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È passato un anno da quando il Comitato popolare Lasciateci respirare ha denunciato la forte presenza di diossine e altri inquinanti nel grasso animale di un pollo ruspante prelevato alle pendici del Montericco.

Ad ottobre però la provincia di Padova ha deciso di non procedere con il riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) concedendo di fatto al cementificio di Monselice di proseguire la sua attività fino al 2029.

Una scelta avvenuta nonostante i dati e le richieste del Comune di Monselice, un diniego che come Movimento riteniamo un atto di accondiscendenza nei confronti del cementificio Buzzi, impianto che la legge ha definito «impianto insalubre di 1a classe», da collocare dunque lontano dai centri abitati.

A seguito dei riscontri sono state attivate, tra il novembre 2017 e il giugno 2018, diverse campagne di monitoraggio dei suoli, realizzate da Arpav nelle aree a maggior rischio di deposizioni da ricadute atmosferiche del cementificio. I dati emersi, pur confermando la criticità della situazione, sono stati però minimizzati dalla stessa Arpav e utilizzati dal Sindaco di Monselice  per arrivare al ritiro delle ordinanze contro l’utilizzo, da parte del cementificio di Monselice, dei prodotti a base marna, miscuglio di sostanze contenenti anche ceneri provenienti da inceneritori di rifiuti.

Nonostante il quadro positivo emerso dalla relazione trasmessa al Comune di Monselice dal tecnico ambientale Alessandro Tasinato su quattro luoghi sensibili non analizzati – due scuole e il parco giochi situati nel quartiere Carmine insieme al cortile della scuola Tortorini  – lo studio ha però rilevato la presenza nei siti della scuola “Giorgio Cini” di diossine e di Zinco con valori superiori ai limiti di legge (CSC).

E la relazione del tecnico riporta uno studio, redatto dalla stesso cementificio di Monselice, sulla distribuzione delle ricadute delle emissioni, secondo cui il punto in cui la concentrazione delle emissioni assume il valore massimo si trova a circa 200 metri dal camino per le polveri e a circa 800 m per gli altri inquinanti, in direzione esattamente coincidente con la posizione del plesso scolastico della scuola “Giorgio Cini”.

Inoltre, se si confrontano – qui e qui trovate i grafici – i congeneri delle diossine e dei policlorobifenili (PCB) prelevati dal Monte Ricco, si verifica che  sui terreni distanti circa 800 metri la tipologia degli inquinanti coincide perfettamente.

Va sottolineato inoltre sia che i policlorobifenili  misurati non si formano dalla combustione di un qualsiasi prodotto clorurato, ma derivano da smaltimenti industriali di sostanze o rifiuti contaminati dai PCB stessi, sia che le sole emissioni di ossidi di Azoto del cementificio equivalgono a quelle di otto inceneritori come quello di Camin (qui trovate il grafico).

L’analisi dei dati porta dunque ad escludere che l’inquinamento rilevato nel cortile della scuola sia dovuto ad un fattore eccezionale – un barbecue, come banalmente ipotizzato –  quanto piuttosto che derivi da un’unica fonte emissiva di tipo industriale.

Tutto questo dimostra che non è sufficiente la bonifica del cortile della scuola “Giorgio Cini” e che è necessario chiudere il Cementificio. Per questo continueremo a contrastare il rifiuto della Provincia di Padova in ogni modo possibile, proseguendo con la nostra attività di informazione e mobilitazione (di cui abbiamo parlato qui e qui). Non ci arrenderemo ad avere fino al 2029 una così grande fonte di emissioni, la quale, oltre alla salute dei residenti, compromette e pregiudica l’economia non industriale.

Regione Veneto, Parco Colli e Comuni si devono attivare per applicare fin da subito l’articolo 19 del Piano Ambientale, che definisce questi impianti come incompatibili con le sue finalità: un piano per la dismissione di questa produzione, con le dovute garanzie per i lavoratori impiegati, potrebbe far guadagnare in salute e rappresentare un volano per tutte le altre attività economiche del territorio, dall’agricoltura al turismo ambientale e culturale fino all’enogastronomia e alle attività termali.

Francesco Miazzi – Movimento civico “Cambiamo aria”

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