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È trascorso più di un anno dall’insediamento della nuova Amministrazione comunale di Padova. Sul fronte delle politiche urbane e dell’urbanistica in particolare molte cose sono cambiate.

Grazie anche alle nuove regole definite dalla legge sul Consumo di Suolo, è stata esclusa l’adozione di nuovi piani di lottizzazione interessanti aree agricole.

Vi è anche il tentativo di trasferire alcune delle volumetrie previste in aree ambientalmente sensibili (vedi Parco Iris e Basso Isonzo) verso progetti di recupero urbano. Tentativi che potrebbero segnare una svolta radicale rispetto al passato.

Sul fronte della mobilità si sta potenziando il trasporto pubblico ed è in fase avanzata l’elaborazione di un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) a scala metropolitana. Alla stessa scala vi è inoltre la volontà, da parte della Conferenza dei Sindaci (CoMePa), di dar vita ad un Parco Agro-paesaggistico per promuovere un’alimentazione sostenibile, valorizzando le produzioni agricole locali e incentivando l’agricoltura biologica in ambito urbano e periurbano, tutelando il paesaggio.

In sintesi un bilancio positivo dell’azione di governo, condizionata però troppo spesso dalla necessità di risolvere problematiche ereditate dalle passate amministrazioni: emergenze che hanno ostacolato l’attivazione di quell’ampio processo partecipativo, che pure era tra le principali finalità programmatiche dell’attuale maggioranza.

Emergenze che hanno ritardato l’elaborazione di un progetto condiviso di città futura e quindi anche la revisione del Piano di Assetto del Territorio (PAT) e del Piano degli Interventi (PI), strumenti essenziali per l’avvio di programmi di trasformazione urbana finalizzati al miglioramento della qualità ambientale, all’inclusione, all’equità e sicurezza sociale, alla creazione di nuove opportunità economiche ed occupazionali.

Il tempo trascorso e la complessità delle problematiche urbane non risolvibili con semplici interventi settoriali, ma anche alcune scadenze di legge, riteniamo rendano oggi quanto mai urgente porre al centro del dibattito politico e dell’azione di governo l’elaborazione di scenari di lungo periodo, fondati su nuovi modelli culturali, su nuovi paradigmi di sviluppo sociale e territoriale, su soluzioni radicalmente innovative. Un disegno strategico che trasmetta una speranza positiva di cambiamento, che mobiliti le risorse presenti nella nostra comunità e ne coordini l’azione.

La necessità di predisporre a breve una Variante Generale al Piano degli Interventi deve divenire l’occasione per tradurre sul piano operativo una nuova visione della città. Un ecosistema resiliente, in grado di modificarsi in relazione alla disponibilità di risorse ed ai cambiamenti in atto a livello globale, cogliendone le opportunità oltre che contrastandone gli effetti negativi.

La Variante, riviste le previsioni demografiche ed esclusa la cementificazione di nuove parti del territorio, dovrà definire strategie d’intervento: per la formazione di una rete ecologica e di un sistema del verde plurifunzionale; per le opere necessarie ai fini della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici; per l’agricoltura urbana e il territorio rurale; per la formazione di nuove centralità urbane come polarità aggregative e strumenti di inclusione sociale alla scala di quartiere e di rione; per i processi di recupero edilizio e rigenerazione urbana con visione integrata delle problematiche ambientali, sociali ed economiche; per nuove attività economiche anche attraverso l’uso temporaneo degli edifici dismessi; per un generale miglioramento della qualità della vita urbana.

Una nuova visione della città ed un nuovo Piano degli Interventi che devono essere elaborati con la partecipazione informata ed attiva di Associazioni e cittadini, non solo rendendo più trasparenti i procedimenti decisionali, bensì anche dando vita ad un Urban Center, luogo di ascolto e di progettazione partecipata, nel quale vi sia l’esposizione permanente e l’illustrazione di tutte le indagini propedeutiche, degli atti preliminari, delle ipotesi progettuali e dei possibili scenari alternativi.

Sergio Lironi – presidente onorio Legambiente Padova

sintesi a cura di Elena Coppola – redazione ecopolis

Qui il testo completo dell’intervento di Sergio Lironi

 

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