Feed on
Posts
Comments

bus_pau-casals-587187-unsplashLa notizia è dello scorso aprile, quando abbiamo dato spazio su Ecopolis a una proposta di Studenti Per – UDU Padova: si parlava di un accordo tra Università, Comune e Busitalia Veneto che concedesse il trasporto pubblico gratuito – o quasi – agli studenti universitari iscritti a Padova.

L’aumento delle normali tasse universitarie sarebbe di una cifra intorno ai 20 euro. Un aumento leggero per gli studenti, ma di grande impatto per l’azienda dei trasporti, che vedrebbe entrare all’inizio di ogni anno accademico quella cifra moltiplicata per oltre 58 mila immatricolati (dati a. a. 2015/16). Si tratterebbe di oltre un milione di euro.

Altrove, le proposte simili al momento non mancano: se da una parte le pressioni dell’Europa per contrastare l’uso di combustibili fossili stanno già producendo esperimenti di trasporto pubblico gratuito in Paesi come la Germania, dall’altra città universitarie come Trento garantiscono già ai propri studenti un servizio di “libera circolazione” simile a quello proposto per l’Unipd, con un costo aggiuntivo nelle tasse universitarie di soli 50 euro all’anno.

Quello del trasporto pubblico è senza dubbio un tema strategico per la nostra città, oltre che complementare con altre forme di mobilità e con il tema stesso della sostenibilità ambientale. Già nei primi anni 2000, Davide Sabbadin aveva elaborato un dossier di Legambiente sulla “socializzazione dei costi”, che non aveva però superato le resistenze e le preoccupazioni dell’ESU dovute ad un seppur piccolo aumento delle tasse universitarie (si parlava all’epoca di una cinquantina di euro). Sicuramente i tempi non erano maturi.

Oggi l’aria è cambiata, e la possibile collaborazione si è fatta più reale che mai. Si tratta di un’iniziativa che porta in sé una serie di vantaggi sia per la comunità che per l’azienda dei trasporti: in termini di competitività, trasformerebbe Padova in una delle città con il più alto utilizzo di mezzi pubblici in Italia – portando il numero di abbonati a quasi un padovano su tre.

Inoltre, non è difficile pensare che questo tipo di approccio possa estendersi in futuro ad altre categorie urbane, come i lavoratori che vengono da fuori Padova legati alle tre grandi realtà lavorative del centro: l’ospedale, l’Università e il Comune.

Un’iniziativa che punta a un aumento di presenze sugli autobus sia nelle ore di punta che in quelle di morbida, potrebbe idealmente spingere l’azienda stessa a creare nuovi servizi – nuove tratte, ma anche linee serali – rendendo più vitali e attrattive le periferie, senza l’incognita della mobilità limitata.

Autobus e tram pieni significano prima di tutto meno auto, meno traffico e meno consumi. Una vittoria in termini sia di salute che di mobilità per tutti, ma non solo.

Questo nuovo approccio cambierebbe completamente un’immagine fin troppo diffusa del trasporto pubblico come servizio residuale, destinato solo ad anziani, minorenni e le altre categorie tradizionalmente escluse dal trasporto privato per scelta o necessità: i mezzi pubblici ben funzionanti sono una risorsa per l’ambiente e per tutti.

Legambiente Padova

3 Responses to “Autobus (quasi) gratis per gli studenti: una prospettiva di sistema”

  1. Laura Zanchin ha detto:

    Per voi forse 20 euro in più sono pochi, ma equivalgono a 5 pasti in mena. Ci sono moltissimi studenti universitari, sia di fuori città che padovani, che usano la bici e non i mezzi pubblici e non hanno l’auto, quindi già non inquinano. Sarebbe un’ingiustizia far pagare una vera e propria tassa per un servizio che non si usa. L’adesione deve essere volontaria e non obbligatoria. In questo senso va ripensata e articolata seriamente la proposta.

    • Andrea Nicolello ha detto:

      cioè preferisci che paghino quasi 300 euro di abbonamento? La socializzazione della spesa di un servizio è una ottima cosa, infatti la principale organizzazione di rappresentanza degli studenti l’ha capita e l’ha fatta propria! Quando piove, avere un abbonamento in tasca ti fa saltare su un autobus anzichè saltare la lezione o chiedere l’auto in prestito. Poi abbiamo l’enorme problema di chi è fuori sede (arco 50km) che viene in auto per frequentare o dare esami (leggi le statistiche di UniPd). Una parte di quelli li dobbiamo spostare sul TPL e/o treno.

  2. Fabrizio Pd ha detto:

    Perché non estendere questa proposta anche agli studenti e personale delle scuole superiori? Potrebbe incentivare in loro (e forse anche nelle loro famiglie) l’uso del mezzo pubblico ed evitare parte del traffico legato al periodo di apertura delle scuole (guarda caso da metà giugno a metà settembre sembra di vivere in un’altra città per quanto riguarda il traffico…)

Leave a Reply to Fabrizio Pd