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Corti_PonteLa provincia di Padova può vantare diversi festival del cinema e del cortometraggio, alcuni dei quali si sono fatti un nome a livello nazionale e internazionale grazie alla loro offerta di qualità: si va dal Detour Film Festival, dedicato al viaggio, all’Euganea Film Festival, kermesse itinerante che si muove all’interno della provincia dal 2002.

Ma tra questi eventi, quello che forse presenta l’offerta più interessante e originale, è Corti a Ponte.

Ciò che permette a questo festival di differenziarsi dagli altri è il target a cui sceglie di dare maggiore visibilità. Infatti, pur avendo una sezione “ortodossa” dedicata ai cortometraggi fatti da filmmakers adulti, il Corti a Ponte è principalmente un festival dedicato alle opere dei più giovani.

“Come spesso succede, le cose iniziano un po’ per caso” spiega Raffaella Traniello, direttrice artistica e co-fondatrice del festival. “La prima edizione era in realtà una semplice serata di cortometraggi organizzata dal Comune in collaborazione con la cooperativa Tre cose ai giovani. […] Christian Cinetto, regista padovano, a quel tempo aveva anche appena finito di realizzare un corto a Ponte S. Nicolò, quindi ci è sembrata un’occasione per poter restituire qualcosa al territorio. La serata ha avuto un successo strepitoso, […] quindi ci siamo detti: non può essere l’unica, bisogna trasformarlo in un festival!”.

La proiezione doveva servire a celebrare la chiusura di un progetto durato tre anni, ma in seguito alla sorprendente affluenza si decise di trasformarla in un appuntamento fisso. Il festival è rimasto, ma la qualità dell’offerta e l’organizzazione sono cresciuti, assieme all’importanza dell’evento all’interno della comunità. Per i primi tre anni il progetto è stato portato avanti grazie al Comune con l’aiuto di un comitato civico di volontari, oggi invece viene gestito dall’Associazione di Promozione Sociale Corti a Ponte.

Col tempo il festival si è anche aperto alle candidature internazionali, raccogliendo opere fatte dai più giovani che vengono da paesi di tutto il mondo (Argentina, Australia, Kenya e Moldavia solo per citarne alcuni).

Solo per l’edizione 2018, che si aprirà il 18 aprile, il festival ha già ricevuto più di 400 candidature, con opere che vengono da 10 province italiane e 33 paesi del mondo.

Le tematiche trattate dipendono in genere dalle fasce di età. Dai 3 ai 7 anni prevale l’animazione, sia su carta che attraverso la plastilina, con tecniche come lo stop-motion. In questa fase, ovviamente, i bambini fanno molto affidamento sull’aiuto degli adulti, ma questo non significa che le loro opere manchino di genuinità.

Con la fascia delle scuole medie cominciano invece a delinearsi tematiche più complesse, legate ad esempio al bullismo e alla scuola. Dai 14 ai 20 anni il maggior contributo viene dalle scuole di cinema e dai laboratori didattici. Molte opere trattano temi legati alla memoria e alla guerra, molti dei quali, secondo gli organizzatori, non sfigurerebbero in festival maggiori. Sicuramente il tratto comune più interessante che traspare è la diversità culturale, data dalla provenienza eterogenea delle opere.

La struttura del festival si è sicuramente evoluta negli anni, ma la sua stessa presenza ha contribuito anche ad educare il pubblico, il quale si è sempre mostrato recettivo all’iniziativa.

Quello che però non è cambiato è la missione degli organizzatori del festival, che rimane la stessa che li ha spinti a cominciare dieci anni fa: l’educazione all’arte cinematografica, il coinvolgimento di un pubblico diversificato e la possibilità di dare una piattaforma a quei giovani che desiderano esprimersi attraverso questa particolare forma d’arte.

Massimiliano Saltori – redazione ecopolis

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