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Oggi è ancora possibile costruire una società più giusta, solidale e sicura, senza discriminazioni?

Saltamuri, un tavolo che riunisce più di una cinquantina di associazioni (tra cui il Movimento di Cooperazione Educativa, reti educative, numerose Onlus, tra cui Legambiente) ritiene che ciò sia possibile a partire dalle scuole, luoghi pubblici di incontro e convivenza tra ragazzi e ragazze di provenienze diverse.

Infatti, esistono già molte esperienze positive che contribuiscono a questo obiettivo. Se ne parlerà negli incontri pubblici di informazione e di condivisione, organizzati dagli istituti aderenti all’iniziativa nel corso della settimana compresa tra il 10 e il 17 settembre, a 70 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Saranno occasioni per disseminare dinamiche e buone prassi di inclusione fuori dalla scuola.

È necessario partire dalle scuole e, più in generale, dai luoghi educativi (associazioni, centri di aggregazione, scuole di italiano, ecc.) perché qui, più che altrove, la diversità di origini, lingue, universi simbolici, di capacità e di approcci cognitivi, se ben gestita, può diventare ricchezza e opportunità per la buona riuscita di tutti. Le scuole costituiscono “laboratori di futuro” dove apprendere e sperimentare l’arte della convivenza, sforzarsi di superare confini e muri che condizionano e separano le persone, e imparare, invece, a costruire ponti, a coltivare l’empatia e la capacità di mettersi nei panni dell’altro per crescere e migliorare.   

Basta pensare, per esempio, alle nuove possibilità di studiare, conoscere e comprendere più a fondo caratteristiche e problemi del nostro pianeta e dei diversi continenti, superando i pregiudizi, grazie ad appositi spazi di ricerca e a scambi culturali.  A questo proposito il Manifesto di Saltamuri afferma: “Sentiamo come necessaria un’educazione sconfinata, capace di non separare mai l’acquisizione di linguaggi e saperi dalla conoscenza di noi stessi, dalla scoperta degli altri, dalla valorizzazione di tutti, nessuno escluso”.

Inoltre a scuola, bambini e ragazzi, guidati da adulti e da educatori, si allenano ad ascoltare e dialogare; trovano stimoli e occasioni per ragionare in proprio, imparare ad argomentare e a confrontarsi con le ragioni e i pensieri degli altri. In altre parole, maturano competenze particolarmente preziose in un contesto come quello attuale, in cui spesso predominano superficialità, facili generalizzazione e pregiudizi, palesi menzogne e continue semplificazioni seduttive, capaci di nutrire l’intolleranza. Del resto, il diritto alla parola e il dialogo sono valori essenziali in un’educazione mirata alla convivenza civile e alla democrazia.

Promuovere esperienze di incontro e di scambio richiede, energie, cooperazione, grandi sforzi collettivi e una piena assunzione di responsabilità individuale da parte di insegnanti, educatori, dirigenti, genitori e diversi operatori sociali. Da qui l’esigenza di cooperare, fare rete, documentare le buone prassi e coordinare gli sforzi. Per questo più associazioni assieme hanno dato vita a un tavolo interassociativo, a cui significativamente è stato Saltamuri. Educazione sconfinata per l’infanzia, i diritti, l’umanità. Ecco il perché di una campagna chiamata “Mille scuole aperte per una società aperta, rivolta a chi insegna ed educa, nata per raccogliere, documentare e moltiplicare collegamenti ed energie (un primo assaggio è la lista “Narrativa per i diritti”, per tutte le scuole che vogliono lavorare sui temi dei diritti e della cittadinanza).

Ed ecco il perché di questa settimana ricca di appuntamenti per portare all’esterno, oltre i muri della scuola un patrimonio di esperienze preziose, messe a punto con lavoro e impegno in situazioni spesso difficili, in un lavoro di tessitura che veda coinvolti istituzioni e territorio, adulti e giovani per la costruzione di una società migliore.

Silvia Rampazzo – redazione ecopolis

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