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Ancora uno stimolo da un ente locale, questa volta dal consiglio comunale di Padova che in questi giorni ha votato all’unanimità una mozione affinché si completi l’idrovia Padova mare.

Si tratta di un’opera progettata come via trasportistica, alternativa alla gomma negli anni 60, iniziata negli anni 70 e costruita nel tratto iniziale da Saonara a Vigonovo ed in quello finale e poi abbandonata alla fine degli anni 80 per mancanza di fondi e di idee.

Dopo che due anni e mezzo fa è stato approvato il progetto preliminare per il completamento, tutto si è fermato ed è calato un assordante silenzio, ogni tanto interrotto dal rimpallo di responsabilità tra Stato e Regione Veneto.

E stiamo parlando di un’opera che tutti, comuni interessati, province, regione, a parole hanno definito indispensabile per la salvaguardia del rischio idraulico nelle provincie di Vicenza, Padova e Venezia, dopo che è stata dimostrata dall’Università di Padova la sua validità, evidentemente una volta completata, come canale scolmatore in caso di piena contemporanea di Brenta e Bacchiglione.

Un evento che fu la causa nelle nostre terre della terribile inondazione del novembre del 1966, ripetutosi parzialmente nel 2010 per fortuna con la piena del solo Bacchiglione. Da più di dieci anni emeriti studiosi come il prof. Luigi D’Alpaos sostenuti da Legambiente, da decine di altre Associazioni e comitati e dai Comuni stessi della Riviera del Brenta si affannano ad organizzare conferenze, dibattiti, petizioni affinché si arrivi al progetto definitivo e quindi a quello esecutivo.

Sappiamo dalla scienza statistica che certi fenomeni naturali hanno tempi di ritorno calcolabili con una buona approssimazione e non dimentichiamo che l’entità del fenomeno del 1966 oggi causerebbe danni enormemente più ingenti di allora. E questo a causa di un’urbanizzazione ben più elevata, soprattutto nei dintorni delle grandi e medie città, proseguita senza freni fino a portare il Veneto ad essere la seconda regione, dopo la Lombardia, per consumo di suolo (ben sopra il 12%, con Padova capofila con il 19%).

Certamente l’investimento previsto, 500 milioni, è importante, ma lo è ancor di più la posta in palio. Senza voler scaramanticamente pensare ad eventuali vittime in caso di disastro (ma è bene ricordare che negli ultimi anni è successo più volte in giro per l’Italia, ne abbiamo parlato qui), i soli danni materiali nel caso si verificassero le piene potrebbero essere decine di volte più grandi della spesa necessaria per il completamento.

E visto che i soldi per le grandi opere viarie nella nostra regione sono saltati fuori (ogni riferimento alla Pedemontana è puramente voluto), si trovi il modo di inserire l’idrovia nelle liste delle opere strategiche da finanziare e da realizzare con priorità.

E se il tema del rischio idraulico è quello più importante ed urgente da tenere sotto controllo, a nostro parere non è del tutto da escludere il valore aggiunto che l’idrovia potrebbe dare dal punto vista trasportistico come parte del sistema idroviario veneto-lombardo e come canale funzionale al movimento delle merci afferente al sistema dei porti dell’alto Adriatico e per il piccolo cabotaggio.

Bisognerebbe però che i politici del Veneto e della Venezia Giulia smettessero di farsi la guerra e lavorassero in sinergia per un sistema portuale diffuso in grado di fare concorrenza ai grandi porti del nord Europa. Così come sarebbe utile che non venisse vista con ostilità l’opportunità di collaborare con la Cina (possibile stato finanziatore dell’opera) per riproporre in chiave marittima la nuova Via della seta.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

One Response to “Idrovia Padova-Venezia, grande incompiuta vittima dell’indecisione politica”

  1. Luca Luciani ha detto:

    Le percentuali che continuamente, come un ciclico mantra, vengono proposte e riproposte non dicono nulla di scientificamente vero: sono soltanto artifici discorsivi. Il comune di Padova ha una superficie territoriale tra le meno ampie tra tutti i comuni italiani. Questo è avvenuto per particolari scelte politiche (poco lungimiranti) che gli estensori dei suddetti mantra conoscono alla perfezione. Quindi il 19% di consumo di suolo a Padova, o il 25%, o il 5%, rapportato come mero dato quantitativo alle percentuali delle altre città non dice NULLA di vero: infatti il confronto non dovrebbe avvenire sulla percentuale di consumo di suolo che dipende da VARIABILI diverse da città a città (la superficie effettiva dei vari comuni), ma negli effettivi km quadrati di questo consumo di suolo. La percentuale del consumo di suolo invece dipende sempre anche dall’ampiezza della superficie di suolo afferente ai differenti comuni con cui si rapporta il consumo. Superficie che è molto variabile (si pensi per esempio all’estensione territoriale del comune di Ravenna o di quello dell’Aquila).

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