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rifiutiIn queste settimane si sono aperti i termini per le osservazioni al nuovo Piano Regionale Veneto dei Rifiuti (qui). Legambiente Veneto ha elaborato una carta dei principi (scarica qui) che saranno i punti cardine delle proposte dell’associazione rispetto al nuovo Piano Regionale Rifiuti Urbani e Speciali. Secondo Legambiente si dovrebbe elaborare un nuovo Piano alla luce di alcune priorità dimenticate dalla Regione.

Innanzitutto è necessario puntare a raggiungere entro il 2018 il 75% di raccolta differenziata in ciascun Ambito Territoriale della Regione. Sempre entro il 2018 ridurre i RU di almeno il 10% in peso rispetto al 2010, attraverso politiche che vadano oltre la riduzione dovuta all’effetto della crisi economica. Bisogna poi perseguire l’autosufficienza a livello Regionale delle capacità di trattamento e smaltimento dei RU residui, degli scarti da selezione meccanica del rifiuto urbano e del combustibile derivato da rifiuti, attraverso l’ottimizzazione delle capacità impiantistiche esistenti e l’assegnazione di quote a ciascuna Provincia. Ogni ambito territoriale deve quindi fare dei passi verso riduzione, riuso, riciclo, ma anche verso lo smaltimento, evitando il più possibile di caricare le altre comunità del rifiuto non riciclabile che fa oggi o che farà domani. La previsione di quote Provinciali servirebbe poi all’applicazione di un’ecotassa progressiva, che penalizzi economicamente gli Ambiti con la maggiore produzione di RU indifferenziato da smaltire (con differenziazioni procedurali per le località turistiche) da girare a favore di politiche di riduzione.

Il trattamento meccanico biologico volto a ridurre il flusso di RU da smaltire in discarica o inceneritore deve avvenire a valle della Raccolta Differenziata con la massimizzazione dell’utilizzo delle attuali capacità impiantistiche e con un’efficienza di almeno il 20% di recupero di materia. Il TMB è utile solo se non viene utilizzato come mero espediente per cambiare codice ai rifiuti, trasformandoli da urbani a speciali, allo scopo di mandarli in giro per l’Italia e per l’ Europa. La capacità di termovalorizzazione deve essere proporzionata ad uno scenario che preveda una raccolta differenziata al 75% ed una riduzione del 10% dei rifiuti. Avendo quindi come obiettivo la diminuzione del ricorso all’incenerimento e la progressiva chiusura delle linee più obsolete, si deve prevedere il contingentamento della capacità di incenerimento di RU a livello Regionale, attraverso una moratoria decennale che fermi sia la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento, sia il rinnovamento delle linee di impianti esistenti ed operativi.

Legambiente chiede inoltre alla Regione di applicare il principio di precauzione per quanto riguarda la tutela della salute pubblica attraverso la revisione delle autorizzazioni di tutti gli impianti di incenerimento per RU e cementifici in modo da garantire limiti di emissioni massime pari ad almeno 1/10 dei limiti fissati dalla Normativa vigente. Si deve comunque evitare lo smaltimento e/o termovalorizzazione di rifiuti all’interno di aree protette o immediatamente a ridosso delle stesse.

Legambiente ha inoltre deciso a livello nazionale di aderire alla raccolta firme in favore della legge di iniziativa popolare su Rifiuti Zero (apri qui), ritenuta un utile stimolo al dibattito locale e nazionale sui rifiuti, anche se in alcune parti migliorabile nella fase di discussione parlamentare che dovrebbe cominciare dopo il raggiungimento del numero minimo di firme. Il sostegno a questa proposta di legge rappresenta in ogni caso un modo per alimentare temi cari a Legambiente, come massimizzazione del riciclaggio, uscita progressiva dal recupero energetico da incenerimento e fine del conferimento in discarica.

Per chi fosse interessato alla proposta regionale di Legambiente può scaricarla qui

sintesi a cura di Devis Casetta, Legambiente Padova

2 Responses to “Gestione dei rifiuti in Veneto: Legambiente propone”

  1. Flores Baccini scrive:

    Ho già espresso (con scarsi risultati) le mie perplessità sugli spazi lasciati aperti dal documento (secondo la linea di Legambiente nazionale) all’uso dei Combustibil Solidi Secondari nei cementifici , anche se si specifica “eccetto che nelle aree protette” (quindi in Veneto resta solo Pederobba?)
    Conoscendo usi e costumi dei cementieri (dei Colli Euganei), mi fido pochissimo per non dire niente del rispetto dei limiti. Se poi scriviamo che devono “garantire limiti di emissioni massime pari ad almeno 1/10 dei limiti fissati dalla Normativa vigente” che cosa vuol dire? che gli fissiamo un minimo di emissione?
    Flores Baccini_ Circolo Legambiente Este

    • Davide Gobbo scrive:

      Ringraziando gli amici del Circolo di Este per il commento, colgo l’ occasione per precisare alcune informazioni che non sono entrate nell’ articolo per esigenze di spazio. Secondo la posizione di Legambiente Veneto i combustibili solidi secondari (derivati da rifiuti) possono essere utilizzati nei cementifici a patto che questi ultimi siano sottoposti agli stessi limiti di emissione degli inceneritori, che servano a garantire il rispetto delle quote provinciali e che nel contesto territoriale in oggetto non sia già presente un termo-valorizzatore. Questa posizione è stata dettata dall’ esigenza di evitare la proliferazione di più “camini” nello stesso contesto territoriale. Inoltre i cementifici utilizzano combustibili estremamente inquinanti ed hanno limiti di emissione più alti dei termo-valorizzatori, quindi far loro utilizzare CSS e sottoporli a limiti di emissioni più stringenti può essere un miglioramento rispetto alla situazione precedente. La frase “garantire limiti di emissioni massime pari ad almeno 1/10 dei limiti fissati dalla Normativa vigente” può dare luogo ad incomprensioni, ma nella sostanza significa diminuire i limiti di emissione in modo da farli diventare di 1/10 (o meno) rispetto a quelli attuali, in coerenza con la “Strategia Comunitaria sulle diossine, i furani e PCB 2001/C322/02”.

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