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Sabbadin on a bike_III CroppedChe ci azzeccano, direbbe un vecchio ministro, una vecchia bici, un ambientalista di mezza età, dei gruppi che fanno attività diversissime tra loro e una cooperativa che si occupa di energia?

Nulla, apparentemente. Eppure sono stati loro i protagonisti di quella che è forse la più originale delle iniziative di promozione della sostenibilità energetica del nostro Paese: si è infatti da poco concluso ènergiro, la prima campagna itinerante per le comunità del cambiamento, promossa da ènostra, la principale cooperativa di consumo e produzione energetico green senza scopo di lucro nata tre anni fa.

Si è trattato di una pedalata di una decina di giorni, partita da Padova e terminata a Roma dopo circa 735 km.

Protagonista è stato Davide Sabbadin, ambientalista di lungo corso e ciclo viaggiatore dal fiato corto, il quale ha accettato la divertente provocazione di mettersi sui pedali di una city bike comprata una decina di anni fa per incontrare le “comunità del cambiamento”.

Si tratta di cooperative, associazioni e gruppi spontanei che – ciascuno a proprio modo e con strumenti diversi – operano quotidianamente per costruire un futuro diverso e sostenibile per il nostro Paese, per lo più lavorando su beni comuni, l’accoglienza, il cibo e la mobilità sostenibile.

Lo scopo del giro era di raccogliere, attorno ad un aperitivo, diverse realtà attive nelle città toccate da ènergiro, in un intento di reciproca conoscenza e contaminazione.

Gli aperitivi sono stati anche l’occasione di far conoscere la cooperativa ènostra a persone che con essa condividono molti valori e un percorso, per provare ad allargare ulteriormente la base dei soci e consumatori di energia verde “buona”, come recita lo slogan della cooperativa, il cui obiettivo dichiarato è avvicinarsi il più possibile a “Som Energia”, la realtà spagnola gemella che conta oltre 40 mila soci e capace di raccogliere in poche ore, con il crowdfunding tra i soci, quasi due milioni di euro per costruire una pala eolica condivisa.

ènergiro CroppedIn realtà la strada in Italia è ancora lunga perché, eccezion fatta per le cooperative alpine dell’Alto Adige tra i più storici produttori elettrici del nostro Paese, i consumatori italiani sono abituati a un rapporto passivo con il proprio fornitore di energia: il concetto di consum-attore, ovvero diventare protagonisti delle proprie scelte energetiche, agendo anche in chiave di consumo etico, è distante dalla quotidianità di quasi tutti, anche di chi nella vita si adopera per il cambiamento verso una società più sostenibile. Eppure è semplice come cambiare il gestore telefonico, e assolutamente gratuito.

Pochi, tra i convenuti agli aperitivi, erano informati del fatto che dal 1 luglio 2019 tutti i consumatori dovranno passare al mercato libero. Nessuno (salvo quelli i già soci) aveva sentito parlare di cooperative energetiche. E men che meno aveva sentito parlare di aziende non-profit nel campo dell’energia.

Il tour ha visto la conclusione a Roma, presso il circolo Arci Monk, dove si sono incontrati per un dibattito sul futuro dell’energia e sulle cooperative energetiche l’eurodeputato Dario Tamburrano, Sergio Ferraris, Andrea Boraschi di Greenpeace e alcuni soci del Gruppo di Azione Territoriale romano di Banca Etica.

Il punto di ricaduta comune per tutte le realtà presenti, in sostanza, è stata la necessità di animare le comunità energetiche, intese non solo come cooperative, ma anche come gruppi di cittadini che promuovono e condividono la produzione e il consumo locale dell’energia, intesa come bene comune e mediata dalle smart technologies che rendono ormai possibili e convenienti modelli che fino a pochi anni fa parevano impensabili.

Da ultimo, al dibattito romano, è arrivato anche il ciclo viaggiatore, che, tra una tartina e un brindisi ha concluso l’ènergiro con il più classico degli auguri, nel cinquantenario del maggio francese: «ce n’est qu’un debut», è solo l’inizio. E chissà che non abbia ragione lui.

Davide Sabbadin – responsabile efficienza energetica Legambiente

L’articolo è stato pubblicato la prima volta sul numero 3/2018 della rivista QualEnergia, il cui archivio è consultabile qui.

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