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Citta sottile museo_miniUn’idea, quella di Antonio Panzuto, architetto e scenografo padovano, e un progetto che ha coinvolto le scuole Ricci Curbastro della Guizza, Arcobaleno di Brusegana, Giovanni XXIII della Stanga, Francesca Randi di via Piave: quattro quartieri, ciascuno con le sue peculiarità. Un percorso multiforme che porta, oggi, ad un’installazione collettiva negli spazi del Museo Diocesano (clicca qui). Non una mostra ma un percorso, tanto per chi ha partecipato all’elaborazione, quanto per chi lo visita. Ecco i due diversi punti di vista.

«La città sottile è tante città diverse e sorprendenti, attraverso le quali il visitatore, grande o piccino che sia, può scoprire cose inattese, punti di vista mai considerati, scorci nuovi.
Per le quinte della scuola Randi, l’esperienza della Città Sottile si è inserita in un progetto biennale che ha messo al centro la città: i bambini hanno “percorso” e “ripercorso” le strade, le piazze, i ponti, i quartieri di Padova e in senso lato di una città immaginaria e immaginata. Sono entrati nella Padova storica, artistica, architettonica, letteraria, scientifica, attraversando epoche e incontrando personalità di spicco. Hanno visitato luoghi scoprendone i segni e i simboli, li hanno letti e analizzati per capire e per migliorare l’ambiente in cui vivono.

Sullo sfondo di una città reale le idee e le emozioni suscitate in loro da questo “cammino” si sono poi sviluppate in diverse forme nei laboratori teatrali, fino ad arrivare ad una città completamente nuova e piena di libertà.
Nei lavori dei ragazzi c’è forza e freschezza, c’è profondità: con solo un pizzico di attenzione si coglie quanto di loro stessi hanno messo in gioco, nei disegni, nei testi, nei video.
Una delle poesie appese alle pareti racconta:

Il laboratorio è stato come un diamante sull’anello
e le risate di tutti i bambini
erano una goccia d’acqua su un lago molto vasto.
Ma quella goccia era una goccia piena di fantasia,
che al lago mancava da sempre.

La città sottile è una ragnatela di sogni e progetti da non perdere. »

Costanza, docente scuola primaria

«La Città delle Porte è la città che accoglie, e non poteva essere altrimenti: un labirinto di porte-pareti, così simili e tutte diverse, ciascuna con il suo civico, i suoi personaggi, la sua storia. Si può leggerla nei disegni o sentirla raccontare dalle voci dei bambini che le hanno create, magari inseguendo i numeri, con i visitatori più giovani e Vania, la nostra guida. Scene di vita quotidiana e residenze fantastiche, una città intera di situazioni e possibilità. Si prosegue in una città enorme, che ha mangiato case e città di tutti i tipi. Una città maiale, grassissima e permalosa. Qui i disegni si combinano con i vetri di bottiglie e contenitori, e le luci. Vicina, una città sospesa, che si muoverà se soffiamo, e poi una città valigia, con le gambe lunghe e le case nascoste tra i vestiti. Disegni e testi ci accompagnano, Vania racconta, combinando magicamente musiche e rumori. Arriviamo nella città capovolta. Qui abbiamo il permesso di stenderci sul pavimento, lasciando che le voci dei bambini si combinino con le immagini, e le foto d’autore – reinterpretate – alle pareti.
Poco prima di alzarci, assaporiamo l’esperienza, la sensazione di muoversi in un mondo fantastico e complesso, utopico appunto.
L’ultima è la città senza nome, abitata da persone senza volto, ma anche dai video delle esperienze dei ragazzi. Senza volto, senza nome: perché proprio nulla sappiamo del futuro se non che possiamo inventarlo… »

Annalisa Scarpa – redazione di ecopolis

One Response to “Città sottile: la parola ai bambini”

  1. Andrea ha detto:

    questo articolo – a due mani – mi ha fatto venire voglia di andarla a vedere la mostra, anche se non son più un bambino!

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