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selvatico e mura tagliataDiciamolo subito, così evitiamo equivoci sulle nostre intenzioni: è giusto e sacrosanto che il Selvatico, liceo artistico erede della gloriosa scuola d’arte, rimanga nella sua sede storica, l’ex macello jappelliano.

Approfittando però dell’occasione per ripensarne e valorizzarne ulteriormente l’utilizzo.  Ripartendo da quella parola che sta nel titolo della scuola “artistico”, che parla di valori estetici…

Perché, se si ragionasse in termini di estetica, nessuno avrebbe dubbi su cosa bisognerebbe fare… Dire che un’estensione, di carattere dichiaratamente provvisorio, un prefabbricato, eretto in emergenza, debba essere conservato solo perché non risulta abusivo, è una forzatura.

E infatti, fino a prova contraria, la Soprintendenza ha solo preso atto che non può imporne la demolizione, non ha espresso l’intenzione di impedirla.

Tanto più che l’orrendo edificio che vediamo oggi non è affatto quello che era stato approvato nel 1967, un prefabbricato su palafitte con una sua elegante leggerezza, seppure del tutto estraneo al contesto.

Troppo elegante, forse, visto che fu subito modificato chiudendo il vuoto sottostante, con una soluzione che ne ha fatto solo un brutto scatolone, con annesso parcheggio nella golena, tra le mura cinquecentesche e il Piovego (destinazione in ogni caso non più accettabile, questo deve essere chiaro).

Ahinoi, oggi non si parla di riportarlo al suo aspetto originario, ma al contrario di ristrutturarlo, eliminando la suddivisione in due piani. Con costi prevedibilmente molto alti, visto che la struttura si regge sugli originari pilastri, che, per farne un unico volume, bisognerebbe eliminare, ripensando radicalmente la statica dell’edificio.

Ne vale davvero la pena? Per una scuola “d’arte”? E dunque, perché non cogliere l’occasione per ripensare la sistemazione dell’intero complesso, partendo dal recupero, non dal semplice restauro manutentivo, dell’edificio di Jappelli con le estensioni più antiche, affrontando l’idea di sostituire, riprogettandole ex novo, le estensioni tarde, se davvero le funzioni in esse ospitate non fossero davvero trasferibili in una seconda sede?

Perché è comunque un dato di fatto che l’attuale complesso non potrebbe in ogni caso contenere l’intero Liceo e quella che si vorrebbe ridurre, giustamente, è solo la dispersione in troppe sedi diverse, riducendola alla sede centrale e a una succursale.

Ma l’eliminazione del prefabbricato, e anche del corpetto intermedio, aggiunto agli inizi degli anni cinquanta, già esso un inaccettabile sfregio al contesto (diversamente dai due precedenti ampliamenti di inizio Novecento, realizzati almeno in una logica di integrazione formale con l’edificio storico) sarebbe però auspicabile anche per un altro ordine di considerazioni.

L’esigenza di conservare una memoria di grande valore, costituita dall’edificio del macello e dalla nobile tradizione della scuola che vi è subentrata, si incrocia infatti con quella di valorizzare, finalmente e doverosamente, un altro patrimonio finora ignorato o sottovalutato, costituito dalla cinta muraria cinquecentesca.

Realizzando quel Parco delle Mura e delle Acque che non è un giardino, e neppure un semplice anello di verde intorno alla città, ma è la città futura: nel senso che, partendo dal Parco e dalle sue mura, Padova potrebbe ridisegnare la sua intera immagine, di città d’arte e di storia.

Chi deciderà i destini del Liceo Selvatico e dell’edificio che lo ospita porta un pezzetto della responsabilità di rendere possibile quel Parco, di ridare vita e valore a Padova.

Così come la porta, a una scala ben maggiore, chi sta determinando il futuro assetto dell’area ospedaliera.Se non ci si decide ad allargare lo sguardo, a vedere una città e non tanti piccoli pezzi, Padova resterà per sempre un brutto esempio fallimentare di una modernizzazione forzata.

Sintesi della lettera aperta del Comitato Mura a cura di Lorenzo Cabrelle – redazione ecopolis

Per leggere il testo integrale clicca qui

One Response to “Il Selvatico, Jappelli e il Parco delle Mura e delle Acque”

  1. francesca ha detto:

    forse è sfuggito ai più che metà corsi del Selvatico si svolgevano invece in via Belzoni…visto che la sede era insufficiente.
    e che dire della soluzione presa in extremis di spostare molte classi a ridosso di S.Giustina?

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