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I primi Urban Center, finalizzati alla costruzione di progetti di comunità, sono sorti negli Stati Uniti negli anni Sessanta del ‘900 e adottati negli anni Ottanta da molte città europee, tra le quali Amsterdam, Rotterdam, Parigi, Berlino, Londra, Barcellona, Bologna.

Alla base di queste esperienze vi è la comune convinzione che le trasformazioni urbane sono oggi necessariamente il frutto dell’azione di una pluralità di soggetti, di visioni del mondo e di progetti diversi, che l’urbanistica deve saper coordinare ed armonizzare verso un organico disegno unitario.

Una concezione dunque dell’urbanistica non come scienza esatta o tecnologia astrattamente neutrale imponibile dall’alto, bensì quale disciplina che, pur avvalendosi di proprie specifiche metodologie di analisi e d’intervento, è principalmente volta a favorire la partecipazione dei cittadini, individuando le risorse, le forze creative e le possibilità latenti nel territorio e nella società.

Per promuovere la creatività e la partecipazione di tutte le forze della comunità locale nell’elaborazione di un progetto condiviso di città futura, bisogna in primo luogo favorire la conoscenza delle origini e della storia del proprio territorio per comprendere l’anima della propria città e saper riconoscere i processi che di questa hanno determinato lo sviluppo nel tempo – così come le cause di involuzione e degrado – indagando lo stretto rapporto ambientale, funzionale ed economico che è sempre esistito tra la città ed il suo territorio, intesi come parti integranti di un unico ecosistema.

Un’apposita sezione dell’Urban Center, fornita di planimetrie, materiale iconografico, plastici e brevi filmati – utili anche per la promozione turistica e culturale del territorio – è di norma dedicata a favorire questa conoscenza e consapevolezza, che costituiscono un elemento essenziale per comprendere e giudicare i piani e i progetti interessanti la città contemporanea.

Ma per stimolare la partecipazione dei cittadini è altrettanto essenziale che tutti i programmi ed i progetti dell’amministrazione siano resi pubblici ed accessibili in ogni fase del procedimento: dalle indagini preliminari, all’esplicitazione delle criticità e delle problematiche da affrontare, alla definizione degli obiettivi prioritari e alla prefigurazione di possibili scenari alternativi.

Queste attività costituiscono l’essenza dell’Urban Center che deve mettere a disposizione dei cittadini la “cassetta degli attrezzi”, affinché anche i non esperti siano messi in grado di leggere e interpretare piani e progetti e di esprimere opinioni, critiche e proposte “competenti”.

L’Urban Center deve soprattutto divenire un vitale centro di ricerca, di scambio culturale e di costruzione di progetti di comunità, gestito con un sufficiente grado di autonomia rispetto alla stessa amministrazione. Un luogo in cui promuovere incontri con esperti, laboratori creativi, attività di formazione, progetti educativi, utilizzando tecnologie multimediali, postazioni interattive, maxi-schermi, plastici della città o di particolari aree urbane.

Un luogo attrattivo, un punto di riferimento per tutta la cittadinanza, associato ad aree di studio e di ristoro, videoteche, emeroteche, zone wi-fi free e infopoint turistici. Un luogo fisico, ma anche uno spazio virtuale a cui tutti possano accedere per via telematica, fornendo il proprio personale contributo.

I temi d’attualità non mancano: si pensi al Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, alle Varianti al Piano di Assetto del Territorio e al Piano degli Interventi, al nuovo Polo Ospedaliero, al Parco Agro-paesaggistico Metropolitano, alla riqualificazione degli spazi pubblici e degli ambiti urbani degradati, alla formazione di nuove centralità nei diversi quartieri… vanno solo stabilite le priorità.

L’iniziativa del gruppo di lavoro dell’Ordine degli architetti ha suscitato l’interesse dell’amministrazione comunale che sta pensando di utilizzare alcuni spazi all’interno del Centro culturale Altinate – San Gaetano per la sperimentazione di alcune prime attività.

Sintesi di Ecopolis un contributo di Sergio Lironi, presidente onorario di Legambiente Padova
Per leggere il testo originale clicca qui.

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