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comitato mura nuova pediatriaSta per verificarsi uno di quegli annunciati terremoti urbanistici, generati da tanti attori diversi che, animati da buone e anche nobili intenzioni, agiscono nel rispetto di leggi e vincoli.

Ma sono incapaci, per ragioni diverse, di prevedere l’incombente disastro e di scegliere una possibile (come nel caso in esame) soluzione alternativa; ognuno paralizzato dal timore di essere additato come “colui che ha bloccato tutto”.

Padova sembra avere una vocazione all’autodistruzione, alla cancellazione del proprio passato, storico e materiale, e della propria bellezza, per inseguire le lusinghe del progresso o le esigenze, pur legittime, del “pubblico interesse”. Lo ha fatto anche nel realizzare l’ospedale a cavallo delle mura cinquecentesche, contro il parere lungimirante di Luigi Piccinato (che voleva collocarlo all’esterno delle mura) senza riuscire, per contro, fra incertezze e inadeguatezze culturali, a dare alla città una nuova forma compiuta.

E tuttavia, una sua forma, Padova, la conserva, grazie alle sue mura cinquecentesche che ne cingono quasi per intero il centro storico. Si tratta della più estesa cinta muraria rinascimentale sopravvissuta fino a oggi in Europa; la prima mai costruita a difesa di una grande città di pianura, eretta a seguito della guerra di Venezia contro la Lega di Cambrai. Un’opera per i tempi colossale, seppure imperfetta, e oggi in uno stato di conservazione non certo ideale ma degna di essere simbolo, non solo grafico, della città.

Negli ultimi anni la città e le sue istituzioni ne hanno finalmente preso coscienza, dando il via con le due ultime amministrazioni a un programma organico di recupero e valorizzazione che, partendo dal “Parco delle Mura e delle Acque”, operi un riordino urbanistico complessivo della città, con il recupero delle aree degradate, addossate alle mura, e di quanto resta della connessa rete fluviale.

Il progetto ha certamente molte problematicità, a partire dai tratti di cortina deturpati da abitazioni private ma anche da modesti edifici pubblici le cui funzioni potranno essere, nei giusti tempi ma avendo ben chiaro l’obiettivo, trasferite in altra sede. Questo vale anche per l’area ospedaliera, che occupa un buon tratto delle mura nonché il maestoso baluardo Cornaro di Michele Sanmicheli, il più grande bastione di Padova.

Il Comitato Mura avrebbe preferito che ospedale e policlinico venissero entrambi trasferiti, mantenendo nell’area funzioni sanitarie ridotte, ma ha comunque accettato la soluzione dei due poli, che vedrà un nuovo policlinico a Padova Est e ridurre nell’attuale sede il numero di letti e il volume complessivo.

Sono le premesse perché il progetto del Parco delle Mura possa ridisegnare l’area ospedaliera, cresciuta disordinatamente seguendo le pur legittime esigenze sanitarie, ma senza tener conto del contesto caratterizzato dalle mura. Potrà così essere riportato alla luce anche il canale San Massimo, una delle matrici storiche della città, con evidenti ricadute positive per la vivibilità e la bellezza dell’area.

La decisione dell’Azienda di costruire, a soli 26 metri dalla cinta muraria (distanza prescritta dal vincolo) e a 16 dal baluardo, un edificio alto 31 metri, con 72 di fronte e 25 di profondità, sconvolge ogni prospettiva di recupero dell’intera area. Sia le mura che il baluardo, ancorché liberato dagli edifici che lo occupano, sarebbero schiacciati dall’enorme edificio, che verrebbe peraltro affiancato da un altro delle medesime dimensioni previsto per completare, con la clinica ostetrica,” l’Ospedale della mamma e del bambino”.

Nessuno mette in discussione la necessità di trasferire la pediatria dalla sede attuale, fortemente degradata. Quello che non è chiaro è perché non si sia scelta un’area meno esposta, oltretutto già libera da edifici, come quella verso via Cornaro, dove si sarebbero potuti collocare i volumi necessari, sia a pediatria che a ostetricia, senza l’impatto devastante che avranno nel luogo prescelto.

La cosa singolare è che tutti i protagonisti della vicenda, contattati dal Comitato, ammettono che la scelta non è stata felice e che sì, effettivamente ci sono scelte alternative, ma ritengono impossibile fermare l’iter avviato. Ne nascerebbero giustificate proteste, da parte delle associazioni di genitori e di chi si occupa di patologie infantili, per gli inevitabili ritardi e l’accusa, a chi proponesse una pausa di riflessione, di voler sabotare l’intero processo per ragioni inconfessabili.

Ma se tutti prendessero atto dell’errore commesso, con onestà e senza calcoli politici, e scegliessero con reciproco rispetto e nel comune interesse una nuova collocazione che non condizioni negativamente il futuro dell’intera città, sarebbe possibile, a parere dei tecnici, ridurre il ritardo a poche settimane.

Non ne varrebbe la pena, non sarebbe doveroso e bello farlo, per una città che ha già subito tante ingiurie? E per i suoi cittadini, che si aspettano di vivere finalmente in una città sana, bella e vivibile? Non è questo che chi amministra una città (e una regione, e un paese) deve proporsi come obiettivo primario? Le brutture abbrutiscono. E nuocciono gravemente alla salute.

 

Sintesi della lettera aperta del Comitato Mura a cura di Lorenzo Cabrelle – redazione ecopolis

Per leggere il testo integrale clicca qui

One Response to “La nuova pediatria, il Parco delle Mura e il futuro della città”

  1. Bernini Cosetta ha detto:

    Se vi sono soluzioni alternative , uno Stato (Soprintendenze in primis, Ordini professionali….) che tuteli i propri beni culturali e paesaggistici, non ci dovrebbe pensare due volte. Ovvio, e comprensibile a chiunque che 26 mt dalle Mura storiche (patrimonio unico in Europa per estensione, come ricordato), per un edificio alto 30 e lungo 70 mt (fosse anche di una archistar), è una bruttura per Padova, che certamente non merita, candidata oltremodo a diventare sede di un secondo Sito UNESCO, da primato nel mondo.

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