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«Padova è città di pace», ha detto l’assessore Francesca Benciolini al Percorso dei giusti di domenica scorsa, uno dei quattro itinerari per ricordare i cento anni dalla fine della Grande guerra.

Una Padova che il Movimento internazionale di Riconciliazione ci fa riscoprire grazie alla sua ricca guida dei luoghi di pace della nostra città.

Il libro, grazie a un crowdfunding, è già arrivato in pochi anni alla seconda edizione in italiano e inglese. E quest’anno è anche uscita Appace, un’app che raccoglie tutti i luoghi specificamente legati ai temi della pace e della nonviolenza (di quelli legati all’antifascismo abbiamo già parlato qui).

Grazie al MIR, la nostra è stata la prima città italiana a mappare questo tipo di luoghi, prendendo spunto da un progetto europeo di uso pubblico della storia – Discover peace in Europe – che ha portato alla creazione di percorsi di pace in importanti città europee, come avvenuto anche ad Atlanta negli Stati Uniti.

Seguendo la guida si riesce a guardare Padova con occhi diversi, scoprendo storie dimenticate. Come quella del troiano Antenore, la cui tomba, secondo la leggenda, si trova di fronte alla Prefettura: narrano gli antichi che, prima di fondare Padova, si fece mediatore tra gli eserciti nemici, cercando di restituire Elena per porre fine alla guerra. Scelte controcorrente che nell’immaginario cavalleresco del Medioevo fanno ricordare Antenore come traditore.

È una visione che arriva fino a Dante, che chiama Antenora la zona nel IX cerchio dell’Inferno dove sono puniti coloro che hanno tradito la patria: il mito di Antenore come mediatore di pace ritorna però in età comunale, grazie a Lovato dei Lovati (di cui abbiamo parlato qui) e alla sua iscrizione sulla tomba dell’esule troiano.

Salendo verso Nord si giunge al Tempio antoniano della pace, luogo costruito durante il Fascismo dove verranno poi seppelliti i morti padovani causati dai bombardamenti avvenuti durante la seconda guerra mondiale. Nel Tempio si svolgono non solo messe e veglie di preghiera per la pace, ma anche la Festa delle genti durante l’Epifania, alla quale partecipano varie comunità religiose della città.

Nel lato est di Padova, andando verso sud, troviamo poi lo splendido Giardino dei giusti che nel tempo si è prolungato in un cammino. Il luogo ricorda, con un albero, coloro che hanno agito per fermare i genocidi del XX secolo, rompendo la catena di violenza per costruire una “catena di salvezza”, per citare la bella espressione delle sorelle Martini al cui gruppo è stata dedicata una targa.

Piace segnalare la presenza di due padovani di adozione, Giorgio Perlasca (1910-1992), volontario fascista della guerra civile spagnola che salvò moltissimi ebrei in Ungheria durante la seconda guerra mondiale e Gabriele Moreno Locatelli (1959-1993) – di cui abbiamo già parlato qui – membro dei Beati i costruttori di pace, morto a Sarajevo nel tentativo di posare una corona di fiori in ricordo della prima vittima della guerra bosniaca.

Parallelamente, sul lato ovest della città, si trova Villa Giusti, dove il 3 novembre venne firmato l’armistizio che pose fine alla Grande guerra e al suo immane carico di morte e distruzione: solo per l’Italia furono 654.000 morti, 452.000 invalidi e 240.000 condannati dai tribunali militari (delle esperienze di diserzione durante il primo conflitto mondiale abbiamo parlato qui).

Per concludere, infine, questo percorso circolare legato agli uomini di pace, si arriva, risalendo verso Nord, alla Basilica di Sant’Antonio, protettore di Padova, ricordato anche come portatore di pace.

«La nonviolenza non è passività, è resistenza attiva all’ingiustizia» sosteneva il premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel. Quando attraversiamo Padova ricordiamo questo insegnamento e, a cento anni dalla fine dell’«inutile strage», rendiamo la nostra città luogo di pace e accoglienza.

Luca Cirese – redazione ecopolis

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