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andreaCandidati, dove sono l’ambiente, lo sviluppo sostenibile e la green economy?” Poco meno di tre mesi fa iniziava così l’appello a livello nazionale – e padovano – rivolto a chi si candidava alle elezioni politiche. Poco si discusse in quel frangente di futuro sostenibile, ancora meno dopo.

Oggi vogliamo riprendere quegli argomenti e lo facciamo iniziando un ciclo di tavole rotonde che ecopolis animerà nei prossimi mesi, quelli che ci porteranno verso le candidature di chi si sfiderà – ad aprile 2014 – per diventare il Sindaco di Padova nel prossimo quinquennio.

Ci interessano i temi, ma anche come si stanno costruendo i programmi (nel chiuso delle stanze o in modo partecipato), la scelta delle leadership, ma anche le alleanze e gli schieramenti, quelli possibili, gli improbabili, i nuovi. Ecopolis è una testata giornalistica, per cui faremo soprattutto domande, per capire le priorità in campo, le soluzioni prospettate, le buone pratiche a cui si ispira chi vuole amministrare.

Ma non siamo neutrali: noi abbiamo uno scenario di riferimento, che è quello dello sviluppo durevole. Crediamo che sia l’aria di città che rende liberi, soprattutto se arricchita di relazioni, di connessioni e senza PM10. Per noi sviluppo (inteso come miglioramento del benessere individuale e collettivo) non può che avere al centro la bellezza, la conoscenza, la cultura e l’ambiente.

Per noi esiste il diritto alla mobilità, che non va confuso con la pretesa di usare sempre e comunque un auto.Ma chi governa Padova, o la vuol guidare nel prossimo futuro, ha in mente le smart cities, fondate su stili di vita sostenibili, sulla qualità degli spazi, sul lavoro verde, su nuovi ponti fra persone e gruppi?Iniziamo sabato 25 maggio, alle ore 10,00 in sala Nassiriya (sotto il volto dell’Orologio-piazza dei Signori): Padova ha voglia di futuro. Quali i progetti per uno sviluppo locale sostenibile? Un sindaco di svolta nel 2014 quale idea di città deve proporre?

Faremo 4 domande su energia e beni comuni, consumo di suolo e urbanistica, green economy e bellezza, città partecipazione e politica. A rispondere Francesco Fiore (coordinatore di Padova 2020), Marina Mancin (consigliere comunale di SEL), Giovanni Maria Martingano (portavoce padovano di Movimento 5 Stelle), Daniela Ruffini (Presidente Consiglio Comunale, Rifondazione Comunista) e Piero Ruzzante (segretario cittadino del PD).

Sono tutti – volutamente – esponenti politici padovani che in vario modo – e titolo – fanno parte di differenti schieramenti dei riformisti e per il cambiamento. Coinvolgendo anche quei partiti che governano Padova e dai quali ci aspettiamo una netta discontinuità con il passato.Il centro destra fin’ora – in ritardo rispetto ad altri paesi in Europa – ha scelto un altro paradigma: crescita purchè sia, anche a discapito di regole e programmazione condivisa. Condoni in edilizia ed attenzione solo alle grandi opere, chiusura ad una società delle differenze e dei popoli.

Sabato 25 sarà solo il primo di una serie di appuntamenti. A settembre proporremo un dibattito con III settore, associazionismo e movimento cooperativistico. Anche con loro faremo una riflessione sulle idee, ma ancor più sul ruolo che vogliono giocare in questa partita del governo locale: nel passato ci si divideva fra gli estremi di chi coltivava rapporti di sostegno collaterale (spesso non dichiarato) e chi preferiva praticare la sussidiarietà senza mettere in discussione il modello.

Il dubbio è che in questa fase si chieda – anche alla società civile – di essere innovativa, tanto nelle proposte quanto nella relazione con la politica e col governo dei territori.

Clicca qui per visionare la locandina degli eventi

Andrea Nicolello Rossi –  Legambiente Padova

5 Responses to “Padova ha voglia di futuro”

  1. spartaco vitiello ha detto:

    Le parole sono importanti: nella maggior parte delle accezioni della parola “sviluppo” la locuzione “sviluppo sostenibile” è di fatto un ossimoro, dato che mette assieme due concetti tra loro incompatibili. Sarebbe molto più chiaro parlare di “futuro sostenibile” o “civiltà sostenibile” .

    • ecopolis ha detto:

      c’è una diffusa letteratura scientifica che dai primi anni ’70 ha definito cosa è lo sviluppo sostenibile.
      linguisticamente può sembrare essere un ossimoro, tanto quanto associare i termini banca (ed) etica, ma anche in quel campo abbiamo una realtà che dimostra che ciò che appare inconciliabile, invece, non solo deve – ma anche può – stare insieme

      • spartaco vitiello ha detto:

        beh, sarà bene chiarire, perchè qui quando si parla di sviluppo tutti intendono accumulazione di capitale aka aumento del pil, che, oltre a essere tendenzialmente impossibili nella attuale situazione di globalizzazione, implicano inevitabilmente distruzione di risorse.
        Giusto per dirne una, come fai a fare profitti sulle esportazioni di mezzi di produzione se parallelamente non continui a importare petrolio e alimenti (operazioni che di sostenibile hanno ben poco ) .
        Non si può seriamente tentare di ristabilire l’equilibrio con l’ambiente terrestre senza uscire uscire dalla logica dello sviluppo (economico).
        E non si può rimanere nell’equivoco perchè sennò le soluzioni, quelle vere, non si possono costruire.

    • Lorenzo Filippi ha detto:

      Costruire impianti di depurazione delle acque di scarico (funzionanti!) crea sviluppo, migliorando l’ambiente; isolare gli edifici esistenti crea sviluppo, riducendo il consumo di combustibili e migliorando il comfort abitativo; costruire veicoli che consumano molto meno crea sviluppo, riducendo l’inquinamento atmosferico; migliorare l’efficienza energetica negli stabilimenti produttivi crea sviluppo; costruire ed installare impianti di produzione alternativa di energia, crea sviluppo, senza inquinare l’ambiente, e riducendo la dipendenza energetica dall’estero del nostro paese. Si potrebbe continuare con una lunga lista. Ma si puo’ fare anche una lunga lista di opere ed attivita’ che, creando ricchezza solo per pochi, provocano poverta’ per la maggioranza dei cittadini e danno (a volte irreparabile) all’ambiente in cui dobbiamo vivere. Il concetto di sviluppo non puo’ essere misurato solo dall’aspetto quantitativo, trascurando invece l’aspetto qualitativo. Lo sviluppo solo quantitativo dovrebbe essere ridenominato “ingordigia”.

  2. Giorgio Nalesso ha detto:

    Ma lo pubblicherete il video dell’iniziativa di sabato quando il grillino Martingano ha detto “nel movimento 5 stelle uno vale uno e non ci sono leader” e tutta la sala è scoppiata a ridere??

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