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Intervista Padova OriginaleCome è possibile valorizzare oggi, dal punto di vista turistico, il patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico di Padova? Di questo abbiamo parlato con Piero Casetta, guida esperta, nonché fondatore di Padova Originale, un’iniziativa per scoprire, attraverso insolite escursioni, una Padova inaspettata.   

Nell’epoca del digitale, proposte turistiche basate sulle emozioni contribuiscono a valorizzare un territorio nelle sue peculiarità culturali e ambientali?

Come?

Le peculiarità culturali di un territorio non sono più percepite solo come un tessuto di monumenti, ma anche come tessuto di rapporti umani e sociali. Non ha più senso mostrare agli ospiti la più antica rappresentazione della gallina padovana, che si trova all’Oratorio di San Michele, senza poi fargliela assaggiare. Altrettanto non ha senso parlare di Padova città d’acque senza farla navigare. Bellissimi gli affreschi di Giotto, ma a cosa serve visitarli senza dimostrare che una scena importantissima del cartoon “Re Leone” è realizzata sulla base del Bacio di Giuda di Giotto?

Per una Guida quanto è importante curare le relazioni con gli attori locali, quali i custodi di piccoli musei, i ristoratori, le Associazioni di volontariato culturale?

È di vitale importanza. Altrimenti la Guida diventa un’audioguida, una app, un robot. Ma per una Guida è anche importante sapersi rapportare con gli ospiti tenendo conto proprio di quegli aspetti emozionali ed esperienziali, che fino a venti o trent’anni fa non avevano alcun peso. Ritengo che in futuro le Guide dovranno essere non soltanto abilitate, ma certificate ai sensi dell’apposita norma europea, la DIN EN 1556 , già molto richiesta alle Guide tedesche. Per essere al passo coi tempi, Padova Originale ha già stilato la propria “Guida per le Guide di Padova Originale”, che riflette gran parte dei contenuti della norma.

Cosa può offrire oggi Padova dal punto di vista paesaggistico e naturalistico?

Padova offre una delle più lunghe cerchie murarie d’Italia, per gran parte percorribile in barca e quindi osservabile da un punto di vista completamente diverso, in cui odori e suoni sono altri e più gradevoli rispetto a quelli percepiti in auto o in corriera.

Offre anche un parco massonico quale il Parco Treves de’ Bonfili, realizzato da Giuseppe Jappelli. Ma per essere gustato appieno va osservato anche da una postazione particolare, ossia dal giardino monumentale della vicina enoteca. Attenzione però: i vini non vengono fatti degustare da un sommelier; Ubaldo vuole essere chiamato oste e gli piace raccontare la sua avventura volta alla riqualificazione di quello straordinario lembo di terra.

Padova offre inoltre sia il più antico Orto Botanico del mondo sia quello più moderno, che è il Giardino della Biodiversità. Ma entrambi possono essere apprezzati appieno soltanto se viene illustrato il loro stretto rapporto col Prato della Valle e la Canaletta che lo cinge.

Il Parco d’Europa è invece un’occasione persa. Venne concepito come parco monumentale contemporaneo e collegato al fiume attraverso un’arditissima passerella che “sovrapassa” una trafficatissima via, portando ad un comodo pontile. Ma si è poi preferito snaturarlo e impiegarlo come banale piazzale da concerti.

Quali sono i punti di forza e i limiti della navigazione fluviale a Padova? Sarà una risorsa per il turismo del domani?

I punti di forza sono costituiti da una rete navigabile invidiabile, formata da un intreccio di corsi d’acqua sia artificiali sia naturali di forte impatto monumentale e naturalistico e di grande interesse per la storia tecnologica. Quest’ultima è rappresentata da macchine idrauliche, vecchi argini, burci… Vi sono inoltre persone ben felici di raccontare il trascorso degrado e la rinascita che ora è in corso.

I limiti sono dati dalla mancanza, per esempio, di una conca di navigazione al Ponte di Sant’Agostino che permetta di circumnavigare la città.

Riguardo al futuro del turismo è impossibile pensare di continuare a promuovere Padova senza mai parlare di navigazione e di corsi d’acqua. La Cappella degli Scrovegni e la Specola presto li presenteremo come raggiungibili non solo a piedi, in bici e in auto, ma soprattutto in barca.

intervista a Pietro Casetta (Padova Originale) a cura di Silvia Rampazzo – redazione ecopolis

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