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colli euganei_appello_natura_cultura_lavoroSono passati 34 anni dalla Legge Regionale n. 40 sulle aree protette: dopo tanto tempo, il semplice esame del testo avrebbe dovuto consigliarne una revisione complessiva.

La Giunta Regionale veneta ha deciso però di adottare un provvedimento minimalista, che si preoccupa solo di risistemare gli organi dirigenti delle aree protette per sostituire l’istituto del commissariamento, mostrando come sia difficile affrontare le questioni scrivendo riforme con un orizzonte culturale e politico alto.

Per ridare slancio ai parchi e alle aree protette riteniamo non basti la modifica di una legge, soprattutto se la revisione si concentra sulla efficienza della gestione, accentrando i  poteri negli organi di governo e marginalizzando i territori e i suoi attori sociali, a discapito della qualità e del capitale di biodiversità dei nostri parchi.

I poteri di coordinamento vengono infatti accentrati nella Giunta Regionale, al fine di garantire correttamente l’unità delle politiche (art. 2, punto 2) senza che però via sia nessun bilanciamento poiché non si assegna nessun ruolo decisivo agli enti di gestione (art. 2, punto 3).

Il testo esclude, inoltre, la rappresentanza delle componenti della società locale e delle province, differentemente da come avviene in molte regioni italiane: rimane così solo la componente regionale, senza che vi sia peraltro un’ampia rosa di candidati.

Vi è infine un accentramento nel Consiglio direttivo delle aree, perché la revisione non prevede né la presenza dei soggetti in rappresentanza delle attività produttive maggiormente diffuse nel territorio né dei soggetti socialmente attivi nella zona.

Colpisce in particolare che su questo il testo preveda, per la “specificità dei territori montani della Lessinia”, la rappresentanza dei proprietari terrieri. Ma il Parco della Lessinia non ha nessuna particolarità rispetto alla realtà nazionale e regionale, in cui la presenza di terreni privati raggiunge l’87% della superficie. Dunque di quale specificità si sta parlando? Restiamo dunque convinti che non vi dovrà essere nessuna rappresentanza per una componente che incarna la rendita fondiaria a scapito delle categorie produttive e che nell’ultimo anno ha emesso alti lamenti contro il parco della Lessinia considerato “zavorra”, nonostante gli ampi finanziamenti che hanno ricevuto negli ultimi 25 anni.

L’accentramento porta poi a marginalizzare varie realtà. Innanzitutto la Consulta viene isterilita da un compito di semplice “informazione e consultazione”, senza che abbia alcun potere di auto-convocazione né che possa esprimere pareri qualificati e vincolanti.

Ma c’è anche la messa a margine del Comitato Tecnico Scientifico che dalla revisione ottiene solo funzioni consultive, non ha alcun potere di iniziativa e il cui parere è vincolante solo entro i 30 giorni: insomma una identità tutta diversa da un ruolo di supporto delle scelte del Consiglio Direttivo come suggerirebbe la logica gestionale.

E c’è anche il rischio preoccupante che ad essere marginalizzato sia lo stesso Consiglio Regionale, dato che il testo riserva ogni nomina e decisione a Presidente e Giunta.

Oltre a queste criticità, la revisione mostra indifferenza all’evoluzione che il mondo delle aree protette ha avuto negli ultimi trenta anni, non aggiornando la legge rispetto all’attuale proposta né al cambio di valuta.

Occorre invece una vera revisione della legge che rafforzi le politiche di conservazione della natura e possa avviare seriamente una politica di valorizzazione delle eccellenze in termini di benessere ed economia circolare. Un’azione in grado di mettere a sistema le migliori esperienze, che, all’interno delle aree protette, hanno saputo legare in maniera feconda la conservazione della natura allo sviluppo sostenibile, andando oltre alla concezione superata di “vincolismo”.

Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto

Qui trovate il testo completo della lettera di Legambiente Veneto ai consiglieri della II commissione consiliare regionale sulla revisione della legge

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