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20180503_184447La capitozzatura degli alberi, praticata da molti anni e ancora in auge a Piove di Sacco, ha causato molti danni alle piante dei luoghi più caratteristici e degni di tutela del nostro paese, come nei pressi del Santuario della Madonna delle Grazie, in Via Piave, in Via Barchette e in Viale degli Alpini.

Si tratta di interventi sbrigativi nel nome di una presunta sicurezza che invece al contrario compromettono la salute e la stabilità delle alberature di interi viali.

Le pesanti mutilazioni inducono uno stato di stress e una alterazione talvolta permanente dell’aspetto e della fisiologia dell’albero; inoltre le ampie ferite esposte sono una porta d’accesso per innumerevoli agenti patogeni, tanto che alberi di soli 70/80 anni vengono spesso considerati a fine vita anche se la genetica consentirebbe loro un ciclo  di alcune centinaia di anni.

Si crea così un paradosso: credendo di risparmiare sulle opere di manutenzione, si taglia pesantemente la chioma sperando di non dover intervenire per alcuni anni, ma l’albero invece reagisce a questa aggressione come può, vegetando svariati rami attorno alle ampie ferite, cioè su legno ammalorato.

Questo obbliga l’Ente di turno a continui interventi eseguiti spesso da personale non qualificato che sovente vanno a compromettere definitivamente la pianta, e a questo di norma segue una perizia sbrigativa che decreta la necessità del suo abbattimento! Come dire, oltre al danno, la beffa.

Le Associazioni del territorio che hanno a cuore gli alberi di Piove di Sacco assistono con sgomento a queste pratiche e sono costrette a farsi sentire attraverso mobilitazioni o a richiedere interventi di cura raramente concessi (non c’è un solo albero in cura a Piove di Sacco in questo momento!) o qualche precauzionale corda elastica per branchie particolarmente importanti.

Una volta poi che gli alberi sono abbattuti, a poco valgono i palliativi reimpianti in quanto si tratta dei soliti smunti alberelli che raggiungeranno l’aspetto dei predecessori (se avranno miglior fortuna di essi) ben oltre il nostro umano ciclo di vita.

Le spese di manutenzione invece dovrebbero essere utilizzate per potature professionali, che rispettino la fisionomia e la fisiologia della pianta e con esse la sua salute e la sua stabilità, e al contempo richiede negli anni dei micro interventi decisamente meno costosi di quelli attualmente praticati.

Una potatura professionale è quindi un sicuro investimento non solo economico, ma anche su tutti gli altri aspetti perché garantisce la sicurezza della pianta, il rispetto della sua funzione estetica e storica, nonché la sua indispensabile funzione ecologica di assorbimento dell’anidride carbonica che solo una chioma matura può svolgere adeguatamente.

Bisogna ricordare poi il valore aggiunto che delle alberature sane, rigogliose e stabili portano ai luoghi che contornano, siano essi i quartieri residenziali che i luoghi pubblici.Per il singolo si tratta di un valore affettivo importante, per la collettività si tratta di un valore identitario, specie quando gli alberi, organizzati secondo precisi schemi, sono preziosa eredità delle generazioni precedenti che hanno voluto dare lustro e valore ai luoghi della vita della comunità.

Si pensi ad esempio all’importanza delle alberature all’ingresso di Piove per chi arriva in treno e percorre Viale degli Alpini, o alla spettacolare cornice che gli alberi offrono alla secolare processione del voto lungo il Viale della Madonna delle Grazie o ancora alla stabilizzazione che offrivano alle vie d’acqua che nel passato erano opere di difesa e vie di comunicazione con il veneziano. Un’eredità da proteggere e da valorizzare.

Stefano Tuzzato, Legambiente Piove di Sacco

One Response to “La Capitozzatura che minaccia gli alberi: il ritorno di una pratica dannosa”

  1. elena macellari scrive:

    Perchè non viene rispettato il Capitolato delle opere a verde in vigore in Veneto dal 2014, chi è che deve far rispettare questa Legge ? Perchè non vengono applicate sanzioni ?

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