Feed on
Posts
Comments

alluvioneIl Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dei bacini dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Piave e Brenta- Bacchiglione (PAI – 4 bacini), adottato dall’autorità competente il 9 novembre 2012, ha introdotto nella cartografia la nuova categoria delle “zone di attenzione”.

Si tratta di aree che sono considerate pericolose qualora si verifichi uno dei seguenti casi: esistano specifici studi o previsioni degli strumenti urbanistici che segnalano situazioni di dissesto idraulico e/o geologico, oppure che tali fenomeni di dissesto si siano storicamente verificati.

I comuni non potranno rilasciare permessi ed autorizzazioni di trasformazione del suolo, all’interno di tali aree, senza avere prima verificato che gli interventi richiesti siano compatibili con la specifica natura del dissesto individuata.
In ogni caso, in applicazione del regime di salvaguardia di cui all’art. 8 delle norme di attuazione del PAI, nelle zone di attenzione, ad eccezione degli interventi di mitigazione del rischio e di tutela della pubblica incolumità, nonché di quelli previsti dal Piano di bacino, è vietato, in rapporto alla specifica natura e tipologia di pericolo individuata:

a. eseguire scavi o abbassamenti del Piano di campagna in grado di compromettere la stabilità delle fondazioni degli argini, ovvero dei versanti soggetti a fenomeni franosi;
b. realizzare tombinature dei corsi d’acqua;
c. realizzare interventi che favoriscano l’infiltrazione delle acque nelle aree franose;
d. costituire, indurre a formare vie preferenziali di veicolazione di portate solide o liquide;
e. realizzare in presenza di fenomeni di colamento rapido interventi che incrementino la vulnerabilità della struttura, quali aperture sul lato esposto al flusso;
f. realizzare locali interrati o seminterrati nelle aree a pericolosità idraulica o da colamento rapido.

Inoltre, al fine di non incrementare le condizioni di rischio nelle aree fluviali e in quelle pericolose, la norma del PAI precisa che tutti i nuovi interventi consentiti dal Piano o autorizzati dopo la sua approvazione, devono essere tali da:

  • mantenere o migliorare le condizioni esistenti di funzionalità idraulica;
  • agevolare e comunque non impedire il normale deflusso delle acque;
  • non aumentare le condizioni di pericolo dell’area interessata, anche a valle o a monte della stessa;
  • non ridurre complessivamente i volumi invasabili delle aree interessate tenendo conto dei principi dell’invarianza idraulica e favorire, se possibile, la creazione di nuove aree di libera esondazione;
  • minimizzare le interferenze, anche temporanee, con le strutture di difesa idrogeologica.

Solo gli interventi, anche all’interno dei Piani di Lottizzazione, per cui sono già stati rilasciati i permessi e le autorizzazioni prima dell’adozione del PAI, potranno essere realizzati senza tenere conto delle prescrizioni sopra riportate.

Molti quartieri della città sono interessati dalle nuove zone di attenzione del PAI (Salboro, zona industriale, Isola di Terranegra, Forcellini, San Gregorio, la Mandria, zona Palestro, Chiesanuova, una parte dell’Arcella), per cui l’ex assessore all’Urbanistica, ora ‘Vicesindaco facente funzioni’, Ivo Rossi, pur condividendo gli obiettivi del Piano di Assetto idrogeologico, si è preoccupato per il blocco dei cantieri ed ha scritto alla Regione per trovare una soluzione.

A nostro avviso, le norme del Piano sono norme prima di tutto di buon senso, che avrebbero dovuto essere inserite direttamente dal comune nel suo Piano di Assetto del Territorio (in parte, peraltro, ciò è stato fatto, come per il principio di invarianza idraulica nelle lottizzazioni); non si deve, quindi, derogare da quanto prescritto dall’Autorità di Bacino ma si può, eventualmente, provvedere a semplificare l’iter burocratico dell’adeguamento dei progetti.

La via maestra è tuttavia quella di andare oltre, provvedendo ad una moratoria edilizia nelle aree a rischio idraulico come chiesto (e ribadito in un recente comunicato stampa) da Legambiente.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

6 Responses to “Rischio idraulico: ora conosciamo le aree a rischio e cosa non fare”

  1. carlo ha detto:

    hai visto l’articolo di qualche giorno fa sulle zone a rischio segnatein ” color ocra “, che la Regione di fatto ha eliminato ?
    Se non te l’ho mandato, dimmelo che te lo giro.
    ciao

    • lorenzo cabrelle ha detto:

      Per un errore di comunicazione è stata pubblicata la prima stesura dell’articolo, senza le integrazioni apportate a seguito della decisione della giunta regionale sulle zone di attenzione, quelle di colore ocra. Invero la giunta regionale non ha eliminato né ridotto le prescrizioni del Piano di Assetto Idrogeologico, ha solo sollecitato l’Autorità di Bacino a definire all’interno delle “zone ocra”, il grado di pericolosità esistente al fine di modulare puntualmente i divieti. Riporto di seguito la parte corretta dell’articolo:
      “La Regione, proprio in questi giorni, ha invitato l’Autorità di Bacino a dettagliare meglio le prescrizioni, individuando il grado di pericolosità all’interno delle zone di attenzione al fine di evitare il blocco degli interventi che tanto assilla i sindaci.
      A nostro avviso, però, le norme del Piano sono norme prima di tutto di buon senso, che, nel caso di Padova, avrebbero dovuto essere inserite direttamente nel Piano di Assetto del Territorio (in parte, peraltro, ciò è stato fatto, come per il principio di invarianza idraulica nelle lottizzazioni). È pacifico, poi, che i comuni nel rilasciare permessi di trasformazione del territorio sono responsabili dei danni che possono derivare all’ambiente ed anche agli stessi soggetti a cui hanno rilasciato il permesso. Non si deve, quindi, derogare da quanto prescritto dall’Autorità di Bacino, ma si può, eventualmente, provvedere a semplificare l’iter burocratico dell’adeguamento dei progetti affinché venga minimizzato il rischio sia di creare danni all’ambiente sia di subirli.

  2. Grazia Tota ha detto:

    mi piacerebbe tanto sapere a quale PAT rispondono tutte le nuove costruzioni in riva al Bacchiglione dal Bassanello fino a Voltabrusegana! Il veccho borgo dei barcari che sarebbe stato giusto al massimo restaurare salvando così una importante testimonianza storica, è stravolto da ampliamenti esagerati e che non rispondono neanche a qualche criterio estetico! (piano casa berlusconiano?) Sarà per questo tipo di sviluppo che il nostro sindaco è stato fatto ministro dello sviluppo? Quanto ci costerà la prossima alluvione?

  3. Giuseppe R. ha detto:

    In merito alla circolare dell’Autorità di Bacino ho rilevato nella stampa locale che l’assessore regionale Conte ed il vicepresidente Zorzato hanno disposto -con loro circolare- che il P.A.I. non pone alcun divieto di edificazione per cui si potrà ancora costruire ed urbanizzare con criteri di “buon senso”.
    Mi sembra che la loro circolare riporti la data del 22 marzo scorso.

    ……. poveri noi se dobbiamo ancora dipendere dal buon senso (speculativo ed ingordo) di certi sindaci nostrani.

    Penso valga la pena di ritornare sull’argomento commettando il disposto regionale che è riportato nella stampa locale ma penso anche nel sito della Regione Veneto.
    saluti,
    Giuseppe

  4. giuseppe ha detto:

    grazie per il vostro impegno

  5. giuseppe ha detto:

    condivido vostro impegno

Leave a Reply