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La stagione fredda non dà tregua alla nostra regione, l’anno scorso in tutti i sette i capoluoghi di provincia le media dei valori delle centraline che monitorano il PM10 è stata superiore ai limiti di tutela della salute indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Ieri, durante l’incontro organizzato tra gli assessori all’ambiente dei capoluoghi di provincia veneti, Legambiente ha realizzato ecoblitz a Verona.

L’obiettivo è supportare ai sindaci che applicano le ordinanze antismog e chiedere di trovare interventi condivisi ed efficaci contro l’emergenza smog, sviluppando di un sistema strutturale di controlli per renda sicura l’applicazione delle direttive dell’Accordo Padano.

«Serve innanzitutto ampliare a tutti i Comuni veneti l’applicazione dell’Accordo Padano e di conseguenza vincolare la Regione Veneto ad un serio impegno di coordinamento sull’applicazione delle direttive, oltre a mettere in campo strumenti e risorse per la prevenzione del problema rivedendo anche l’ormai vetusto Piano di Tutela e Risanamento dell’Aria», dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, «inoltre, l’accordo di Bacino Padano deve essere riformulato fondando le proprie azioni su un vincolante Piano Unico Nazionale anti-inquinamento.».

Per uscire dall’emergenza smog secondo Legambiente Veneto è necessario che la Regione faccia seri investimenti sul Trasporto Pubblico Locale e che i Comuni realizzino Piani Urbani di Mobilità Sostenibile. Secondo l’associazione è è utile inoltre non solo l’introduzione di target di mobilità vincolanti per la ripartizione degli spostamenti ma anche la realizzazione di zone centrali a pedaggio (come Area C a Milano), più vaste zone a emissioni limitate (Low Emission Zone) e una differente politica tariffaria sulla sosta.

Una situazione, quella della smog, che rimane molto problematica anche per la nostra città: secondo il dossier Mal’aria di Legambiente è il sesto capoluogo più inquinato da polveri sottili d’Italia, dopo Torino, Frosinone, Lodi, Milano e Venezia. Nel 2018 a Padova ci sono stati 60 giorni di sforamenti oltre i limiti di legge del Pm10. Fuorilegge anche il Pm2,5 – una polvere sottile ancora più pericolosa dato che può accumularsi nel sangue – con 26 microgrammi per metro cubo d’aria (media annuale) contro i 25 μm ammessi dalla legge. Forti i rischi per la salute, con l’OMS che denuncia che 98% dei bambini italiani è esposto a livelli troppo alti di polveri sottili.

A gennaio Legambiente ha lanciato in tutti i capoluoghi veneti la sua storica campagna delle lenzuola bianche, per coinvolgere i cittadini nella mappatura e nella denuncia dello smog. Partecipare è semplice ed efficace, basta esporre una federa bianca di 80X50 cm di cotone in bella mostra su una finestra o appesa al balcone e lasciarla sventolare “all’aria” per almeno un mese. Sul sito della campagna si può aderire al monitoraggio e scoprire, con la banda colorimetrica, la quantità di particolato intrappolato nella federa, quindi il livello di smog che si respira uscendo di casa.

Luca Cirese – redazione ecopolis

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