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A fine ottobre sono comparsi*, all’improvviso, nel bel mezzo di due importanti piste ciclabili del Comune di Limena, presenti da decine di anni, gli archetti dissuasori.

A nostra richiesta di spiegazioni la scelta è stata motivata con l’intenzione di mettere in sicurezza un passo carraio e un’intersezione. Una scelta che può quindi apparire di buon senso, ma che in realtà è una scelta sbagliata.

Perché se inseriamo ostacoli ad ogni inizio e fine pista, ad ogni passo carraio, la ciclabile diventa un percorso ad ostacoli, lento e tortuoso, con il risultato che vediamo ogni giorno: quello di riportare il ciclista, sfiancato dai continui “slalom”, nuovamente in strada.

Legambiente è impegnata da anni, assieme ad altre Associazioni e utenti della bicicletta, per chiedere nuove piste ciclabili e l’ammodernamento di quelle esistenti al fine di garantire continuità, sicurezza e collegamento diretto con le principali direttrici verso i comuni limitrofi.

Solo in questo modo, come verificato in altre città italiane ed europee, si possono incentivare gli spostamenti di persone che abbandonano i mezzi inquinanti a favore della bicicletta, un obiettivo che dovrebbe essere strenuamente perseguito anche dai nostri amministratori comunali, considerato che il 95% degli europei che respirano l’aria più inquinata d’Europa risiede nel nord Italia (fonte Agenzia Europea per l’ambiente).

Per raggiungere questo obiettivo, però, l’infrastruttura ciclabile deve garantire una percorribilità agevole, fluida, costante: vanno pertanto eliminati tutti gli archetti (non inseriti di nuovi!!!), retaggio di un passato in cui la pista non aveva dignità di infrastruttura viaria ma di “recinto” in cui contenere potenziali intralci alla libera circolazione delle auto, per dare precedenza alle biciclette: non è la bicicletta che deve rallentare in corrispondenza di ogni passo carraio o intersezione ma è l’auto che va rallentata o fermata.

Si dirà che anche il frontista più attento può involontariamente causare un incidente se all’uscita dal proprio passo carraio incrocia biciclette a velocità sostenuta. Un rischio che va affrontato sul piano culturale, con una massiccia campagna di informazione sul corretto approccio ai percorsi ciclabili e ciclopedonali, e sul piano pratico: diversa colorazione del fondo della ciclabile in corrispondenza del passo carraio, diversa consistenza del fondo stradale, un’appropriata segnaletica orizzontale, l’installazione di specchi per aumentare il cono visuale, l’installazione di archetti stretti (larghezza 28 cm) posizionati non al centro ma lungo il margine della pista ciclabile (il cui funzionamento è descritto in dettaglio nell’articolo originale, qui, ndr).

Naturalmente questo è solo un aspetto delle criticità esistenti: ricordiamo ad esempio le rotatorie e gli incroci pericolosi, i tempi di attesa per l’attraversamento di via Roma, il rispetto dei limiti di velocità esistenti e le nostre richieste per l’estensione delle zone 30 km/h in prossimità degli edifici scolastici, delle palestre, nei quartieri residenziali della zona centro, Arcobaleno, del medico, Taggì sopra e sotto.

Invitiamo pertanto il Comune di Limena ad adottare le linee guida stilate dal Comune di Padova al fine di dotarsi di standard tecnici di qualità per la progettazione e la sistemazione di ciò che in passato è stato realizzato, a maggior ragione ora che il comune capoluogo è impegnato nella realizzazione della bicipolitana e, con gli altri della prima cintura urbana, nella redazione del PUMS – Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile – su scala metropolitana (leggi qui le osservazioni al PUMS presentate dai circoli Legambiente dell’area metropolitana).

L’uniformità delle soluzioni adottate, quando non specificamente previste dal Codice della Strada, diverrebbe già di per sé un fattore di sicurezza, perché crea abitudine e cultura negli utenti della strada.

Legambiente Limena, a cura della redazione di ecopolis

Leggi l’articolo originale completo qui

*Dalla prima pubblicazione dell’articolo, gli archetti sono stati rimossi da una delle due piste ma non dall’altra: segno che ragionare di ciclabilità è necessario e che è importante sorvegliare tutte le criticità esistenti.

4 Responses to “Per mettere in sicurezza chi pedala bisogna dare spazio alle bici, non alle auto”

  1. Fabio Carola ha detto:

    Faccio presente che anche a Padova diversi tratti di ciclabile sono INTERDETTI dagli archivi: per tutti viale Codalunga!

    • Fabrizio B ha detto:

      Non mi sembra che gli archi siano così stretti fra di loro da rallentare granché i ciclisti. Forse perché uno non inquina deve poter fare quello che vuole e viaggiare con la testa per aria (o, sempre più spesso, sullo smartphone)? Correre quanto vuole tanto sono gli altri che devono stare attenti a non finirgli addosso? Mi sembra che diritti e doveri debbano essere equamente spartiti (parlo da ciclista, sia chiaro). Sulla possibilità di affrontare culturalmente la cosa sono molto pessimista, visti l’atavico individualismo italico e i difficili rapporti con la disciplina di molte persone. Detto questo ritengo che in situazioni di serio pericolo qualche ostacolo in più non sia da disprezzare (ad esempio in fondo alle discese dei cavalcavia o dei ponti), senza per questo trasformare le piste in gymkhane

  2. M.Paola ha detto:

    Archi archetti cordoli allucinanti e pericolosissimi etc sono in ogni pista ciclabile di Padova. I ciclisti non devono essere slalomisti!!!
    Fate una campagna,, per favore, per rendere la vita più semplice soprattutto alle persone di una certa età, che hanno come unico me nonzzo possibile per muoversi la BICI! grazie

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