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In questi giorni in un angolo di Padova che ha il suo fulcro nella chiesa e convento di San Francesco, nella via omonima accanto al MUSME,  è in corso l’Ottobre Francescano.

Un periodo particolarmente adatto per esplorare o per riscoprire le ricchezze artistiche e spirituali custodite negli antichi e accoglienti edifici, dove si è svolta gran parte della storia di Padova, quella che ha segnato soprattutto la vita dei malati e dei poveri.

Il programma dell’Ottobre Francescano prevede, accanto a tradizionali appuntamenti religiosi (benedizione degli animali, celebrazione del Transito), interessanti eventi culturali che danno visibilità ai luoghi legati a San Francesco:  la conferenza del  22 ottobre in sala della Carità, dedicata a padre Tullio Maruzzo missionario ucciso nel 1981 in Guatemala per il suo impegno per i poveri, o la serata musicale del 29 ottobre con la corale Iris Ensemble diretta da Marina Malavasi e accompagnata con l’organo da Nicola Lamon.  

Interessantissime anche le visite guidate ai tesori artistici di San Francesco; si svolgeranno, previa richiesta, nei fine settimana, nella chiesa e nel chiostro del convento. Le visite offrono occasioni preziose per apprezzare architetture e numerose opere d’arte che caratterizzano i maestosi edifici quattrocenteschi. Potremmo dire molto su San Francesco e dintorni, ma ci limiteremo a poche annotazioni, suggerendo caldamente una o più visite: sarà sempre tempo speso bene.

Per accedere alla chiesa si passa attraverso un porticato che collega l’edificio sacro al convento e all’antico ospedale – oggi sede del MUSME –  ricordandoci come in origine esso fosse parte di un unico complesso costruito nel ricordo di San Francesco per volontà di Baldo Bonafari e di Sibilia de’ Cetto.  Nelle lunette intravediamo tracce di affreschi sbiaditi (ma recentemente restaurati dall’Istituto Veneto dei Beni Culturali), raffiguranti la vita di san Francesco, attribuiti a Squarcione.

Altri affascinanti affreschi decorano la seconda cappella a destra, all’interno della chiesa: è la cappella di Santa Maria della Carità, ora detta anche dell’Immacolata, capolavoro realizzato tra 1523 e 1526 dal pittore Girolamo Tessari detto Dal Santo, su commissione della confraternita o scuola di Santa Maria della Carità, la cui sede sorgeva proprio di fronte all’edificio sacro. Nelle pareti laterali sono raffigurati episodi della vita della Vergine: a sinistra la Nascita e la Presentazione al Tempio, a destra l’Annunciazione e lo Sposalizio, mentre nella volta compare Dio Padre e, ai lati, Isaia, profeta mariano, e Geremia, profeta di Cristo.

Distribuiti sui pilastri esterni, sui sottoarchi della anticappella e della cappella e nella volta, vi sono 68 ritratti dei Re dell’Antico Testamento e degli Antenati di Cristo (nominati nella genealogia di Cristo enunciata dal Vangelo di Matteo), nonché dei Profeti, delle Sibille, dei Patriarchi e degli Evangelisti, ossia quanti hanno preceduto il Messia come progenitori o annunciatori, preparando l’evento principale della storia della salvezza: l’immacolata Concezione di Maria, mediatrice tra Dio e l’uomo e collaboratrice nella Redenzione assieme a Gesù Cristo. 

Pur tra mille opere d’arte, richiamiamo il bel rilievo in bronzo di Bellano, allevo di Donatello, raffigurante la Madonna in trono con bambino tra i santi Francesco e Pietro martire, a sinistra del presbiterio, sopra la porta dell’antisacristia. Tenerissima la Vergine che piega il volto alla carezza del Bambino proteso verso di lei.

Per questo motivo e per molti altri, Via San Francesco rimane una strada ricchissima, da frequentare, da valorizzare e da ammirare, nonostante la temporanea chiusura della mensa universitaria.

Silvia Rampazzo – redazione ecopolis

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