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remaplast“Io sono legale” è il nome della nuova campagna promossa da Legambiente in collaborazione con Remaplast, azienda che produce bioplastica principalmente da Mater-bi (un derivato del mais) e che ha come protagonisti i sacchetti specificatamente biodegradabili e compostabili.

Sì, perché i due termini non sono sinonimi, anzi, dietro quella che può sembrare solo una sfumatura di significato possono celarsi illegalità e danni all’ambiente.

Ma quali sono le differenze tra i sacchetti e i loro diversi impatti?

Le più comuni buste in plastica sono derivate dal petrolio, non possono essere riciclate a causa degli additivi con cui vengono prodotte e sono classificate come degradabili, capaci cioè di sgretolarsi in piccoli pezzi a contatto con aria e luce solare. Questi pezzi diventano via via sempre più piccoli (microplastiche) e spesso confluiscono nel mare, uccidendo la fauna marina, entrando nella catena alimentare e arrivando così anche sulle nostre tavole.

L’aspetto chiave però è la differenza tra i sacchetti biodegradabili e compostabili, che possono essere entrambi dissolti grazie all’azione di microbi, calore e umidità, ma in tempi diversi.

Viene definito biodegradabile un prodotto che si decompone per il 90% entro 6 mesi e compostabile (trasformabile in compost, un concime naturale) un materiale, qual è quello della bioplastica, che non solo è biodegradabile ma viene anche decomposto in meno di 3 mesi. Essendo assimilabili alla frazione organica come tempi di degradazione, i sacchetti compostabili sono particolarmente indicati per la raccolta dell’umido e hanno un minor impatto sull’ambiente.

Attualmente, i cosiddetti “shoppers” possono essere commercializzati e distribuiti anche a titolo gratuito negli esercizi commerciali, purché rispettino le norme di attuazione della direttiva UE volta alla riduzione dell’utilizzo delle borse in plastica: in particolare, devono essere biodegradabili e compostabili sia i sacchetti usa e getta per la spesa (da agosto 2017) che i sacchetti per alimenti o prodotti igienici (da gennaio 2018).

Purtroppo in commercio vengono spesso immessi falsi sacchetti compostabili, che possono assomigliare anche moltissimo agli originali ma senza possederne qualità e requisiti. Per essere legali, infatti, devono essere conformi allo standard UNI EN 13432, codice sempre riportato sul sacchetto, talvolta assieme ad un simbolo che ne certifica la qualità o altre diciture quali Mater-bi, Ok Compost, Compostabile, ecc.

Cosa si può fare dunque per arginare illegalità e inquinamento? Possiamo prediligere un uso di borse riutilizzabili per la spesa, chiedere sacchetti compostabili (evitando quelli illegali e denunciando chi li distribuisce), smaltire le buste compostabili assieme alla frazione organica e comunque separatamente dalla plastica.

La campagna Io sono legale, al momento iniziata oltre che in Veneto anche in Campania, si articola in parallelo per quattro province della regione (Padova, Rovigo, Vicenza e Verona) attraverso momenti di sensibilizzazione per la cittadinanza e attività nelle scuole.

A Padova, a marzo si è svolto un incontro con i cittadini e i commercianti che al sabato usualmente affollano il mercato di Prato della Valle: distribuire volantini e sacchetti compostabili ha aiutato i nostri volontari a veicolare l’attenzione dei passanti, troppo spesso inconsapevoli, sui contenuti della campagna.

La prossima settimana, invece, quattro classi dell’Istituto scolastico Marco Polo di San Giorgio delle Pertiche, saranno coinvolte in un percorso didattico e un’uscita tecnica, così da poter fornire spunti e occasioni di lavoro in classe sulle diverse tematiche.

Al centro della campagna resta sempre la volontà di stimolare una sensibilità ed una coscienza ambientali che tutti ci auguriamo di veder nascere o crescere nei cittadini di oggi e di domani.

Elena Talarico – VSC Legambiente

 

One Response to ““Io sono legale”: se il sacchetto è biodegradabile e anche compostabile”

  1. Angiola Gui ha detto:

    Grazie per le spiegazioni…ma una cosa non mi è mai stata chiara per quel che riguarda la raccolta differenziata dell’umido nel comune di Padova dove sono cllocati i bidoni marroni per la stessa. La mia domanda è la seguente: è vero come ci fu detto all’inizio di questo tipo di raccolta che in quei bidoni l’umido può essere conferito in qualsiasi tipo di sacchetto e non è obbligatorio il sacchetto compostabile? So che in altre località se si realizza la raccolta dell’umido questa prevede l’obbligo di un sacchetto bio!
    Mi potete dare esaurienti delucidazioni al riguardo?
    Avrei altre domande ma preferisco farvene una alla volta per maggior chiarezza!
    Grazie per la cortese attenzione e per la futura risposta!
    Angiola Gui

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