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Per la complicata vicenda dei fondi del “bando periferie” pare essere arrivata nei giorni scorsi una definitiva schiarita da Roma. Uno degli interventi finanziati con queste risorse è il Parco delle Mura e delle Acque.

Un progetto, secondo le parole dell’Ass. Micalizzi, “strategico” che si è recentemente guadagnato una menzione speciale all’interno del premio Eco Tech Green indetto da Paysage nell’ambito di Flormart 2018. In attesa di vedere formalizzati i dispositivi legislativi con cui si concretizzerà il ripristino dei fondi e la loro ricaduta operativa in termini pratici, le attività attorno al progetto continuano a coinvolgere i cittadini alla scoperta del più grande monumento di Padova. Ne abbiamo parlato con Fabio Bordignon, del Comitato Mura.

Perché è tanto importante questo finanziamento?

Un grosso finanziamento può permettere di uscire dalla logica del restauro emergenziale del singolo bastione, della singola porta… È proprio quella l’idea del parco: una visione unitaria di percorso continuo, il superamento di una serie di barriere, divisioni, ostacoli. C’è una marea di aree verdi, alcune sono già parco altre sono abbandonate ma vanno ricucite, in termini di percorsi e di percezione.

Con i circa 6 milioni previsti da questo finanziamento può partire il restauro di un grande lotto, dalla zona di Codalunga sino alla golena San Massimo, tutta la parte nord-est lungo il Piovego. In più c’è l’illuminazione generale di tutto il circuito: adesso le mura di sera sono un grande buco nero, di cui è difficile rendersi conto e che può portare anche ad altri problemi, malfrequentazioni

Nel frattempo, cosa c’è in programma per le mura?

Il Museo Multimediale delle Mura (ne abbiamo già parlato qui, ndr) andrà avanti indipendentemente dal bando periferie.  Si prevede per il 2019 di realizzare nuove installazioni che con quelle già sperimentate nel 2016-2017 formeranno un percorso distribuito su tutti i lati del circuito murario.

Poi c’è Gira le mura: un’iniziativa che in 5 anni ha coinvolto oltre un migliaio di cittadini e che si svolge a tappe durante tutto l’anno.  Otto percorsi sono dedicati alle mura rinascimentali, ma non bisogna dimenticare che Padova ha avuto anche delle mura medievali, a cui sono riservate due uscite, di cui restano dei tratti che è bene conoscere per difenderli e capire l’evoluzione della forma della città

Non ne spieghiamo solo la storia ma anche come, recuperandone gli spazi, potrebbe cambiare l’immagine della città e quindi arrivando proprio al progetto del parco. È un modo di ragionare anche assieme alla cittadinanza su quelli che potrebbero essere gli utilizzi più compatibili e graditi degli spazi delle mura.

Come reagiscono le persone di fronte a questo grande monumento?

All’inizio c’è – ancora! – una reazione di inconsapevolezza. Ovviamente chi viene è già predisposto a capire, però non c’è piena cognizione del patrimonio enorme di luoghi, perché molti sono chiusi, molti sono nascosti.

Forse la tappa che crea maggior sorpresa, perché la gente non percepisce che lì ci sia il percorso delle mura e anche una storia, è quella che passa dentro l’ospedale, che è anche il problema più grosso per la realizzazione del Parco delle mura (ne abbiamo parlato anche qui, ndr). Ci vuole uno sforzo di condivisione e consapevolezza maggiore da parte di tutti i soggetti coinvolti per provare a risolvere positivamente quell’area. Siamo preoccupati.

Questi 11 km di mura, 20 bastioni, 5 porte sono ancora un monumento “difficile”. Però poi chi viene ne apprezza subito le potenzialità: con il progetto abbiamo individuato ben 7 livelli di utilizzo pratico. Vanno dal riconoscimento storico all’utilizzo ciclo-pedonale, ma c’è anche l’approccio speleologico, il rapporto con le acque… Ci lavoriamo in stretta relazione con altri gruppi e Associazioni, per esempio gli Amissi del Piovego e il Gruppo Speleologico Padovano CAI, in un approccio al restauro complesso e multidisciplinare e che non si deve fermare all’anello intorno alla città.

Con tutto questo fermento sembra quasi che il Parco esista già…

In un certo senso è così: noi vogliamo che il Parco delle Mura esista anche prima del restauro delle mura. Materialmente, il restauro di 11 km è un progetto che non può che impegnare più amministrazioni e per questo deve essere il più condiviso possibile e portato avanti da tutti, e quindi cerchiamo di farlo vivere anche prima: ma è chiaro che in moltissime situazioni le azioni materiali sono indispensabili anche per mostrare un segno tangibile di come possono cambiare alcuni ambiti di paesaggio urbano. È necessario che gli interventi partano.

 

intervista a Fabio Bordignon (Comitato Mura) a cura di Annalisa Scarpa – redazione ecopolis

 

Per partecipare a Gira le mura, tutte le informazioni qui.

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