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indexSi arresta di nuovo la sera dell’8 maggio l’iter amministrativo di approvazione del PAT di Asolo, quando, a causa dell’assenza della maggioranza leghista, la riunione chiesta dalla minoranza per discutere delle linee generali del piano viene annullata.  

Il PAT, Piano di Assetto del Territorio, è lo strumento che regola l’evoluzione urbanistica dei comuni. Quello di Asolo, affidato alla Tepco e alla Proteco, prende avvio nel 2008 con l’adozione del Documento Preliminare e, trasformandosi dopo il cambio di amministrazione nel giugno 2009, si scontra con la società civile quando, ai primi di aprile, emerge con chiarezza la previsione edificatoria: 1 milione di mc, suddivisi tra residenziale (circa 285 mila, equivalenti a 1.000 appartamenti) e industriale (720mila, in un’area di 30ha lungo la strada pedecollinare). Se da un punto di vista formale la localizzazione di questi ultimi non fa una grinza (se si può dire così, in un comune con tre aree industriali sparse nel territorio), non altrettanto si può considerare la previsione come realistica.

Ferrazza lo sottolinea nella petizione on-line che ha lanciato il 4 aprile, riferendosi al  residenziale: «Un’assurdità, considerando che il precedente Piano regolatore generale, approvato nel 1998, prevedeva già nuovi insediamenti per 150 mila metri cubi, mai richiesti dal mercato e quindi mai realizzati«. E ancora: «Ne abbiamo veramente bisogno? È  questo lo sviluppo che intendiamo? È questa la vocazione di un territorio come quello di Asolo? Basta guardarci attorno: siamo circondati da un paesaggio devastato di case e capannoni senza soluzione di continuità. Una buona parte di questi volumi sono sottoutilizzati o addirittura abbandonati e non trovano domanda sul mercato».

La petizione raccoglie in un mese un migliaio di firme, e soprattutto rilancia una volta di più a livello nazionale il tema della continua espansione urbana e del conseguente consumo del suolo, mettendo in luce la distanza che corre tra una società che è ormai stanca di accettare passivamente i meccanismi edilizi e quella parte politica e imprenditoria che continua imperterrita a comportarsi come se cinquant’anni di costruzione residenziale (tendenzialmente pessima) e industriale-artigianale non fossero passati. E se ora i grandi progetti di trasformazione territoriale sono fermi o quasi (il cantiere della Città della Moda a Fiesso d’Artico abbandonato, Veneto City scomparsa dai giornali, Tessera City al palo), questo sembra dipendere più dalla crisi che sta strozzando l’economia piuttosto che da una vera nuova consapevolezza politica e imprenditoriale nei confronti del territorio.

Marco Michielli (presidente di Confturismo Veneto), firmatario della petizione, parte da Asolo per considerare il territorio nel suo insieme: «Asolo, gioiello architettonico incastonato in un’altrettanto importante realtà paesaggistica, non deve piegarsi agli interessi di immobiliaristi che sembrano ignorare la realtà. Confturismo Veneto è impegnata su più fronti per affermare la necessità di un rinnovamento, in direzione sostenibile e a difesa della Bellezza come condizione indispensabile per il turismo.».

Lo stesso governatore Luca Zaia ammette: «Nel Veneto si è costruito troppo, non possiamo continuare così. È necessario fermarsi». Di più: «Quanti capannoni dismessi vanno all’asta e le aste deserte? Se fossi un sindaco vincolerei ogni nuova concessione a un preciso piano industriale: vuoi costruire un nuovo capannone? Spiegami per farci cosa, per quanto tempo, con quante persone. È vero, la terra è tua. Ma l’ambiente è un patrimonio della comunità». Si riusciranno a trovare scappatoie dalla crisi anche con dei seri progetti in grado di mettere assieme la salvaguardia del territorio (a beneficio degli abitanti e del turismo), la trasformazione del costruito inutilizzato, la riqualificazione energetica (l’Europa ci aspetta al 2020 e l’Italia tende a svicolare sul rispetto delle direttive), e nuove e realistiche ipotesi di finanziamento per gli enti locali?

Non basta la dichiarazione d’intenti, serve un concreto appoggio dallo Stato per sbloccare l’asfissia bancaria, come lo potrebbe diventare la proposta di legge per il contenimento del consumo di suolo e per la rigenerazione urbana (relatore Ermete Realacci), che mette sul campo qualità e innovazione, oltre che efficienza energetica e sicurezza antisismica. Riqualificare costa più che non costruire ex novo e non sempre la committenza privata possiede le risorse economiche dirette per sostenerne i costi.

È un argomento che mette tutti d’accordo: Moreno Marangoni, presidente degli agenti immobiliari FIAIP del Veneto, in occasione della presentazione dell’Osservatorio Immobiliare Regionale Fiaip relativo al 2012 e ai primi mesi del 2013, ha dichiarato: «Ci vuole tanto a capire che non c’è bisogno di ulteriori nuove case? La curva demografica è in discesa, la crisi in salita. Da lungo tempo la nostra Federazione ha avviato una politica volta a valorizzare il patrimonio edilizio esistente suggerendo alle istituzioni locali di dare agevolazioni ai privati che vogliano riattare l’alloggio».

Per leggere l’articolo integrale clicca qui

tratto da VeneziePost – inserto Cult, 11 maggio 2013, a cura di Julan Adda,

sintesi di Luca Brunello

One Response to “PAT di Asolo (ma non solo): no al cemento!”

  1. Marco Suman ha detto:

    Se il bene comune rischia di essere danneggiato dall’interesse del singolo deve essere tutelato. Il territorio italiano è bene comune per eccellenza e non è stato solo danneggiato, ma depredato e devastato dalle mafie edilizie-finanziarie con la complicità della politica. La politica non mai nemmeno sussurrato a riguardo di una vera legge nazionale di difesa del territorio. A me pare che sia ora di pretendere provvedimenti legislativi immediati e rigorosi per difendere il territorio – autentico oro nero italiano – dalle grinfie dello jus edificandi. Sarebbe questa una autentica rivoluzione. Limitare l’impegno alla questione del 55% (scontata l’indispensabilità) è dimostrazione di incomprensione, o peggio di non volere affrontare il nodo di fondo.
    Dubito assai che l’accozzaglia partitica, che dovrebbe governare il paese verso l’uscita dal disastro del quale è essa stessa responsabile, possa-voglia mettere veramente in discussione gli interessi delle mafie di cui è garante.

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