positivi, a partire dal miglioramento della qualità dell’aria del nostro territorio regionale, grazie allo spostamento su rotaia i pendolari che ad oggi utilizzano l’automobile. Ne è la prova il grandissimo successo della provincia autonoma di Bolzano, che, a fronte di ingenti investimenti, in pochi anni ha visto triplicare il numero di passeggeri nei treni regionali.

Carlo Zanetti – redazione ecopolis

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