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Il fenomeno che cambia l’aspetto alle nostre città è in agguato anche a Padova, ma il caso Prandina può rappresentare un esempio virtuoso di rinnovamento urbano.

Un rinnovamento che si riesce a realizzare quasi esclusivamente in presenza di aree pubbliche: le caserme dismesse ne sono l’esempio più fecondo.

Ubicate sovente nel cuore della città come la Prandina, queste aree sono in grado di far riverberare al loro intorno una qualità urbana aggiunta, creando quei servizi e funzioni di cui il centro urbano è stato privato perché l’aggressività della speculazione edilizia ha riempito di cemento, spesso di pessima qualità, gli spazi liberi sottraendo aree destinate a servizi pubblici di quartiere che, per far “quadrare i conti degli standard urbanistici”, sono stati spostati in aree sempre più periferiche.

Questa volta invece il rinnovamento urbano può essere “vero” e non appartenere alla categoria di operazioni urbanistiche speculative che hanno invaso l’Italia da Genova a Torino, Roma, Milano, presentandosi sotto falso nome per realizzare progetti che con la rigenerazione urbana nulla hanno a che fare.

Un termine alla moda, quello di rigenerazione urbana, che affascina urbanisti e amministratori ma che viene spesso usato per dare transitabilità ad operazioni speculative che hanno trasformato in quartieri di lusso aree impoverite ma centrali, nelle quali la rendita di posizione sa di poter realizzare ottimi affari. Si espellono i vecchi abitanti e le originarie attività commerciali e artigianali per sostituirli con centri commerciali, direzionali e appartamenti pregiati. Aumentano i prezzi di compravendita e di affitto degli alloggi, il che garantisce che quel quartiere continuerà ad essere abitato dalla classe che l’ha occupato.

Gentrification è il termine coniato dagli inglesi per definire la reale essenza di queste operazioni che sottraggono identità a brani di città, emarginano vecchi abitanti, eliminano attività economiche a basso valore aggiunto, privatizzano spazi pubblici, non riducono il consumo di suolo, omologano e decontestualizzano aree urbane rendendole banalmente uguali ad altre.

Se oggi però il dibattito sulla Caserma Prandina si è rinsecchito sul tema parcheggio, forse non è proprio questa la funzione rigeneratrice di uno spazio che non ha uguali nella nostra città, per dimensione, ubicazione, fattibilità dell’azione. Concentrarsi sulle grandi potenzialità offerte da quest’area strategica, che non va sprecata, aiuterebbe a sciogliere il nodo: serve però tenere presenti alcuni aspetti fondamentali.

Innanzi tutto l’area va trattata, non come un’isola, ma come un pezzo di città inserito in un prezioso contesto urbano, facendo così emergere le opportunità di connessione con il proprio intorno. Il tema delle funzioni e delle priorità va affrontato con un processo partecipato, non dimenticando che la città appartiene ai cittadini e gli amministratori non ne sono i proprietari, ma solo i custodi e gestori temporanei.

Quindi, ricordando che il tempo è un temibile nemico per la salute degli edifici, l’agibilità dei pregevoli manufatti che insistono sull’area dovrebbe avere l’assoluta priorità nei programmi d’intervento dell’Amministrazione che ha la possibilità di destinare alla messa a norma e alla sicurezza degli edifici esistenti i 600.000 € messi nel bilancio 2019, così da renderli immediatamente fruibili (anche attraverso un accordo con il Demanio simile a quello stipulato per il parcheggio di Natale).

Perché il costo di interventi manutentivi aumenta considerevolmente col passare del tempo e il degrado fisico porta come inevitabile conseguenza un degrado generale che potrebbe comportare l’obbligo del primo cittadino ad intervenire con gli strumenti che la legge gli fornisce. Quindi l’operazione che ha suscitato un grande e generalizzato plauso, perché dopo decenni solo questa Amministrazione ha saputo con intelligenza e tenacia venirne in possesso, se l’area non verrà rapidamente utilizzata e fruita potrà trasformarsi in un boomerang, come altri casi a Padova eloquentemente dimostrano.

È altresì importante preservare il verde alberato spontaneo che si è sviluppato rigoglioso in questi anni ed espanderlo affidando ad esperti l’esame delle essenze arboree presenti. È un ecosistema irriproducibile che non va ridotto nella sua dimensione né sostituito con nuovi soggetti vegetali di recente impianto.

Le funzioni dell’area devono infine rispondere alla vocazione associazionistica che la nostra città vorrebbe assumere a livello nazionale come Capitale del Volontariato. Accogliendola come funzione prevalente e non esaustiva, la caserma Prandina ne darebbe anche una forte rappresentazione simbolica. Tutto questo comporterebbe naturalmente la necessità di un parcheggio funzionale alle attività che si svolgeranno nell’area, realizzato con i dovuti requisiti di carattere ambientale.

Un dettaglio che non si può considerare tale, sia per la prestigiosa storia che lo avvolge, sia per l’evocazione e il fascino che sprigiona, è rappresentato dalle mura cinquecentesca che lambisce via Orsini, che sarà parte integrante del Parco Prandina. Un terrapieno, che come nell’impianto originario la ricopra, occuperebbe buona parte dell’area distruggendo i vecchi magazzini militari e ci priverebbe di un immagine che fa parte di una memoria collettiva. La vista delle bellissime mura che oggi godiamo e ammiriamo verrebbe sostituita da un prato inclinato che possiamo vedere in qualsiasi parte del territorio urbano ed extraurbano.

Sulla questione  Prandina non sono sufficienti disquisizioni intellettuali-storico-culturali o personali, è invece importante conoscere la “percezione” di coloro che vivono la città perché come afferma la Convenzione Europea del Paesaggio all’articolo 1 nella sua definizione: il «paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni».

Luisa Calimani – Architetta

4 Responses to “Per la caserma Prandina serve un vero progetto di rigenerazione urbana”

  1. Giuliana Piovesan ha detto:

    Condivido il progetto delineato da Luisa Calimani, arch.
    Cordialmente,
    Giuliana Piovesan

  2. Luca Luciani ha detto:

    … quando non è più sufficiente uno, arriva anche l’altra … ta-taaa, arrivano i nostri … 🙂

  3. Luca Luciani ha detto:

    Cosa c’entra la “gentrification” con la possibilità, più che auspicabile secondo me, di realizzare anche un importante (900-1000 posti auto) parcheggio nel sito della ex caserma Prandina a Padova ai margini del centro storico, che sia per il suo dimensionamento strutturale, che per l’ubicazione si presta perfettamente a tale ipotesi?: nulla, assolutamente NULLA …

  4. Marzia ha detto:

    Con tutte le esigenze che si sono delineate spero vivamente che la Prandina non venga utilizzata come parcheggio. Recentemente è stata chiusa la biblioteca Savonarola di via Tripoli che veniva utilizzata dal quartiere 5. Penso che la Prandina potrebbe essere un’ottima occasione per i nostri amministratori per dimostrare la loro vicinanza ai bisogni dei cittadini, creando, oltre a spazi verdi irrinunciabili, anche degli spazi culturali come una biblioteca attrezzata in sostituzione di quella recentemente scippata al quartiere 5.

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